11:39 21 Novembre 2019

L’ONU come patto di non aggressione reciproca

© Sputnik . Sergey Guneev
Politica
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La 74a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite conclusasi oggi si è macchiata di un grande scandalo. Dieci membri della delegazione russa, fra cui Konstantin Kosachev, presidente del comitato del Consiglio della Federazione del gli Affari internazionali, dovevano prendere parte ai lavori della sessione, ma non hanno ottenuto i visti.

Dunque, non hanno potuto raggiungere New York. La prassi della mancata concessione dei visti americani ai partecipanti delle sessioni dell’Assemblea Generale non è poi così originale, ma è la prima volta che viene attuata nei confronti di diplomatici russi.

La prassi non è, però, così inoffensiva come potrebbe parere.

Le Nazioni Unite sono un’istituzione del XX secolo, un periodo a-digitale. È un’istituzione fatta di ferro e acciaio, di sangue e carne. La creazione dell’ONU nel 1945 ha significato la continuazione della tradizione dei grandi trattati del XX secolo in cui i signori europei tracciavano con le loro stesse mani sulle cartine del mondo il futuro di interi popoli e nazioni.

L’ONU, dunque, non è un’invenzione a tavolino di taluni sognatori. Semplicemente il formato del Trattato di Küçük Kaynarca o del Trattato di Parigi non era più adatto al mondo del 1945. Inoltre, una guerra di portata così vasta non si era mai vista prima nella storia. Fu necessario, dunque, creare qualcosa di totalmente nuovo.

Ma il concetto rimase lo stesso. I comandanti generali dei più potenti eserciti della Terra definirono il destino della civiltà umana per i decenni a seguire. L’ONU divenne così un testimone perenne del Patto sulla pace post-bellica concluso a Teheran e Yalta da Stalin, Roosevelt, e Churchill. Il fatto che nel novero dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza gli anglosassoni inclusero la Francia, non significò assolutamente nulla. Lo stesso ruolo (ossia quello di alleato che vota sempre come il suo suzerain) lo svolse fino alla morte di Stalin la Cina. Mentre gli altri membri dell’organizzazione svolsero il mero ruolo di anonimi statisti. Sede dell’organizzazione fu scelta New York.

Il mondo venuto dopo la Conferenza di Yalta non ha mai esasperato il ruolo dell’ONU negli affari di portata mondiale. Il diritto di veto paralizzò la risoluzione di qualsivoglia controversia che avesse una certa importanza per le allora due superpotenze. Ma su questioni come il blocco navale di Cuba nel 1961 o ancora l’ingresso delle truppe in Afghanistan, USA e URSS agirono senza una decisione dell’ONU.

È evidente che per l’unica superpotenza oggi esistente, gli USA, l’ONU appare come un’istituzione internazionale bislacca e arcaica che esiste solo per dare lavoro ai burocrati.

Dal punto di vista degli americani, l’ONU non corrisponde più all’assetto mondiale. Questa istituzione non crea grandi problemi, ma non fa gli interessi degli USA per come li intende l’establishment politico americano.

L’ONU rimane una piattaforma diplomatica nella quale i Paesi detrattori degli USA hanno sempre la possibilità di opporsi all’America e ai suoi alleati. Ad esempio, contro Israele. L’Organizzazione di anno in anno approva risoluzioni contro Israele che nessuno intende attuare, ma ad ogni modo l’ONU esercita la propria funzione di continua pressione diplomatica sugli USA e Israele.

La Russia è preoccupata per il futuro dell’ONU e ritiene che, se non si riuscirà a gestire il suo processo di riforma, un giorno l’Organizzazione crollerà e l’umanità ne risentirà.

Il Ministero degli Esteri russo, rendendosi conto del fatto che il peso della Russia nel mondo non è comparabile a quello che aveva l’URSS, sta reclutando alleati influenti di modo da poter guidare il processo di riforma.

Se non sarà possibile mantenere il formato dei 5 vincitori (Russia, USA, Cina, Regno Unito e Francia), sarà necessario provare un formato a 10 o 20 partecipanti e svolgere nella nuova struttura così creatasi il ruolo chiave di guida in un mondo multipolare.

Questo è il meccanismo che sta dietro al nostro corteggiamento nei confronti non solo di India e Brasile (il cui peso politico e militare oggi è comparabile a quello della Francia), ma anche di Germania e Giappone (la distruzione e la successiva occupazione dei quali nel 1945 diede l’impulso per la creazione dell’ONU).

Gli USA di fatto ignorano le attività diplomatiche messe in campo dalla Russia per attuare le riforme dimostrando in maniera coerente il proprio disinteresse nei confronti dell’ONU. Talvolta, quando fa loro comodo, il grado di questo disinteresse può leggermente aumentare.

Questo è stato il caso recentemente con la mancata concessione dei visti americani a parte della delegazione americana. Non furono pronunciate parole particolarmente offensive. Infatti, la posizione ufficiale del Dipartimento di Stato è stata la seguente: “i documenti sono stati consegnati in ritardo”.

Ma il Ministero russo degli Esteri ha replicato bruscamente: “Le azioni discriminatorie degli USA non rimarranno impunite”.

Sembra quasi che con simili azioni diplomatiche irrazionali gli USA si prendano gioco della Russia e stiano tentando di escluderla dai giochi. In realtà, però, si stanno prendendo gioco dell’intero sistema ONU.

I visti per la partecipazione ai lavori dell’Organizzazione non vengono concessi con frequenza a tutta una serie di Paesi che gli USA ritengono ostili. Nel 2019 non furono concessi a buona parte della delegazione iraniana, l’anno scorso il Dipartimento di Stato si rifiutò di concedere i visti ai diplomatici cubani e venezuelani. Con Cuba succede di continuo.

Questo atteggiamento può essere interpretato come un tentativo di far sviluppare nei Paesi partecipanti una sorta di riflesso: tutti devono abituarsi al fatto che sono gli USA ad essere i padroni dell’ONU. Loro hanno persino il diritto di decidere chi fisicamente possa prendere parte ai lavori dell’Organizzazione.

Di conseguenza, la Russia ha ventilato la possibilità di spostare dagli USA una serie di eventi e, possibilmente, anche la sede generale dell’ONU. Tuttavia, un simile sviluppo degli eventi non è del tutto verosimile. Una cosa del genere potrebbe accadere solamente qualora gli USA e i loro alleati uscissero definitivamente dall’Organizzazione e annunciassero la sua fine.

Un primo passo in tal senso è stato fatto l’anno scorso. Nel 2018 gli USA sono ufficialmente usciti dall’UNESCO che quanto a popolarità è un’organizzazione non meno autorevole dell’FMI o della Croce Rossa.

Ed è stata proprio questa l’organizzazione prescelta dagli americani per testare la solidità dell’ONU.

Ha funzionato. La comunità internazionale ha dovuto accettare questa decisione come un fatto compiuto. Ma mentre le questioni relative alla cultura e all’istruzione possono essere trattate senza gli USA, sarebbe impossibile pensare di discutere di sicurezza globale e regionale senza USA, Russia o Cina in quanto questi Paesi rappresentano le maggiori forze militari della Terra.

In tal senso l’ONU rimane il principale e ad oggi ancora vigente patto tra grandi nazioni. L’uscita di anche una sola nazione da questo patto significherà la preparazione a un’eventuale guerra o quantomeno la presa di coscienza che la Terra è diventata un luogo molto pericoloso.

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