17:03 22 Novembre 2019

Conte collegato a un fondo del Vaticano finito sotto inchiesta, scrive il Financial Times

© Sputnik . Aleksey Vitvitsky
Politica
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Conte collegato a un fondo di investimento del Vaticano, al centro del recente scandalo per corruzione che ha investito la Santa Sede. Sono le rivelazioni del Finantial Times che ha ipotizzato un conflitto di interessi del premier.

Poco prima di ricevere l'incarico governativo, il premier Conte era stato chiamato in qualità di consulente da Fiber 4.0, società controllata dal fondo di investimento Athena Global Opportunities, facente capo al finanziere Raffaele Mincione, adesso finito al centro dello scandalo finanziario che ha investito la santa sede. Il fondo avrebbe infatti ricevuto 200 milioni di euro dal Segretariato Vaticano, investiti in immobili di lusso a Londra. E' quanto si afferma nell'articolo pubblicato dal Financial Times.

Nel maggio 2018, esattamente un mese prima di diventare Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte era stato chiamato da Fiber 4.0 per una consulenza in qualità di Legale. Il gruppo stava tentando la scalata di Retelit, una compagnia italiana di telecomunicazioni, ma era stato battuto da un fondo francese e una società statale libica. Conte nel suo parere legale del 14 maggio 2018, sosteneva la necessità di richiedere al governo la clausola golden power, per permettere una corsia preferenziale al fondo italiano e bloccare la cessione della società ad azionisti stranieri.

Il consiglio dei ministri discusse la questione su Retelit esattamente un mese dopo, quando Conte era già insediato a Palazzo Chigi, e decise per l'applicazione del golden power su Retelit. Nonostante il decreto, la società controllata da Mincione non riuscì a scalare la società di telecomunicazioni. Ma il Financial Times ipotizza lo stesso un problema di conflitto di interessi.

Tutti gli attori coinvolti smentiscono. Mincione smentisce di aver mai incontrato personalmente Conte, che il nome gli venne suggerito da un altro studio legale. Conte fa sapere di non aver partecipato né alla discussione del decreto né al voto in consiglio dei ministri.

“Non esiste nessun conflitto di interesse, rischio questo che peraltro era già stato paventato all’epoca da alcuni quotidiani. – fa sapere in una nota Palazzo Chigi - Per evitare ogni possibile conflitto di interesse, il premier si è astenuto anche formalmente da ogni decisione circa l’esercizio della golden power. In particolare non ha preso parte al Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018 (nel corso del quale è stata deliberata la golden power), astenendosi formalmente e sostanzialmente da qualunque valutazione. Si fa presente che in quell’occasione era impegnato in Canada per il G7”.

Ma per Gianluca Ferrari, direttore di Shareholder Value, il fondo tedesco che si opponeva a Mincione nella scalata, non è esattamente così.

“Hanno tentato di invalidare il voto degli azionisti attraverso un escamotage tecnico legale che richiede l’approvazione del governo – ha dichiarato Ferrari al Financial Times - e hanno assunto un avvocato che ha rilasciato un parere legale guarda caso pochi giorni prima di diventare primo ministro”. Un conflitto di interessi, secondo il manager, che mette a rischio la fiducia degli investitori internazionali nel paese.

L'Inchiesta sul Vaticano

Il Financial Times ipotizza anche che il denaro usato dal fondo di Mincione per la scalata Retelit, fosse proprio quello ottenuto dalla Santa Sede.

"L'origine del fondo di Mincione non fu mai dichiarata nella battaglia degli azionisti per il controllo della Retelit", scrive ancora il quotidiano britannico, "ed era ignoto prima che la polizia vaticana questo mese procedesse alla perquisizione degli uffici della Segreteria allo scopo di sequestrare documenti e computer" nelle indagini relative all'"affare intorno ad una proprietà di lusso a Londra trattato con Athena".

Mincione è al centro dello scandalo per corruzione relativo ad alcuni investimenti finanziari del Segretariato del Vaticano e ad acquisti di immobili di lusso a Londra.

Relativamente a questo aspetto della questione Palazzo Chigi ha dichiarato in una nota che “Conte ha reso solo un parere legale e non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano e oggi al centro di un’indagine”.

Arriva rapidamente il commento di Salvini, subito dopo il trionfo elettorale alle regionali in Umbria: “Magari domani la prima lettura del presidente del Consiglio sarà il corriere dell’Umbria, la seconda il Financial Times. Non sono positive né l’una, né l’altra”. Commenta anche Giorgia Meloni: “Se Conte ha tradito l’Italia, o ha fatto qualcosa che non sta nel suo ruolo, gliene chiederemo conto”.

Ma Palazzo Chigi fa sapere: "Il premier è tranquillissimo, non esiste alcun conflitto di interesse riguardante la presidenza del Consiglio.

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vaticano, Giuseppe Conte, governo, Italia
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