19:20 05 Agosto 2020
Politica
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I problemi di Juan Carlos gettano ombra sull’intera struttura monarchica spagnola.

Autore: Sergio Hernández-Ranera Sánchez

La monarchia spagnola sta affrontando la più profonda crisi istituzionale da quando venne ripristinata nel 1975. Le rivelazioni in merito a presunte attività illecite poste in essere da Juan Carlos I hanno minato in maniera significativa il prestigio di questa istituzione. Tuttavia, il re si trova al vertice di un sistema che si desidera salvaguardare ad ogni costo in quanto è fondamentale per l’establishment del Paese.

Le rivelazioni scandalose che riguardano la casa reale spagnola e la divulgazione continua di dati compromettenti circa l’operato di Juan Carlos I stanno ponendo negli ultimi tempi l’istituto monarchico iberico in una situazione sempre più difficile.

Non sono altro che la ciliegina sulla torta i dubbi in merito alle attività finanziarie di Juan Carlos de Borbón il quale avrebbe percepito delle tangenti per la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità in Arabia Saudita, secondo quanto emerso dalle scioccanti rivelazioni della sua amica Corinna Larsen. I fatti hanno preso inizio nel 2006 con le prime testimonianze del caso Nóos e di suo cognato Iñaki Urdangarín e sono continuati nell’aprile del 2012 quando Juan Carlos fu implicato in uno spiacevole incidente durante la caccia di elefanti in Botswana. Il tutto sullo sfondo di una grave crisi economica.

Successivamente, nel giugno del 2014 Juan Carlos I decise di abdicare a favore del figlio Felipe il quale a partire da quel momento divenne il capo di Stato. Ma questo cambiamento al potere non pose fine alla crisi istituzionale e non riuscì a contenere il peggioramento dell’immagine della monarchia. Negli ultimi tempi si registra un flusso incontrollato di informazioni preoccupanti, in particolare provenienti dall’estero, in merito alla illiceità del comportamento dell’ex monarca.

Mentre la prima ondata di crisi della dinastia nel XXI secolo si verificò nei peggiori anni di depressione economica a livello globale la quale prese inizio nel 2008, la seconda ondata si sta verificando al culmine di una gravissima crisi sanitaria che ne ha generata un’altra di natura economica.

Mentre prima la casa reale spagnola poteva contare sul silenzio dei media iberici, adesso la maggior parte di questi non ha più alcun dubbio sulla possibilità di collocare in prima pagina notizie concernenti la famiglia Borbone.

Crisi dei Borbone o crisi di un sistema?

Oggi il sistema giudiziario spagnolo sta determinando se sia possibile accusare Juan Carlos I per evasione fiscale in esito alla ripartizione di fondi mediante presunti bonifici illeciti su conti segreti.

Il problema è sorto poiché, ai sensi dell’articolo 56.3 della Costituzione di Spagna, la figura del monarca “è inviolabile e non è soggetta a responsabilità”. Di conseguenza, il capo di Stato spagnolo gode dell’immunità anche qualora non agisca nel rispetto della stessa legge che gli conferisce l’immunità.

E in tal senso sorge spontanea una domanda: com’è possibile che al vertice del sistema politico spagnolo vi sia una figura che non è responsabile del suo operato dinanzi alla legge? Qual è il vantaggio di una monarchia se quest’ultima è pervasa dalla corruzione?

Secondo il politologo Jorge Verstrynge il vantaggio sarebbe che la monarchia “è la chiave del sistema”. L’ex docente di scienze politiche presso la Complutense di Madrid sostiene che proprio per questa ragione in Spagna non vi sono monarchici “convinti”. “Si tratta di più convenienza che di convinzione”, spiega. “La monarchia fa in modo che i banchieri continuino a percepire uno stipendio, che l’esercito stia al suo posto e che si conservino tali i rapporti di forza esistenti”.

