03:50 16 Dicembre 2019
Assemblea generale dell'ONU

Il mondo è cambiato: nuovi Stati pretendono un posto al Consiglio di sicurezza dell’ONU

© AFP 2019 / Timothy A. Clary
Politica
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Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU deve espandersi: di quest’opinione sono i rappresentanti di quelle nazioni la cui importanza dal punto di vista economico permette loro di concorrere per un posto in questo organo dell’ONU.

Queste ambizioni sono state avanzate dalle nazioni del G4: segnatamente il Brasile, la Germania, l’India e il Giappone. Hanno presentato alcune richieste anche gli stati africani. La Russia in generale sostiene una riforma del Consiglio di sicurezza in linea con la nuova congiuntura internazionale. Sputnik vi rivela chi è in lizza per il Consiglio di sicurezza.

Sfide irrisolvibili

L’invito di riforma del Consiglio di sicurezza è stato espresso per l’ennesima volta in occasione dell’Assemblea generale dell’ONU tenutasi il 25 novembre. Nicolas de Rivière, rappresentante permanente per la Francia, ha sostenuto che il Consiglio debba includere 25 membri.

“La Francia è a favore di una espansione del Consiglio”, ha dichiarato. Parigi, secondo de Rivière, vorrebbe vedere come membri permanenti Germania, Brasile, India e Giappone. “Siamo anche a favore di una presenza maggiore dei Paesi africani tra i membri permanenti e non del Consiglio”, ha aggiunto de Rivière. Inoltre, ha osservato che una simile riforma renderebbe il Consiglio più rappresentativo e autoritario.

I Paesi menzionati dal rappresentante francese costituiscono il cosiddetto G4. Negli ultimi decenni la loro influenza sulla politica e l’economia mondiali è cresciuta sensibilmente. Inoltre, i contributi che queste nazioni versano all’ONU non sono affatto esigui. Ad esempio, i versamenti del Giappone costituiscono il 10% del bilancio dell’ONU (di più fanno solamente gli USA), quelli della Germania si attestano a circa il 7%. Si confronti: la Cina versa il 7,9% del bilancio dell’ONU, mentre la Russia poco più del 3%.

Al momento le nazioni del G4 sono rappresentate solamente da membri non permanenti con mandato biennale.

“Non possiamo più aspettare. I ministri delle nazioni del G4 hanno sottolineato che una espansione del Consiglio di sicurezza sia condizione necessaria per rendere quest’organo più rappresentativo, legittimo ed efficace”, ha dichiarato il 25 novembre in Assemblea generale il rappresentante della Germania Christoph Heusgen.

Heusgen ha, inoltre, evidenziato la necessità di incrementare la rappresentanza dei Paesi africani. Infatti, questo garantirebbe il sostegno politico necessario per la risoluzione pacifica delle crisi internazionali.

Anche in Russia si è parlato più volte del fatto che il Consiglio di sicurezza non sia in grado di affrontare le sfide all’ordine del giorno. “Ormai i tempi sono maturi per una riforma, è un dato di fatto”, ha dichiarato il ministro russo degli Esteri Sergey Lavrov.

Una riforma tanto attesa

Gli inviti a riformare il Consiglio di sicurezza saltano alla ribalta in maniera particolare al culmine delle situazioni di crisi.

Non appena si intensifica la situazione in Medio Oriente, Kosovo, Libia, Yemen o relativamente ai programmi nucleari iraniano o nordcoreano, si comincia a parlare dell’inefficienza delle istituzioni internazionali. Dopotutto non bisogna solamente reagire ai problemi, ma anche risolverli con successo e, ove possibile, prevenirli.

Il dibattito sulla riforma è in corso di fatto da quando il Consiglio di sicurezza fu istituito nel 1945. L’ONU si allargò, per questo nel 1963 il Consiglio vide passare i propri membri da 11 a 15.

L’assetto politico a livello mondiale è mutato. Oltre al rafforzamento delle posizioni, ad esempio, dell’India, l’assetto politico è cambiato anche per via del crollo dell’URSS e del blocco comunista in Europa. Dunque, i tempi sono davvero ormai maturi.

Nel 1993 si presero le prime concrete misure. In occasione della 48a seduta dell’Assemblea generale si riconobbe che il Consiglio di sicurezza doveva essere riformato per adeguarsi alla nuova contingenza. Poco dopo fu approvata la risoluzione “La questione dell'equa rappresentanza nel Consiglio di sicurezza e dell'aumento dei suoi membri” e fu creato un gruppo di lavoro a tal fine.

Tuttavia, la risoluzione confermò che non era possibile prendere alcuna decisione circa l’aumento dei membri permanenti del Consiglio senza ottenere i due terzi dei voti in Assemblea generale. Questo permise di evitare misure eccessivamente affrettate.

Gradualmente furono definite tre direzioni principali di riforma: una più equa rappresentanza, una revisione del principio di veto e il rafforzamento dei poteri del Consiglio.

