19:18 05 Agosto 2020
Politica
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La Cina potrebbe introdurre controsanzioni ai danni delle società britanniche ed europee dopo la decisione di Londra di impedire l’acquisto di nuova strumentazione Huawei per il 5G a partire dal prossimo anno. La stampa cinese e occidentale scrive che potrebbero essere colpite grandi società come Jaguar Land Rover, BP e altre.

Si noti che per Pechino si tratta di una misura estrema da adottare nel caso in cui gli USA riescano a creare un’alleanza anticinese e l’Europa unisca le forze a discapito degli interessi delle società cinesi.

La settimana corsa è stata caratterizzata dall’ennesimo giro di vite delle relazioni sino-britanniche. Il governo di Boris Johnson ha deciso le sorti di Huawei nel Paese. Entro la fine del 2020 la Gran Bretagna dovrà cessare gli acquisti di nuova strumentazione Huawei destinata alla costruzione di reti 5G ed entro il 2027 gli operatori di rete dovranno escludere integralmente la componentistica Huawei dalle proprie reti 5G.

Questa decisione sembra in una certa misura un compromesso in quanto anzitutto concerne solamente le reti di ultima generazione, mentre l’infrastruttura esistente non viene interessata dalla decisione e, in secondo luogo, è compromissoria alla luce del fatto che una serie di parlamentari conservatori anticinesi aveva insistito sull’esclusione totale di Huawei dalle reti entro il 2023. Ad ogni modo, in Cina la decisione è stata recepita come ostile. Secondo Global Times, per la Gran Bretagna è una catastrofe rivolgersi alla Cina, ossia il suo principale partner commerciale, come a un nemico. A gettare benzina sul fuoco è stata poi la dichiarazione del ministro britannico degli Esteri Dominic Raab secondo cui Londra modificherà l’accordo di estradizione con Hong Kong. Il Ministero cinese degli Esteri ha condannato queste dichiarazioni aggiungendo che la Cina non consentirà alcuna ingerenza nei propri affari interni.

Ufficialmente Pechino si è limitata a promettere di adottare misure drastiche in risposta alle controsanzioni del governo britannico e ha dichiarato altresì che tutelerà gli interessi legittimi delle società cinesi senza tuttavia specificare precisamente quali misure saranno adottate. Tuttavia, una serie di media cinesi e occidentali, facendo riferimento a fonti e opinioni di esperti, ha avanzato l’ipotesi che la Cina potrebbe adottare misure simmetriche ai danni delle società britanniche. Ad esempio, Global Times scrive che Jaguar Land Rover, BP e HSBC in Cina potrebbero avere la stessa sorte di Huawei in Gran Bretagna.

Ad ogni modo la Cina non è incline a condurre una politica basata sulla logica dell’“occhio per occhio, dente per dente” la quale danneggerebbe gli interessi di entrambe le parti. Tuttavia, qualora la Cina non rispondesse alle misure adottate dalla Gran Bretagna, si dimostrerebbe debole agli occhi di alcuni Paesi e a risentirne sarebbero le relazioni bilaterali, sostiene Wang Yiwei, docente del programma Jean Monnet presso l’Università popolare cinese.