Il politologo Víctor Prieto, a sua volta, sostiene che il concetto di “sostenibilità della democrazia” sia fondamentale per comprendere la legittimità del sistema spagnolo basato sul “principio dell’ereditarietà”. Come emerso nell’intervista rilasciata da Prieto a Sputnik, questa sostenibilità “è dipesa dal carisma personale di Juan Carlos I, un carisma costruito sullo sfondo di una storia che mostrava invece esito positivo nel conseguimento della democrazia”.

Secondo l’esperto, “Juan Carlos dovette meritarsi il trono da solo”. Prieto sottolinea anche che il destino del trono “è strettamente legato alla conservazione dello status quo bipartitico”.

“Questo rapporto di potere ereditato dal sistema franchista è stato in parte adeguato e in parte no”, sostiene Jorge Verstrynge il quale sottolinea che gli organismi giudiziari e di polizia invece “non hanno subito adeguamenti”. “Anche il sistema giudiziario ad oggi non è stato rinnovato”, sostiene.

Verstrynge non crede che l’attuale crisi borbonica possa essere risolta mediante una revisione della Costituzione in quanto questo metterebbe in discussione altri rami del potere.

“In un momento in cui si comincia a prendere di mira l’istituzione monarchica anche le altre declinazioni del potere sono sotto attacco. Ma queste tensioni sono facilmente soggette a esagerazione perché quando cadrà la monarchia le autorità statali si preoccuperanno di trovare subito una sostituzione non sotto forma di nuovo re, ma mediante il ricorso a un sistema presidenziale o parlamentare, non ha importanza quale dei due. Tuttavia, il franchismo ci ha lasciato una eredità scomoda, la paura”.

Un pilastro che si indebolisce

Nel corso dei decenni i media spagnoli non hanno mai riportato notizie negative riguardo la famiglia reale. Facevano finta di non vedere, non sentire, non parlare.

Questo è ciò che successe quando Manuel Prado y Colón de Carvajal, amministratore personale del re Juan Carlos per circa vent’anni, ebbe problemi con la legge. I media non toccarono la figura del monarca. L’omertà che si osservava in Spagna da ormai trent’anni ha smesso di esistere anche se la monarchia continua a godere di un trattamento di favore da parte di quasi tutti i canali televisivi e la stampa.

Verstrynge sostiene che la ragione per cui i media non tacciano più è che “il segreto di Pulcinella è così grande che non è più possibile nasconderlo”. Ad ogni modo, il politologo ritiene che i media facciano tutto il possibile per non intaccare la figura di Felipe VI.

Futuro della monarchia

“Esiste una chiara simmetria tra la rigidità di una riforma costituzionale e il ruolo della Corona come vertice del sistema giuridico-politico spagnolo”, sostiene Prieto. “Tra l’altro”, continua Prieto, “ciò è legato al fatto che gli elettori collegano la stabilità politica del Paese alla sua forma di governo, ossia la monarchia parlamentare”.

A suo avviso, questa situazione ha fatto sì che “per molti anni la monarchia rimanesse ai margini del confronto politico, poiché assurta ad arbitro e sommo simbolo sui generis di interessi privati e conflitti sociali”.

Prieto avverte che, per sopravvivere, il sistema necessita di un nuovo impulso: “A mio avviso, la monarchia spagnola, nonostante le apparenze degli ultimi decenni, non dispone della legittimità politica, storica e culturale necessaria per credere che solo il principio di ereditarietà possa garantire la sua sostenibilità in futuro”.

L’inviolabilità del monarca

Il sistema giudiziario spagnolo al momento sta tentando di determinare se i fatti dei quali è accusato Juan Carlos I si siano verificati dopo la sua abdicazione, ossia una volta estinto il suo diritto all’inviolabilità dinanzi alla legge. Tuttavia, giuristi diversi interpretano la questione in modo diverso in quanto vi è un certo grado di incertezza e in ogni caso l’ex monarca gode di particolari privilegi.

Dall’altro lato, anche se l’inviolabilità concessagli dalla Costituzione lo rendeva immune rispetto al proprio operato, la sua reputazione ne ha comunque risentito.

