12:54 23 Settembre 2020
Politica
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In CDM Italia Viva si è fermamente opposta alla misura di revoca, sostenendo che il cambio delle regole in corso d'opera costituirebbe un atto indebito da parte del governo.

Il ministro degli Esteri italiano, all'indomani dell'approvazione del decreto Milleproroghe, è tornato sulla questione della revoca delle concessioni ad Autostrade, lanciando una frecciata a Matteo Renzi e ad Italia Viva, che proprio in fase di dibattimento a Palazzo Chigi ha espresso il suo dissenso su questa misura.

"Intendiamo avviare un percorso che porti alla revoca delle concessioni autostradali - ha spiegato Di Maio, che ha poi aggiunto - chi si oppone a tutto questo di sicuro non fa il bene del Paese".

Il leader politico del Movimento Cinquestelle ha poi voluto rassicurare il premier Giuseppe Conte e gli altri partner di governo, dicendosi convinto del fatto che "anche in questa occasione il governo sarà compatto".

Per Di Maio, la questione della revoca è da considerarsi "una battaglia di civiltà perché serve giustizia per le vittime del ponte Morandi". 

L'approvazione del decreto Milleproroghe

Al termine di una riunione durata oltre sei ore, il Consiglio dei ministri ha approvato sabato il decreto Milleproroghe che, tra le altre misure, prevede anche la revoca delle concessioni per la società Autostrade.

Proprio questo punto è stato oggetto di forti divisioni nella maggioranza, con Italia Viva che ha insistito per far mettere a verbale il proprio dissenso al fine di ribadire "un principio di civiltà giuridica" per il quale non sarebbe giusto cambiare le regole in corso d'opera.

La revoca ad Autostrade 

La questione della revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia è un tema che si trova da tempo al centro del dibattito politico, con il M5S che la richiede da oltre un anno in relazione al crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018, a causa del quale persero la vita 43 persone.

Aspi è infatti la società responsabile della gestione del tratto di autostrada in cui si trovava il ponte crollato ed è controllata dal gruppo Atlantia, una società per azioni il cui pacchetto di maggioranza relativa è nelle mani della famiglia Benetton.

Nel corso del mese di novembre, un nuovo rapporto interno all'azienda ha messo in luce che Atlantia ignorò deliberatamente i rischi di cedimento strutturale del Ponte Morandi.

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