09:19 27 Maggio 2020
Politica
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La Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha espresso profonda preoccupazione per la sospensione dell'estrazione di petrolio nel Paese e mette in guardia sulle conseguenze a cui potrebbe portare questa azione.

“UNSMIL esprime profonda preoccupazione per gli sforzi intraprendesi attualmente per sospendere oppure compromettere il processo della produzione di petrolio in Libia. Questa mossa potrebbe portare alle conseguenze devastanti prima di tutto per il popolo libico, la cui prosperità dipende dal transito libero del petrolio. Questo potrebbe avere un impatto orribile anche sulla già danneggiata di suo situazione economica e finanziaria nel Paese”, si legge nella nota dell’UNSMIL.

La missione delle Nazioni Unite ha esortato tutte le parti del conflitto armato in Libia ad esercitare la massima discretezza, sottolineando l’importanza del mantenimento di integrità e sovranità della compagnia petrolifera nazionale libica National Oli Corporation (NOC).

Il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salameh, ha espresso la speranza che i terminal petrolieri nelle parti orientale e centrale saranno riaperti nei prossimi giorni ma non è in grado di pronosticarlo, riferisce l’agenzia Reuters.

“Se il problema non sarà risolto tra oggi e domani, aspetto che questo argomento poi sarà elevato”, riferendosi alla Conferenza internazionale di Berlino sulla Libia che si terrà domani il 19 gennaio.

Diversi media locali hanno riportato che l'export di petrolio da alcuni terminali della zona orientale del Paese è stato interrotto il 18 gennaio. Secondo le fonti del canale Al-Arabiya, i siti hanno sospeso il lavoro su ordine del maresciallo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) Khalifa Haftar mentre Reuters ha riferito, citando il portavoce dell'LNA Ahmed Al-Mismari, che essi sono stati bloccati da manifestanti. Secondo le informazioni dell’agenzia, i capi di tribù ad Est e Sud della Libia lo scorso giovedì hanno esortato a interrompere i lavori dei siti petroliferi in segno di protesta contro l’utilizzo da parte del Governo di Accordo Nazionale (GNA) dei ricavi ottenuti dal trasporto di greggio per finanziare i mercenari stranieri.

La compagnia petrolifera nazionale della Libia ha dichiarato lo stato d'emergenza, quantificando le perdite causate dal blocco in 800 mila barili al giorno.

Guerra in Libia

Al momento in Libia sono attivi due governi: il GNA di Faez al Serraj, sostenuto dall’ONU e dall’UE a Tripoli, ed il governo di Abdullah al-Thani, sostenuto dall’LNA, comandato dal maresciallo Khalifa Haftar. Lo scorso 4 aprile il maresciallo Khalifa Haftar ha ordinato alle sue forze di lanciare un’offensiva contro la capitale per "liberarla dai terroristi".Le unità armate fedeli al governo di Tripoli hanno annunciato l'inizio dell'operazione di risposta "Vulcano di rabbia". Secondo l'OMS, il bilancio delle vittime negli scontri ha superato le 450 persone, mentre sono più di 2100 i feriti.

Lo scorso 12 dicembre il maresciallo Khalifa Haftar ha annunciato la tappa finale dell’offensiva dell’Esercito Nazionale Libico su Tripoli. Secondo il portavoce dell’LNA Al-Mundhir Al-Khartoush le loro truppe avevano "fatto progressi eccellenti" nella lotta per la capitale. Il GNA con sede a Tripoli, riconosciuto da ONU e UE, ha formalmente chiesto supporto militare ad Ankara per contrastare l’LNA Si tratta di supporto militare "aereo, terrestre e marittimo" per respingere l’offensiva sulla capitale libica.

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