20:15 13 Agosto 2020
Politica
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La Lega ha preso posizione rispetto a delle presunte minacce dell'ambasciata cinese in Italia che hanno fatto seguito al flash mob di solidarietà ai cittadini di Hong Kong.

Nella giornata di ieri la Lega ha tenuto un flash mob di fronte all'Ambasciata cinese in Italia per manifestare la propria solidarietà nei confronti dei cittadini di Hong Kong e contro la nuova legge sulla sicurezza approvata dal governo cinese.

Il leader del Carroccio, intervenendo a Radio Radicale, ha fatto sapere che in seguito all'iniziativa la Lega avrebbe ricevuto delle minacce, ma ha detto di non essere spaventato dall'atteggiamento della diplomazia cinese:

"Ieri abbiamo manifestato davanti l'Ambasciata cinese e oggi l'Ambasciata ha reagito con delle minacce, non mi mette paura qualche diplomatico".

A Salvini si è quindi aggiunto il responsabile del dipartimento Esteri leghista, Giancarlo Giorgietti, che ha espresso forte critica nei confronti dell'ambasciata di Pechino:

"L’ambasciata cinese non si azzardi a paragonare la Cina all’Italia. A Pechino non esistono partiti alternativi a quello comunista, l’opposizione è imbavagliata, a Hong Kong vengono arrestati perfino i ragazzini con inaudita violenza", hanno riferito.

I due funzionari della Lega si sono quindi espressi contro il riferimento dell'ambasciata cinese ai Decreti sicurezza, senza risparmiare delle critiche a tutto il sistema politico del colosso asiatico e al contempo al governo italiano per non aver preso una posizione ferma nei confronti della situazione ad Hong Kong:

"L’ambasciata fa addirittura riferimento ai Decreti sicurezza, pur senza citarli espressamente: ricordiamo che in Italia le leggi sono approvate da un Parlamento democraticamente eletto e non ratificate dall’Assemblea nazionale del popolo piegata al Partito comunista. Più grave e vergognoso del comunicato del portavoce dell’ambasciata cinese in Italia c’è solo il silenzio del nostro governo sui fatti di Hong Kong", hanno concluso.

L'approvazione della legge sulla sicurezza

Nella giornata di martedì il parlamento cinese ha approvato la legislazione sulla sicurezza nazionale per Hong Kong che mira a contrastare sovversione, terrorismo, separatismo e collusione con forze straniere.

La legislazione spinge Pechino ulteriormente lungo un percorso di collisione con Stati Uniti, Gran Bretagna e altri governi occidentali, i quali sostengono questa possa erodere l'elevato grado di autonomia che la città possiede dal passaggio di consegne che avvenne il 1° luglio 1997.

Gli Stati Uniti hanno iniziato a ritirare lo status speciale di Hong Kong secondo la legge USA lunedì, interrompendo le esportazioni della difesa e limitando l'accesso del territorio a prodotti ad alta tecnologia.

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