“Il re ha diritto a prelevare qualsivoglia somma dalle banche, dai propri conti. Ma quando l’ha fatto, in Spagna sono sempre scoppiate gravi crisi”, spiega Verstrynge, parlando dei negoziati avviati nel 2014 per l’organizzazione dell’abdicazione di Juan Carlos e per la concessione dell’immunità allo stesso.

“In realtà”, spiega Prieto, “l’inviolabilità costituzionale del monarca si è tramutata in una sorta di impunità che ha consentito al monarca di evitare sempre le proprie responsabilità dinanzi alla legge. Finché le cose andavano bene, gli era concesso tutto”.

“In tal senso non è casuale che la perdita di reputazione di Juan Carlos I come padre della democrazia si sia verificata contestualmente alla distruzione del sistema partitico. Infatti, si ricordi che la figura del monarca ha costituito parte integrante di quel consenso politico che a partire dalla crisi del 2008 è stato fortemente minato”, chiude.
Il vero valore della monarchia

Il sistema monarchico spagnolo rappresenta in un certo senso un establishment, pertanto i comparti politico, imprenditoriale e bancario di malavoglia ne mettono in discussione la legittimità, sebbene tale sistema negli ultimi anni sia stato coinvolto in gravi scandali.

“La monarchia in Spagna non è solo una forma di governo”, sostiene Prieto, “ma è innanzitutto un metodo di ripartizione dei poteri”. Pertanto, a suo avviso, cambiare forma di governo potrebbe significare “estendere la componente democratica in ottica di sovranità popolare e di reale suddivisione dei poteri”. “Alcuni potrebbero giustamente dire che anche la repubblica presenta allo stesso modo componenti oligarchiche e corrotte e che la diseguaglianza non è estranea a forme di governo nelle quali il capo di Stato è scelto mediante elezione”. Prieto spiega inoltre: “Tuttavia, sono del parere che sia necessario pensare a un ipotetico referendum in merito alla eventuale conservazione futura del regime monarchico come punto di partenza e non di arrivo al fine di promuovere il processo democratico. In altre parole, questa è la condicio sine qua non di un vero processo costituzionale in Spagna”.

D’altro canto, gli sforzi profusi dall’establishment spagnolo per rafforzare la monarchia sono probabilmente legati al fatto che quest’ultima venga percepita come un rivestimento protettivo dall’eventuale divulgazione di segreti di Stato i quali metterebbero in crisi la versione ufficiale della Transizione democratica spagnola. Tuttavia, Jorge Verstrynge, il quale fu segretario generale di Alianza Popular tra il 1979 e il 1986, ritiene che la questione non sia questa. “I segreti verranno fuori in ogni caso”, sostiene. “Siamo tutti a conoscenza del coinvolgimento del re Juan Carlos nel tentativo di colpo di Stato del 23 febbraio 1981. Io, all’epoca un giovanotto da poco nominato segretario generale, sapevo bene dell’imminente colpo di Stato”.

Carpe diem?

La crisi del rapporto di fiducia con il sistema monarchico spagnolo si è verificata durante due gravissime circostanze impreviste: la crisi economica iniziata nel 2008 e l’attuale crisi economica scatenata dall’emergenza sanitaria del coronavirus.

Questo contesto potrebbe essere sfruttato da forze che altrimenti non riuscirebbero a promuovere in maniera efficace le proprie visioni alternative di organizzazione statale. Un esempio lampante è il partito politico Unidas Podemos (UP), alleato del governo del socialista Pedro Sánchez. “Ma bisogna comprendere che queste informazioni circolano sui media britannici e che è la procura svizzera ad avviare un procedimento giudiziario”, ricorda il politologo Prieto il quale riconosce anche che “il crollo di alcune convinzioni fondamentali del periodo di Transizione e la comparsa di nuove forze politiche” hanno permesso di mettere in discussione il sistema monarchico spagnolo.

A suo avviso, i cosiddetti “affari reali” “per molti anni hanno fatto parlare di sé nei circoli politici e giornalistici”. “L’unica differenza”, spiega, “è che gli errori di Juan Carlos oggi coincidono con crisi economiche straordinarie che hanno reso i cittadini più esigenti”.

