08:52 06 Luglio 2020
Politica
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Conclusosi dopo appena 45 minuti l'atteso incontro tra Nicola Zingaretti (PD) e Luigi Di Maio (M5s) per il rilancio dell'accordo di governo fino al 2023. Le criticità e gli obiettivi per andare avanti.

Era atteso da tempo un nuovo incontro tra Nicola Zingaretti segretario del PD e Luigi Di Maio segretario del M5s. Un colloquio blindatissimo durato solo 45 minuti a palazzo Chigi, a cui è seguito uno stringato comunicato congiunto che fa riferimento a un clima cordiale e disteso tra i due, e ad un dialogo positivo e costruttivo.

Zingaretti e Di Maio si incontrano per delineare il futuro del Governo Conte bis, dopo il raggiungimento dell’obiettivo primario di questo governo di scopo e cioè approvare la legge di bilancio 2020 entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio ed estinguere le clausole di salvaguardia sull’IVA.

Cosa terrà insieme fino al 2023 due partiti che in passato si sono giurati inimicizia e impossibilità di ogni forma di collaborazione?

Come manterranno in piedi una coalizione dove un certo Matteo Renzi coglie ogni occasione per dire la sua e andare contro il governo di cui lui stesso ha ammesso di averne favorito la nascita?

Proviamo a capire la situazione a partire da ciò che sta più a cuore ai due partiti.

Cosa vogliono Zingaretti e Di Maio?

Nonostante il partito di Di Maio stia perdendo parlamentari e ministri, è ancora questi a dettare la linea prevalente dell’agenda politica. Sul tavolo quindi resta il salario minimo, il conflitto di interessi, la legge sull’acqua, la battaglia sulla prescrizione.

Le numerose criticità nazionali sul tavolo

Il caso Atlantia e le concessioni autostradali hanno portato l’agenzia di rating Moody’s a declassare il gruppo e le sue controllate e questo declassamento rischia di ripercuotersi anche sul rating del sistema Paese, perché Moody’s ha declassato Atlantia per la scelta del Governo di modificare retroattivamente e unilateralmente il contratto sulle concessioni autostradali attraverso il dl milleproroghe. In gioco non ci sono solo le concessioni, ma chi gestirà l’intera rete autostradale italiana e con i soldi di chi si finanzierà la messa in sicurezza delle autostrade.

Il caso Arcelor-Mittal, che non è solo la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, ma la chiusura della produzione dell’acciaio in Italia. Se ciò dovesse avverarsi, l’Italia dipenderebbe dall’estero anche per la produzione dell’acciaio.

Il fallimento di Alitalia. Sì, perché la compagnia di bandiera è tecnicamente fallita molti anni fa e se resta in piedi è solo grazie ai continui prestiti ponte concessi dal Governo usando fondi pubblici (l’ultimo in ordine di tempo è da 400milioni di euro), altrimenti le casse di Alitalia sarebbero vuote da lungo tempo e i registri sarebbero già nella disponibilità del tribunale fallimentare.

Il sistema bancario italiano si sta dimostrando in alcune sue parti fragile. Nell’ultimo anno due banche importanti sono state poste in amministrazione straordinaria dalla Banca d’Italia, parliamo del Gruppo Carige e della Banca popolare di Bari. Per la prima si è trovata una soluzione, per la seconda il futuro è ancora tutto da scrivere.

 

Il futuro incerto del governo giallorosso

Alla luce di questi e tanti altri temi vitali per il futuro del Paese, appaiono pochi 45 minuti di colloquio. Ufficialmente si è trattato solo di un primo colloquio a cui ne seguiranno altri, tuttavia non si può fare a meno di pensare alle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria del prossimo 26 gennaio.

In Calabria il PD non ha più il suo candidato uscente, il presidente della Regione uscente Mario Oliverio. In Emilia Romagna (ma anche in Calabria) PD e M5s viaggiano ciascuno per conto proprio dopo la sconfitta subita alle elezioni regionali in Umbria.

La vittoria del centrodestra in Calabria appare scontata, ma anche in Emilia Romagna è possibile la vittoria storica della Lega e se ciò dovesse avvenire, il terremoto interno al PD potrebbe travolgere anche la coalizione di Governo. Idem se il M5s dovesse uscire dalle due elezioni regionali pesantemente ridimensionato.

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Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti
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