“La Cina non intende applicare la logica dell’occhio per occhio in quanto quest’ultima danneggerebbe tutte le parti coinvolte, Cina inclusa. Tuttavia, qualora la Cina non si dimostri sufficientemente decisa a contrastare questi attacchi, le misure adottate dalla Gran Bretagna diventeranno un precedente per altri Paesi che considerano la Cina debole e priva di polso. Al momento gli USA hanno costretto i partner dell’alleanza dei cinque occhi e altri partner europei che non sono in grado di condurre una politica indipendente in materia di sicurezza strategica a costruire un nuovo sistema internazionale. Qualora la Cina non si opponga, gli USA creeranno un sistema che esclude la Cina. E allora Pechino sarà costretta a cercare nuove vie. Questo potrebbe portare effettivamente allo scoppio di una nuova guerra fredda. Né la Cina né gli altri Paesi desiderano che si verifichi una situazione simile. Oggi la Cina considera Huawei come un indicatore (delle relazioni bilaterali). La Gran Bretagna e alcuni altri Paesi stanno conducendo una politica doppiogiochista nell’ambito della quale sostengono gli USA quando si parla di sicurezza e si rivolgono alla Cina per le questioni economiche. Emblematico in tal senso è il caso di Meng Wanzhou (dirigente di Huawei, trattenuta nel 2018 in Canada su richiesta degli USA). Questi Paesi dipendono dagli USA in materia di sicurezza strategica, non dispongono di sufficiente autonomia per condurre una politica propria e imporre le proprie decisioni. Stiamo vedendo come Germania e Francia non seguano pedissequamente il corso indicato dagli USA. Infatti, questi Paesi promuovono all’interno dell’UE gli ideali di autonomia strategica e sovranità tecnologica. Anche la Cina sta adottando questo approccio. Tuttavia, vi sono anche altri Paesi europei quali Svezia, Polonia e Repubblica Ceca che hanno conservato pregiudizi di natura ideologica. La stessa Italia di recente ha annunciato che metterà al bando Huawei. La situazione, insomma, non è affatto delle migliori”.

L’adempimento ad opera della Gran Bretagna delle richieste imposte dagli USA potrebbe danneggiare in primis la stessa Londra. La Cina, infatti, è il terzo maggior mercato dello smercio dei prodotti britannici dopo quelli statunitense ed europeo. Nel complesso per volume di commercio bilaterale la Cina è il quinto partner commerciale della Gran Bretagna. L’anno scorso il commercio bilaterale ha registrato un +17,6% superando i 101 miliardi di dollari. Alla fine del 2019 la Gran Bretagna era il principale destinatario degli investimenti cinesi diretti in Europa (tra il 2000 e il 2019 il volume totale di investimenti ha superato i 50 miliardi di dollari). Ma oggi a fronte del peggioramento dei rapporti bilaterali, l’imprenditoria cinese potrebbe investire controvoglia in un mercato che presenta rischi di natura politica.

Dall’altro lato, però, la storia dimostra come gli USA siano il principale alleato politico e il garante della sicurezza per molti Paesi occidentali. Questo status permette agli USA di esercitare importanti leve di influenza. Ad esempio, contro Huawei già a inizio anno la maggior parte dei Paesi europei si era rifiutata di adottare misure drastiche. A gennaio l’UE ha pubblicato una serie di provvedimenti di natura strategica e tecnica volti a minimizzare eventuali rischi per gli Stati membri coinvolti nella costruzione di reti 5G. Il compendio di misure non indicava tuttavia alcuna società nel concreto. Ad ogni Stato membro si lasciava autonomia nell’elaborazione della politica concreta volta alla costruzione e al mantenimento delle reti di quinta generazione. Ora però sempre più Paesi stanno cedendo alle richieste degli USA.

Tuttavia, poiché le catene di fornitura sono globalizzate, ovvero ad esempio quando a Wuhan vige il regime di quarantena, per poco non si interrompono le forniture di iPhone e altre merci di produttori americani ed europei, è di fatto improbabile che si possa rinunciare completamente a collaborare con la Cina. Gli USA sempre più spesso sfruttano le proprie tecnologie come un’arma dimenticando quasi che gran parte delle esportazioni cinesi è di fatto rappresentata da semilavorati dei quali sarebbe difficile fare a meno anche nel caso in cui le linee produttive di merci finite fossero rilocalizzate negli USA, in UE o in altri Paesi. E la tesi relativa alla minaccia della sicurezza nazionale mossa contro i prodotti made in China appare del tutto infondata. Dopotutto, lo stesso iPhone, come recita la scritta sul retro dell’oggetto, è solo designed in California.

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