23:38 11 Agosto 2020
Politica
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I britannici ritengono che Corbyn sia più vicino ai problemi della gente e più meritevole di fiducia, mentre BoJo è considerato più gradevole e più adatto al ruolo di primo ministro.

Recentemente Boris Johnson e Jeremy Corbyn si sono sfidati sulla BBC in un dibattito televisivo senza esclusione di colpi, nell'ambito del quale sono stati affrontati su tutti i maggiori temi caldi in Gran Bretagna, razzismo, modifiche al sistema sanitario e, ovviamente, Brexit su tutti.

Stando ad un instant poll pubblicato nelle ultime ore da YouGov, il candidato conservatore sarebbe avanti di due punti, con il 52% dei consensi, rispetto al suo contendente laburista, fermo al 48%.

I due si sono scambiati diverse accuse, tra cui quella di razzismo indirizzata da Corbyn a Johnson, e quella rivolta da BoJo al candidato Wigs di essere dentro un partito fortemente antisemita.

A giocare un ruolo fondamentale, tuttavia, potrebbe essere la maggiore decisione mostrata dall'attuale inquilino di Downing Street, che si è mostrato sicuramente più risoluto sul da farsi in merito alla Brexit, considerata da Johnson un obiettivo imprescindibile del suo programma, rispetto a un Corbyn fin troppo neutrale e la cui posizione risulta molto difficilmente inquadrabile.

Le elezioni nel Regno Unito 

Il 12 dicembre i sudditi di Sua Maestà  saranno di nuovo chiamati alle urne due anni dopo la consultazione del 2017, con la Camera dei Comuni che ha dato il suo via libera al voto anticipato.

Decisivo è stato il voto dei Laburisti di Jeremy Corbyn, che si sono espressi in favore delle elezioni anticipate nel momento in cui l’Unione Europea ha ufficialmente ratificato la proroga della Brexit al 31 gennaio 2020.

Il Regno Unito sarà chiamato a scegliere tra la continuità, votando l'attuale primo ministro Boris Johnson, che in caso di vittoria avrebbe i voti necessari per far passare a Westminster l'accordo già messo in cassaforte sulla Brexit, con il successo di Corbyn e dei laburisti che coinciderebbe, con tutta probabilità, con un secondo referendum.

Oltre ai due partiti tradizionali, sulla linea di partenza del 12 dicembre ci saranno anche i Liberali e i Verdi, in crescita nelle ultime consultazioni, e soprattutto il Brexit Party di Nigel Farage, capace di finire davanti a tutti alle elezioni europee con oltre il 30% ma che ha deciso di non presentare i propri candidati in molti seggi per evitare di 'rubare' voti a Johnson.

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