09:26 27 Maggio 2020
Politica
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Il ministro della Giustizia interviene in sede ufficiale, rispondendo alle dichiarazioni del magistrato Nino Di Matteo, secondo il quale la nomina di Basentini al DAP nel 2018 avvenne in seguito alle proteste dei capiclan in carcere.

Nel giugno del 2018 non vi fu "alcuna interferenza diretta o indiretta" nella nomina del capo  Dipartimento dell' Amministrazione Penitenziaria. Lo ha dichiarato il ministro Bonafede, interpellato durante il question time alla Camera, ringraziando gli interroganti per la possibilità di porre fine "al dibattito surreale di questi giorni".  

Riguardo al rifiuto dell'incarico al dott. Nino Di Matteo, il ministro spiega che "nelle normali interlocuzioni riguardo la formazione della squadra avevo intenzione di coinvolgerlo conoscendo il suo profilo professionale e la sua carriera come magistrato antimafia. Per questo pensai a due ruoli per lui: o il vertice dell'amministrazione penitenziaria o a un ruolo che fosse equivalente alla posizione che fu a suo tempo di Giovanni Falcone, a seguito di riorganizzazione". 

Alla fine, spiega il Guardiasigilli, la seconda opzione prevalse perché avrebbe permesso al magistrato di lavorare in via Arenula, al suo fianco. "Un messaggio chiaro e inequivocabile per tutte le mafie", specifica.

Non ci furono altre ragioni o pressioni e Bonafede definisce come "del tutto campata in aria" ogni altra ipotesi o "illazione", in quanto le dichiarazioni dei boss relativamente alla possibile nomina di Di Matteo a capo dell'Amministrazione Penitenziaria, erano già note da prima dell'incontro tra il ministro e il magistrato, ribadisce. 

Infine, ricordando una "linea di azione è stata improntata alla lotta alla mafia", il Guardiasigilli ha annunciato un decreto di legge, adesso in cantiere, per permettere ai giudici "alla luce del nuovo quadro sanitario, di rivalutare l'attuale persistenza dei presupposti di scarcerazione di detenuti in alta sicurezza e dei detenuti al 41 bis". 

Era stata proprio la scarcerazione nei giorni scorsi di diversi boss e esponenti della malavita organizzata, alcuni di loro condannati al carcere duro, come Francesco Bonura o Pasquale Zagaria, mandati ai domiciliari per l'emergenza sanitaria da Covid, a sollevare la polemica che ha poi costretto l'ex vertice del DAP, Francesco Basentini, a rassegnare le proprie dimissioni.

Domenica scorsa, l'ex pm Nino Di Matteo, oggi in CSM, era intervenuto a Non è l'Arena, in collegamento telefonico con il giornalista Massimo Giletti, con una dichiarazione shock, in cui rivelava di aver ricevuto la proposta dell'incarico ai vertici del DAP dal ministro, poi revocata e data a Basentini. 

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Mafia, Alfonso Bonafede, Italia
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