10:56 03 Aprile 2020
Politica
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Donald Trump questa settimana ha licenziato il suo candidato a direttore permanente dell'intelligence nazionale dopo che quest'ultimo ha permesso alla sua agenzia di diffondere i timori sulle "interferenze russe" al Congresso.

I principali leader dei democratici hanno nuovamente accusato Donald Trump di essere un fantoccio in mano di Vladimir Putin a seguito di un rimpasto in seno all’amministrazione per un briefing su presunte interferenze russe nelle elezioni statunitensi.

Nancy Pelosi, presidente della Camera e principale fautrice dell'impeachment contro Donald Trump, ha twittato: "Gli elettori americani dovrebbero decidere le elezioni americane, non Vladimir Putin".

​"Tutti i membri del Congresso dovrebbero condannare gli sforzi segnalati dal Presidente per respingere le minacce all'integrità della nostra democrazia e per politicizzare la nostra comunità di informazioni", ha continuato Pelosi.

Hillary Clinton, l'altra storica nemesi di Trump, lo ha definito "il burattino di Putin" che non può vincere le elezioni americane senza "l’aiuto russo".

​Il leader delle minoranze del Senato Chuck Schumer ha scritto che i repubblicani stanno bloccando le proposte di sicurezza elettorali proposte dai democratici perché "preferiscono lasciare che Putin vinca piuttosto che resistere al presidente Trump".

Donald Trump in precedenza ha licenziato il direttore dell'intelligence nazionale, Joseph Maguire, a causa di un briefing elettorale riservato alla Camera il 13 febbraio. Il problema non sta nel briefing in sé per sé ma per le dichiarazioni di Shelby Pierson, il funzionario della comunità dell'intelligence responsabile della supervisione della sicurezza elettorale, che durante il briefing ha affermato che la Russia sta interferendo nella campagna presidenziale del 2020, sia nelle primarie democratiche che nelle elezioni generali, per rieleggere Donald Trump.

Queste affermazioni riprendono la teoria della cospirazione della "collusione Trump-Russia" portata avanti dai democratici, che alcuni di loro, compresa la stessa Hillary Clinton, hanno usato per cercare di danneggiare la vittoria shock di Trump nel 2016. La Russia ha ripetutamente negato di intromettersi nel processo elettorale degli Stati Uniti, e allo stesso modo, Donald Trump ha sostenuto di non aver mai collaborato con il Cremlino.

In precedenza, il New York Times con riferimento a diverse fonti anonime ha sostenuto che le agenzie di intelligence statunitensi credevano che la Russia avesse pianificato ingerenze sia nelle primarie democratiche sia nelle elezioni generali del 2020 con lo scopo di ottenere la rielezione di Trump.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha respinto queste illazioni, tacciandole come assurdità "paranoiche".

"Sfortunatamente ne vedremo sempre di più all'avvicinarsi delle elezioni", ha affermato.

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