01:59 13 Luglio 2020
Politica
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Matteo Renzi, in un'intervista a Il Sole 24 Ore ha detto la sua sulla riapertura delle fabbriche e sull'ipotesi del contributo di solidarietà.

Far ripartire le attività produttive e l'economia in piena sicurezza. Sono queste le parole d'ordine di Matteo Renzi che, in un'intervista a Il Sole 24 Ore ha ribadito la propria posizione sul lockdown.

"Bisogna riaprire subito. Con tutti i dispositivi di sicurezza, ma subito. Ho l’impressione che in troppi non si rendano conto del disastro economico e occupazionale che rischiamo. Discutiamo di rincorrere i runner o di quante volte una famiglia porta fuori il cane: nel frattempo, però, sta saltando il sistema produttivo. E quello italiano rischia più degli altri", sono state le parole del leader di Italia Viva a meno di 24 ore dall'ufficialità della proroga della quarantena fino al 3 maggio da parte del Governo.

L'ex premier, che già nelle scorse settimane si era detto favorevole alla riapertura, si è detto favorevole alle misure che permettono a librerie e cartolerie di tornare al lavoro, domandandosi però quando lo stesso avverrà con le fabbriche:

"Quando penso alla ripartenza, penso alle fabbriche non alle cartolerie. Perché Pasini può produrre acciaio in Germania e non in Italia? Perché la Fila può preparare matite in Francia e non in Italia? Perché la Saxa Gres di Borgomeo e migliaia di piccole e medie imprese perdono quote di mercato perché i competitor europei sono aperti e noi no? Gli europei, non i coreani. Bisogna riaprire. Ci sono oltre cento morti tra i medici: le fabbriche ben gestite sono più sicure degli ospedali e delle case di riposo".

Sul contributo di solidarietà

L'ex sindaco di Firenze ha poi voluto dire la propria sul cosiddetto contributo di solidarietà proposto dall'esecutivo, definendola "un autogol da parte del PD":

"Chiedere un contributo a chi guadagna più di 3.000 euro netti al mese significa colpire come prima categoria i medici. Se ci pensate, è incredibile: la mattina li chiamano eroi, la sera provano a spennarli. La proposta del Pd è un autogol pazzesco: non è una tassa sui ricchi, è una tassa sui medici. Quando l’ho letta mi sono ricordato perché abbiamo diviso le nostre strade: potremo anche restare al 5% ma noi non siamo e non saremo mai il partito delle tasse".

 

 

 

 

 




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