“La sostenibilità del regno di Felipe VI richiede che si riconfermi la legittimità della monarchia stessa, il che ad oggi è impossibile”, spiega.

Prieto osserva che l’incidente in Botswana è stato marcato dalla “perdita di quel sentimento che nacque in seguito al suo discorso trionfale in occasione del periodo di Transizione”. A suo avviso, “le novità delle ultime settimane non fanno che corroborare la credenza secondo cui il re, come nella fiaba di Andersen, è nudo. Chiaramente Unidas Podemos sta trovando in questo contesto terreno fertile per differenziarsi dalle posizioni del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) il quale sulla questione la pensa come il Partito popolare (PP)”.

Un sistema destinato a morire?

Nel 2014 Felipe VI ha ricevuto dal padre un Paese con molti problemi e ha incontrato difficoltà nell’ereditare ciò che Prieto definisce “legittimità di risultati” di suo padre quando questi riuscì ad “assimilare la democrazia nel 1978 e a rafforzare così le proprie posizioni in qualità di monarca”.

“Questo potrebbe rivelarsi un ostacolo insormontabile per Felipe VI in quanto minerebbe il principio dinastico”, spiega. “Confrontato con l’impossibilità di appellarsi a tale principio, Felipe VI sarebbe politicamente disorientato, cercherebbe un qualche elemento in grado di rafforzare il proprio potere, come quando dopo il referendum sull’indipendenza della Catalogna del primo ottobre 2017 tentò di presentarsi come garante supremo dell’unità della Spagna senza però grande successo”.

“Il problema della monarchia è che il colpo inferto al suo prestigio è stato così forte da non potervi porre rimedio”, sostiene Verstrynge. “Possiamo trovare punt in comune con la teoria del funzionalismo: non bisogna cambiare nulla perché ogni elemento ha la propria funzione. E la funzione che rivestiva la monarchia era quella di rendere possibile la transizione al sistema democratico senza le insurrezioni di un esercito che ha dimostrato cieca lealtà al leader. Ma ora non c’è più un leader. Pertanto qual è il vantaggio della monarchia, da cosa ci avrebbe difeso, dal coronavirus?”, chiede.

La forza della monarchia

D’altro canto possiamo rilevare che gli scandali che hanno interessato ultimamente la famiglia reale non incidono eccessivamente sulla stabilità di questa struttura politica che anche in questo caso gode di un ampio sostegno che le garantisce la sopravvivenza nonostante il Centro di ricerche sociologiche non si sia posto questa domanda ormai da tempo. A tal proposito Verstrynge ha deciso di condividere con noi un aneddoto interessante.

“Quando Ronald Reagan venne a Madrid [nel 1985], dovetti presenziare alla serata di gala organizzata in suo onore. Reagan mi si avvicinò e mi disse: Lei è il segretario generale del partito di destra? Vorrei parlarle. L’Unione sovietica è l’impero del male e dobbiamo combatterla con tutte le nostre forze. Infatti, intende resistere mille anni e mille anni resisterà. Ma poi avete visto quanto ha resistito l’URSS”.

“Dunque vi sono cose che sembrano immutabili, che pare non si possano toccare, ma un giorno, puf, crollano”, spiega Verstrynge.

A suo avviso il problema della monarchia spagnola è il fatto che proprio la sua struttura politica “consente di fare ciò che ha fatto Juan Carlos I”. In tal modo, Felipe VI non può non sapere di un determinato comportamento che deriva dalla natura stessa del sistema che lo ha posto a capo dello Stato. “Volevamo mettere in carcere suo figlio che è candido come la neve”, dice riferendosi all’abdicazione di Juan Carlos del 2014. “Ma come può essere candido come la neve se ha deciso anch’egli di godere dell’immunità?”. Vuol dire, in parole povere, che Felipe VI sapeva benissimo cosa stesse accadendo.

“La monarchia, come struttura politica, è morta nei cuori degli spagnoli. Quanto a Juan Carlos, egli è intoccabile ed è stato proprio il sistema monarchico a rendere questo possibile”, chiude.

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