16:29 01 Giugno 2020
Politica
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Fino a 300 mila migranti potranno essere regolarizzati, procedure semplificate per l'accesso alle risorse e sanzioni più gravi per gli imprenditori che ricorrono al caporalato.

"Non è un “condono” ma una procedura di emersione e di regolarizzazione che, al pari di quanto fatto da altri governi, accende un faro sui rapporti di lavoro e sugli immigrati irregolari". A parlare è il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, in un'intervista al Corriere della Sera, rilasciata all'indomani della presentazione del Decreto Rilancio che prevede, tra le altre cose, la regolarizzazione dei migranti che lavoreranno nei campi o come colf e badanti. 

L'accordo è stato raggiunto, spiega il ministro, con un lavoro coordinato tra i ministeri di Lavoro, Politiche Agricole e Rapporti con le Regioni, grazie a un lungo lavoro di sintesi tra tutte le proposte avanzate durante il confronto. "Come tecnico che ha l’onore di ricoprire la carica di ministro dell’Interno, penso di aver saputo contribuire a tradurre in norma condivisa le istanze manifestate da tutte le componenti", chiarisce il ministro degli Interni. 

Con il provvedimento il numero di richieste di emersione "potrebbe collocarsi a metà strada tra la regolarizzazione del governo Berlusconi, circa 300 mila domande, e quella del governo Monti, circa 100 mila", spiega la Lamorgese.

Non si tratta di un colpo di spugna sull'immigrazione clandestina. La procedura di emersione non riguarda "indistintamente tutti i datori di lavoro e tutti i lavoratori", sottolinea il ministro. "Sono previste accurate verifiche, prima dell’accoglimento della domanda, su condanne e procedimenti penali pendenti", specifica. 

C'è un "doppio filtro" che limita lo scudo penale per datori di lavoro e lavoratori che si autodenunciano. Per prima cosa "la sospensione dei procedimenti penali per il datore di lavoro è esclusa, senza eccezione alcuna, per i reati più gravi, come quelli di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, di tratta finalizzata alla prostituzione e allo sfruttamento dei minori, di riduzione o mantenimento in schiavitù, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro" sottolinea il ministro. 

Per quanto riguarda il lavoratore, non potranno essere accettate le richieste di chi ha ricevuto un provvedimento di espulsione o ha subito una condanna per reati contro la  libertà personale, droga e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Inoltre, per scoraggiare il caporalato è stato previsto un aggravamento delle sanzioni per intermediazione illecita.

"Ora rischia di più chi ricorre al caporalato per assumere chi, magari, ha ottenuto proprio ora un permesso di soggiorno provvisorio grazie a questa procedura di regolarizzazione ed emersione", prosegue il ministro. 
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Il ministro dell`Interno, decreto, Italia
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