20:51 06 Aprile 2020
Politica
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Il presidente russo Vladimir Putin aveva avviato il processo per introdurre emendamenti alla Costituzione durante il suo discorso al parlamento a gennaio, suggerendo, tra l'altro, di eliminare la clausola che consente ad un cittadino di candidarsi alla presidenza anche dopo due mandati.

Il senatore russo e presidente della commissione di affari costituzionali del Consiglio della Federazione Andrey Klishas ​​ha criticato duramente l'articolo del Washington Post relativo alle modifiche in cantiere sulla Costituzione russa: non è piaciuto che sono state estrapolate alcune sue frasi fuori dal suo contesto per scrivere un pezzo provocatorio.

"Ho rilasciato un'intervista approfondita, sperando che venisse utilizzata interamente e che i giornalisti occidentali potessero ottenere spiegazioni esaustive sul lavoro del gruppo di lavoro per la riforma costituzionale", ha affermato Klishas.

Cosa è stato lasciato fuori dal testo dell'articolo

L'articolo del Washington Post, pubblicato il 23 febbraio, ha posto una forte enfasi sulle idee "folli", che sarebbero avanzate durante le discussioni pubbliche sugli emendamenti costituzionali, come dichiarato dal presidente Vladimir Putin, il "leader supremo" della Russia.

Il giornale è arrivato ​​al punto di affermare che l'intera iniziativa per cambiare la Costituzione è stata ordinata da Putin "come parte di un presunto piano per mantenere la presa sul potere" dopo la fine del suo mandato nel 2024 ed ha ipotizzato che potrebbe perseguire questo obiettivo prendendo il comando del Consiglio di Stato, che può ricevere nuovi poteri se verranno approvate le riforme.

È interessante notare che il Washington Post ha analizzato questo argomento in un'intervista a Klishas, ​​che ha fornito ampie risposte alle loro preoccupazioni, che, purtroppo, non sono svanite nello stesso articolo.

"Vediamo chiaramente, a giudicare dagli emendamenti, che lo stesso presidente ha ipotizzato che Putin non potrà candidarsi alla presidenza. Teoricamente può ricoprire qualsiasi incarico tranne quello di capo di Stato. Putin stesso ha suggerito di eliminare" la clausola dei due mandati di fila, che gli impedisce la rielezione anche dopo la pausa per conservare l'incarico. Credo che tutte le speculazioni di politologi e giornalisti sul futuro di Putin siano scarsamente comprovate", ha detto Klishas nella sua intervista originale con il giornale americano.

Il senatore ha inoltre confutato le teorie sul fatto che il Consiglio di Stato diventi il nuovo "centro di potere" in concorrenza con la presidenza, sottolineando che quest'organo non potrà in alcun modo assumere le funzioni del presidente o di qualsiasi altro ramo di potere in base agli emendamenti costituzionali.

"Il Consiglio di Stato, che attualmente comprende i governatori regionali, ha il compito di condurre un dialogo alla pari con il governo [...] implementando i principali progetti nazionali ed i programmi governativi. Per rafforzare le posizioni delle regioni in termini di realizzazione di questi progetti, occorre rafforzare lo status costituzionale del Consiglio di Stato", ha detto il senatore durante l'intervista.

Il Washington Post ha inoltre suggerito nel suo articolo che la proposta per modificare il primato del diritto russo sul diritto internazionale è stata introdotta per dare a Mosca un pretesto per ignorare le sentenze della Corte europea per i diritti umani (CEDU), che spesso viene utilizzata dall'opposizione russa per denunciare il governo. Il Washington Post ha scelto di non includere l'ampia spiegazione di Klishas sul perché tale modifica sia necessaria e perché in realtà non sia qualcosa di straordinario.

"Non abbiamo alcun problema con l'adempimento dei nostri obblighi internazionali [...] Ma dobbiamo affrontare la situazione, quando la CEDU interpreta la convenzione europea sui diritti umani e chiede alla Russia di adempiere ad obblighi che non ha mai sottoscritto", ha affermato Klishas.

Il senatore russo ha fatto un esempio, quando la CEDU ha chiesto a Mosca di concedere il diritto di voto ai detenuti, ignorando il fatto che molti paesi europei non danno tali diritti ai loro prigionieri o hanno restrizioni di voto ancora più severe rispetto alla Russia.

Ha inoltre ricordato nella sua intervista che la pratica simile esiste in un altro Paese occidentale, gli Stati Uniti.

"Abbiamo intenzione di introdurre un emendamento che regola chiaramente questo problema; quando le convenzioni internazionali non possono essere applicate se contraddicono la Costituzione russa. Gli Stati Uniti hanno regole simili. Credo che i giudici americani saranno molto sorpresi, se sentiranno che dovrebbero applicare le convenzioni internazionali invece delle leggi statunitensi", ha affermato Klishas durante l'intervista con il Washington Post.
Tags:
Costituzione, mass media, Giornalismo, Washington Post, Russia
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