Membri non permanenti

Nel 2005 il Segretario generale dell’ONU Kofi Annan propose di espandere il Consiglio a 24 membri portando il numero dei permanenti da 5 a 10. Inoltre, Annan intendeva prolungare il mandato dei membri non permanenti da 2 a 4 anni. Questo coincise con il desiderio della Russia di garantire la rappresentanza permanente di Giappone e Germania, nonché di una nazione per ognuno di questi continenti, ossia Asia, America e Africa. La proposta non fu però approvata.

© Foto : Syrian Presidential Press and Information Office
Mosca ritiene che l’allargamento sia necessario, ma che non sia possibile aumentare il numero dei membri permanenti senza modificare il processo decisionale. Come osservava l’ex rappresentante permanente della Russia in seno all’ONU Yuly Vorontsov “questo potrebbe generare un blocco del sistema e trasformare il Consiglio in un “circolo di discussione””. Gli esperti concordano con questa visione. “Incrementando il numero dei membri permanenti del Consiglio, il lavoro di quest’organo si farà più confuso”, spiega Ivan Timofeev, direttore del Consiglio russo per gli affari internazionali. “In sostanza non è chiaro quale sarà il contributo degli ulteriori membri permanenti”.

Il riassetto delle forze potrebbe complicare il lavoro del Consiglio, nonché il processo decisionale. Ma allo stesso tempo i partner non riescono a trovare un accordo reciproco su chi invitare all’interno del Consiglio, dichiara Aleksandr Orlov, direttore del Centro studi sull’ONU e sulle altre organizzazioni internazionali presso l’Istituto statale di Mosca per le Relazioni internazionali. La Cina, ad esempio, si oppone fermamente all’ingresso del Giappone e fino a poco tempo non supportava l’ingresso dell’India, così come gli Stati Uniti.

Gli USA sono pronti ad accogliere nel Consiglio il Giappone e, da poco tempo a questa parte, anche l’India. Accetterebbero anche il Brasile, seppur con restrizioni al suo diritto di veto, mentre non sono entusiasti della candidatura della Germania. Infatti, secondo Pechino e a Washington, non servirebbe un altro rappresentante europeo.

La Francia, invece, sostiene che la Germania sia necessaria: infatti, qualora a breve la Gran Bretagna uscisse effettivamente dall’UE, l’unico rappresentante europeo al Consiglio sarebbe la Francia.

Sorgono, tuttavia, criticità circa la designazione dei Paesi provenienti dall’Africa e dall’America Latina. I candidati più probabili sono Repubblica Sudafricana, Egitto e Nigeria per l’Africa; mentre per l’America Latina sono Argentina, Brasile e Messico. Tuttavia, all’interno di queste macroregioni non è stato ancora raggiunto il consenso sulla questione.

Divieto di veto

Nessun consenso nemmeno su un altro importante aspetto del Consiglio: il diritto di veto. Il principio dell’unanimità dei membri permanenti del Consiglio è uno dei problemi principali dell’organizzazione in quanto ne ostacola la riforma sin dalla istituzione dell’organo, spiega Orlov.

“Questo principio è stato elaborato sin dalle fasi iniziali dell’ONU durante le conferenze tenutesi verso la fine della Seconda guerra mondiale”, ha aggiunto. “In sostanza, il principio vuole che i membri permanenti o in generale le grandi nazioni non si scontrino a vicenda qualora le loro posizioni circa una data questione non coincidano”. È proprio questo principio ad aver indotto alla ricerca di soluzioni comuni e di un compromesso. Da tale principio dipendono l’efficacia e la sopravvivenza del Consiglio.

Nonostante tutti i difetti del Consiglio il diritto di veto gli ha permesso di essere un organo efficiente, ma è stato anche usato come pretesto per avanzare accuse antidemocratiche ai danni del Consiglio.

Come indica Ivan Timofeev, i detrattori del diritto di veto ritengono che, qualora venisse sostituito dal criterio della votazione a maggioranza all’interno del processo decisionale, il Consiglio sarebbe in grado di reagire più rapidamente alle crisi. “Tuttavia, è improbabile che le nazioni rinuncino al diritto di bloccare le proposte dei partner”, sostiene Timofeev. “Chi si oppone a tale iniziativa teme che la votazione possa essere strumentalizzata. Ad esempio, gli USA potrebbero negoziare con i propri alleati in seno alla NATO senza che Russia e Cina abbiano la possibilità di bloccare la loro proposta”.

Anche Orlov concorda: non è possibile rinunciare al diritto di veto, altrimenti si ritornerebbe al formato della Società delle nazioni. Quell’organizzazione, ricorda l’esperto, non fu in grado di prevenire la Seconda guerra mondiale proprio perché non prevedeva il diritto di veto.

Gli esperti sono concordi: finché la riforma del Consiglio di sicurezza viene promossa unicamente sulla base di dichiarazioni, è improbabile che si riesca ad attuarla in breve tempo.

Il fatto che ci siano candidati idonei a diventare membri permanenti del Consiglio è riconosciuto da tutti, ma decidere chi meriti più degli altri tale status è motivo di contrasto. Per questo, al momento la posizione più ragionevole è quella di Mosca: non appena si raggiungerà il consenso, il Consiglio potrà essere allargato, ma fino a quel momento si invita a procedere come di consueto.

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