11:46 21 Novembre 2019
Britain's Prime Minister Boris Johnson speaks after Britain’s parliament voted on whether to hold an early general election, in Parliament in London, Britain, September 10, 2019, in this still image taken from Parliament TV footage

Brexit, BoJo scrive a Bruxelles per chiedere il rinvio ma poi ritratta: "La lettera non è mia"

© REUTERS / Parliament TV
Politica
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Ieri il primo ministro inglese, dopo l'approvazione dell'emendamento sul rinvio, ha inviato una lettera a Donald Tusk per fissare la nuova deadline al 31 gennaio. In tarda serata la marcia indietro: "La lettera non è mia".

Comincia ad assumere i tratti di un vero e proprio giallo la vicenda legata alla Brexit, alla sua data di attuazione e al suo possibile rinvio.

Ieri il Parlamento britannico ha approvato il controverso emendamento Letwin, rimettendo sostanzialmente la palla nelle mani del premier Boris Johnson che, secondo prassi, avrebbe dovuto chiedere un nuovo rinvio a Bruxelles entro le 23.00 di ieri (le 24.00 italiane), in attesa che a Westminster si deliberi su tutte le normative legate all'uscita di Londra dall'UE.

Dopo le parole di categorico rifiuto, pronunciate nei momenti immediatamente successivi all'annuncio dello speaker della Camera John Bercow, in serata è trapelata la notizia di una lettera inviata da BoJo, per chiedere l'estensione sul voto per Brexit fino alla data del 31 gennaio, di cui in seguito è stata pubblicata la trascrizione e della quale proponiamo i passaggi più significativi.

"Scrivo per informare il Consiglio Europeo che il Regno Unito ha intenzione di chiedere un ulteriore estensione del periodo previsto dall'Articolo 50 comma 3 del Trattato dell'Unione Europea (...) Il Regno Unito propone che tale periodo termini alle ore 11 ora di Londra del 31 gennaio 2020. Qualora i partiti saranno in grado di arrivare alla ratificazione prima di tale giorno, il governo propone di anticipare il termine del periodo. Firmato, il primo ministro del Regno Unito, della Gran Bretagna e dell'Irlanda del Nord", si legge nella lettera scritta da Johnson.

Una missiva dal contenuto piuttosto chiaro, con Johnson che sostanzialmente sembra annunciare la propria resa di fronte al volere del Parlamento di Sua Maestà, capace di metterlo in minoranza per la terza volta in meno di due mesi.

In tarda nottata arriva la smentita da Downing Street

Quando insomma tutto sembra fatto, e parrebbe che il nuovo orizzonte della ormai infinita telenovela legata a Brexit sia stato ormai definito, ecco però l'evoluzione che non ti aspetti e che tinge di giallo una faccenda che di giorno in giorno si fa sempre più ingarbugliata.

A notte già inoltrata, infatti, Johnson avrebbe nuovamente telefonato a Bruxelles per comunicare che la lettera inviata a Tusk, in realtà, "era una lettera del Parlamento, non la mia" e che Johnson starebbe tentando di convincere "il Parlamento a riconsiderare" la faccenda sulla base del fatto che una Brexit già resa effettiva in ottobre sarebbe "la cosa migliore per il Regno Unito e per l'Europa".

 Alle prime ore del mattino, ecco poi venir fuori una nuova lettera, nella quale il premier britannico definisce un eventuale ritardo oltre il 31 ottobre "altamente corrosivo", chiarendo in tal modo che un nuovo rinvio non è nei piani del governo di Sua Maestà.

“Fermo restando che il Consiglio Europeo ha tutto il diritto di valutare la richiesta fatta dal Parlamento o di proporre un periodo alternativo di estensione (di Brexit), io ho chiarito la mia posizione, che è anche quella del governo, sin dal momento della mia nomina a primo ministro, e l'ho ribadita oggi in Parlamento, affermando che un ulteriore rinvio arrecherebbe danni agli interessi del Regno Unito e dei partner europei, oltre che alle nostre relazioni bilaterali", ha avvertito BoJo. 

Nella sua ultima missiva Johnson ha poi chiarito che in caso di scelta tra un'uscita con accordo a gennaio, e un'uscita con no deal il 31 ottobre, il governo opterebbe senza remore per questa seconda variante.

La reazione di Tusk

Non si è fatta attendere la risposta di Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, che in tarda serata ha twittato, scrivendo che, dopo aver ricevuto la richiesta di rinvio nelle prossime ore avranno inizio le consultazioni con gli altri leader europei.

Dalla sua reazione, insomma, sembrerebbe che Tusk si sia fermato alla prima comunicazione ufficiale giunta da Londra, quella in cui si richiedeva il rinvio.

Il voto sull'emendamento Letwin

Ieri il Parlamento di Westminster ha approvato l'emendamento Letwin, che rinvia il "voto significativo" sull'accordo tra governo e UE sulla Brexit a dopo l'approvazione della legge attuativa dell'intesa, sancendo di fatto un rinvio oltre la data prevista del 31 ottobre.

Dopo aver battuto ai voti il governo con 322 sì contro i 306 no il leader dell'opposizione Jeremy Corbyn ha condiviso un post sulla sua pagina Twitter, dicendosi soddisfatto di "avere sconfitto l'accordo di Boris Johnson".

La marcia per l'Europa

Nello stesso tempo a Londra, ma anche in tante altre città del Regno Unito, decine di migliaia di persone sono scese in piazza in quella che è stata denominata la marcia per l'Europa, che ha riunito tutti i detrattori della Brexit che hanno gridato a gran voce di indire un nuovo referendum e di dare nuovamente la possibilità al popolo britannico di esprimersi sull'uscita del Regno Unito dall'UE.

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