04:48 09 Luglio 2020
Politica
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Il Partito Democratico e il Movimento 5 stelle sono al braccio di ferro finale sul Mes. Il M5s compatto risponde di no, ma al suo interno è in seria difficoltà. Il governo cadrà sul Mes?

“No alla danza immobile delle parole. Oggi possiamo avere le risorse per fare quei grandi investimenti che ci permetteranno di migliorare la qualità di assistenza e cura. Ecco 10 ragioni concrete per dire sì ai soldi europei senza condizionalità da investire per il sistema sanitario italiano.”

Queste parole pronunciate ieri dal segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti hanno portato sul ring il PD e il M5s, insieme alla guida del governo ma opposti sulle idee da mettere in campo per la ripartenza dell’Italia.

Il braccio di ferro sul Meccanismo europeo di stabilità e la linea di credito senza condizionalità da usare per le spese sanitarie è incominciato.

Zingaretti chiede con una energia che non aveva mai dimostrato prima, e forse stimolata dalla richiesta del sindaco di Bergamo che ne aveva chiesto la sostituzione alla guida del partito, di dire sì al Mes e ai circa 35 miliardi di euro che l’Italia potrebbe chiedere per il suo sistema sanitario.

La risposta del M5s compatto è stata netta: No!

Esecutivo in difficoltà, il M5s è teso

Secondo quanto riportato dall’Ansa, all’interno del Movimento 5 stelle le divisioni sono sempre più evidenti e c’è chi sbotta: “Così non si può andare avanti”.

Le tensioni interne al M5s si riflettono quindi sull’azione di governo che vive un momento di incertezza e di incapacità di dare slancio alle iniziative che servono per “far ripartire il motore del Paese con più slancio”, come Conte disse durante le varie conferenze stampa che hanno scandito i momenti drammatici del confinamento in casa degli italiani.

Il M5s questa sera si riunirà per fare il punto della situazione e si parlerà probabilmente anche di MES.

Domani sarà Conte a riunire la maggioranza in un vertice per parlare di Recovery plan italiano e mettere al centro i temi economici.

Tuttavia è nelle aule del Parlamento che rischia di consumarsi la fine del Conte bis. In particolare i numeri al Senato sono sempre più risicati per il continuo passaggio di grillini alla Lega. Salvini ieri ha detto che lui non sta conducendo nessuna campagna acquisti di senatori.

Se i numeri dovessero essere risicati per la maggioranza e in particolare per il M5s, l’estate del Governo italiano potrebbe essere ben più rovente di quella del 2019 che portò alla fine del Patto di governo gialloverde.

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Tags:
Nicola Zingaretti, M5S, partito Democratico
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