13:08 21 Novembre 2019
Proteste in Libano

Ancora protese in Libano, cresce il caos nel paese - Foto

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Politica
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Le manifestazioni nel Libano sono in corso ormai da cinque giorni. Le persone si rifiutano di abbandonare le strade e continuano a scandire “Il popolo vuole la caduta del regime”.

Il ministro delle telecomunicazioni libanese Jamak al Jarrah ha riferito a Sputnik che le persone rivendicano le dimissioni del governo senza capire cosa avverrà in seguito.

“Se il governo verrà sciolto, non sarà possibile formarne uno nuovo nel prossimo futuro. Di conseguenza al Paese spetteranno il caos, la crisi economica ed una situazione molto difficile in generale. Questo significa che perderemo l'opportunità di trovare una soluzione e superare la crisi”, ha affermato al Jarrah.

“Il problema del nostro governo consiste nelle polemiche politiche interne. Fatto sta che alcuni politici impediscono l'attuazione delle riforme per i propri interessi. Spero che dopo questa enorme rabbia del popolo, tutti i politici libanesi si sveglieranno ed eseguiranno il proprio lavoro in modo più cauto e responsabile”, ha aggiunto il ministro delle telecomunicazioni libanese.

Quattro ministri hanno annunciato le dimissioni

I ministri del partito cristiano maronita Forze libanesi che fanno parte del governo hanno annunciato le loro dimissioni a causa delle continue manifestazioni di massa. Il deputato delle Forze libanesi Fadi Saad ha spiegato a Sputnik le ragioni di questa decisione.

“Il nostro lavoro al governo è ormai inutile, non vogliamo assistere al collasso. Abbiamo ripetutamente avanzato una richiesta per la formazione di un governo di tecnocrati. Quando abbiamo visto che in tutti i settori nulla stava cambiando, abbiamo deciso di abbandonare il governo. In rispetto delle politiche storiche del partito, non possiamo far parte del governo e allo stesso tempo agire come l’opposizione. Dopo aver lasciato la coalizione governativa possiamo valutare qualitativamente e criticamente anche situazione e politici. Alcuni nostri sostenitori partecipano alle manifestazioni. Amministratori del partito non hanno intenzione di scendere nelle strade. Chiediamo alla gente di esprimere pacificamente la loro volontà. Le persone devono parlare e chiedere, altrimenti non ci sarà nessun risultato”, ha dichiarato Fadi Saad.

Il partito Forze libanesi era considerato un alleato del premier libanese Saad Hariri. I rappresentanti del partito maronita avevano 4 posti su 30 nel consiglio dei ministri.

  • Ragazze sventolano le bandiere libanesi in piazza dei Martiri a Beirut
    Ragazze sventolano le bandiere libanesi in piazza dei Martiri a Beirut
    © Sputnik . Zahraa El Amir
  • Manifestanti a Beirut vicino al palazzo del Governo
    Manifestanti a Beirut vicino al palazzo del Governo
    © Sputnik . Zahraa Al-Amir
  • I manifestanti bloccano una strada nel centro di Beirut
    I manifestanti bloccano una strada nel centro di Beirut
    © Sputnik . Zahraa El Amir
  • Tra i manifestanti a Beirut
    Tra i manifestanti a Beirut
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Ragazze sventolano le bandiere libanesi in piazza dei Martiri a Beirut

Il governo discute nuove riforme

Il 20 ottobre, il primo ministro libanese Saad Hariri ha incontrato i partner della coalizione. È stato elaborato un pacchetto di riforme che sarà discusso dal governo. Tra le riforme da effettuare è presente una legge che prevede il taglio di metà degli stipendi dei ministri. I tagli degli stipendi interesseranno gli attuali ed ex presidenti, i ministri, i legislatori. Inoltre, saranno ridotte le agevolazioni per le istituzioni statali e i funzionari. Il governo prevede anche privatizzazione del settore delle telecomunicazioni e ricostruzione del settore energetico dell'economia. La Banca centrale del Libano e le banche private stanzeranno 3,3 miliardi di dollari per attuare queste misure.

Le ragioni che hanno innescato la protesta

Le proteste in Libano sono in corso per il quinto giorno consecutivo dopo l’annuncio del governo di introduzione di tasse nuove, tra le quali anche un’imposta sull’utilizzo dell’applicazione di messaggistica WhatsApp e l'aumento delle accise su sigarette nazionali e importate.

Dopo l’inizio delle manifestazioni il governo ha cambiato l’idea sul canone su WhatsApp ma questo non ha fermato il malcontento dei cittadini che finora chiedono le dimissioni del governo.
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