08:23 10 Aprile 2020
Politica
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Mancano meno di due settimane all'inizio delle nuove elezioni israeliane, le terze in meno di un anno. I partiti stanno cominciando a infittire le proprie campagne elettorali per convincere i cittadini a votare per loro.

Un partito che ha particolarmente intensificato i propri sforzi elettorali è il partito della Lista Comune, il cui leader Ayman Uda sta viaggiando per Israele per far capire agli elettori in che modo votare per Lista Comune possa aiutare il Paese. Questa coalizione politica è stata istituita nel 2015 grazie all’unione di 4 diversi partiti i quali concordano sempre tra loro su questioni importanti quali la promozione dell’uguaglianza degli arabi israeliani, la lotta per la creazione di uno Stato palestinese indipendente e la prevenzione della minaccia costituita dal traffico di armi e dalla criminalità che imperversa nei quartieri arabi.

Inoltre, Lista Comune intende fare in modo che il primo ministro Netanyahu lasci l'incarico e non ritorni mai più. Questa strategia ha dato i suoi frutti negli ultimi 2 round elettorali. A marzo 2019 il partito ha ottenuto 10 seggi al parlamento israeliano che ne conta 120. Pochi mesi dopo, a settembre, ne ha guadagnati altri 3 diventando così il terzo maggiore partito israeliano.

Non c'è altra scelta

Ma secondo Yousef Hadad, attivista arabo di Nazareth e direttore generale dell'ONG Arevim Ze La Ze ("Prendersi cura gli uni degli altri") che mira a costruire ponti tra arabi ed ebrei in Israele, il motivo principale del crescente numero di elettori del partito è stato il fatto che Lista Comune è stata in grado di dirottare i detrattori arabi di Netanyahu a proprio favore.

"Nel 2015, Netanyahu ha lanciato una campagna radicale e aggressiva che il partito della Lista Comune ha sfruttato a proprio favori. Molti di coloro che hanno avuto paura e che si sono sentiti abbandonati e trattati in maniera iniqua, vollero sfogare la loro rabbia e votarono per i partiti arabi.

Tuttavia, il successo non fu comunque facile. Infatti, fino al 2015 i partiti arabi tentarono in tutti i modi di rimanere a galla temendo di non superare la soglia di sbarramento del Knesset pari al 3,25%.

"Molti arabi, fossero essi musulmani, cristiani, drusi o beduini, semplicemente non erano interessati al processo elettorale. Né vi furono coinvolti. Molti si sentivano delusi dalla situazione", ha spiegato Hadad.

Le sue parole sono supportate dalle statistiche: secondo uno studio condotto nel 2014, l'affluenza della popolazione araba, che negli anni '50 aveva raggiunto il 90%, è scesa al 50% nei primi anni 2000 anche perché gli israeliani arabi non erano interessati alla politica israeliana. E anzi percepivano che le loro voci e opinioni non contassero.

"A loro non importa di noi"

Un altro motivo della scarsa affluenza, sostiene Hadad, è stata la frustrazione nei confronti dei partiti arabi che non erano in grado difendere gli interessi dei cittadini che millantavano di rappresentare.

"È opinione popolare che vogliano solamente rientrare nel Knesset. Ma una volta entrati, trascurano le esigenze dei cittadini comuni e preferiscono concentrarsi sui diritti dei palestinesi”.

Nel 2019, Yossi Beilin, l'ex negoziatore capo degli accordi di pace di Oslo tra Israele e i palestinesi, ha sostenuto che i partiti arabi si preoccupano poco dei diritti dei palestinesi e prestano grande attenzione alla sicurezza nel Paese. Il crescente tasso di criminalità e il gran numero di armi illegali che la polizia non è stata in grado di controllare hanno destato grandi preoccupazioni.

"I partiti arabi non sono riusciti a fornirci la sicurezza che speravamo. Di recente ho condotto uno studio secondo il quale dei 3.000 disegni di legge proposti da quando è stata istituita la Lista Comune, solo il 2,1% è stato approvato".

Hadad non è il solo a pensarla così: in un sondaggio del 2016, il 33% degli arabi ha dichiarato di non fidarsi del partito, mentre il 20% dice di avere poca fiducia nella coalizione.

Senza perdere la speranza

Sebbene, secondo l'attivista, la situazione potrebbe cambiare, Hadad è del parere che i politici dovrebbero mettere da parte le loro divergenze e collaborare.

"Il partito della Lista Comune dovrebbe cooperare con i partiti ebraici e entrare a far parte di una coalizione piuttosto che rimanere in seno a un'opposizione che continua a schiacciare lo Stato e il governo, mentre i partiti ebraici dovrebbero coinvolgere quelli arabi e affrontare di concerto le questioni che affliggono la nostra società”.

Finora non ci sono stati progressi in tal senso. In primo luogo, gli arabi del Knesset hanno già dichiarato che non si uniranno a un governo guidato da Netanyahu o da Gantz. In secondo luogo, i partiti ebraici sembrano riluttanti ad accogliere gli arabi tra le loro fila.

Ad esempio, all’interno del più grande partito israeliano, Blu e Bianco, figura un solo deputato di origine arabo membro del Knesset. Lo stesso vale per il partito di Avigdor Lieberman, ossia Israel Beitenu. Gli altri, compresi i politici di sinistra, non sono rappresentati nel Knesset attuale. 

Anche nelle loro campagne elettorali, i partiti non si sono preoccupati di attirare l'attenzione del pubblico arabo: i due partiti principali hanno lanciato video e pubblicità solo 2 settimane prima delle elezioni.

"Questo non ha lasciato agli arabi altra scelta se non votare per la Lista Comune, nonostante questo partito non rappresentino né me né molti altri come me. Ma vedo un cambiamento e credo che un giorno riusciremo a creare un partito con ebrei e arabi impegnati a combattere per la stessa causa. Finché questo non accadrà, non ci saranno alternative per gli arabi”.

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