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12:58 13 Novembre 2019
Recep Tayyip Erdogan

Erdogan sfida gli USA: "Continueremo a comprare petrolio e gas iraniani"

© Sputnik . Aleksei Filippov
Politica
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In una lunga intervista il presidente turco Recep Erdogan ha reso noto che il suo Paese continuerà ad acquistare petrolio e gas dall'Iran, nonostante la minaccia di sanzioni americane.

Di ritorno dal suo viaggio negli Stati Uniti, dove ha presenziato all'Assemblea Generale dell'ONU, il presidente turco Recep Erdogan è tornato sulla questione iraniana, affermando che la Turchia continuerà a comprare petrolio e gas da Teheran, a dispetto della minaccia di sanzioni da parte di Washington.

"Non è possibile azzerare le nostre relazioni con l'Iran per quanto riguarda il petrolio e il gas. Continueremo ad approviggionarci di gas iraniano. Ma abbiamo dei problemi con il petrolio: le nostre imprese finora hanno comprato molto petrolio [iraniano ndr]. Ora, purtroppo, non lo stanno più facendo per paura delle sanzioni da parte degli Stati Uniti. Ma le nostre relazioni andranno avanti, su questo e su molti altri punti", ha dichiarato Erdogan, intervistato dall'emittente turca NTV.

A giugno gli Stati Uniti hanno imposto delle nuove sanzioni sulla maggiore azienda petrolchimica iraniana, la Persian Gulf Petrochemichal Industries Company, e a 39 compagnie satellite per il presunto supporto al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, considerato da Washington un'organizzazione terroristica.

Dopo i recenti attacchi alle raffinerie Aramco, gli USA hanno minacciato nuove sanzioni nei confronti dell'Iran, approvando una prima misura contro la Banca Centrale di Teheran.

La questione della safe-zone in Siria

Nel corso dell'intervista a NTV, Erdogan è tornato anche sulla questione della creazione di una safe-zone in Siria, insistendo sul fatto che questa dovrebbe essere di circa 30-40 km a est del fiume Eufrate, rimanendo sotto il controllo turco e americano, con l'esclusione totale delle milizie curde del PKK, considerate da Ankara un'organizzazione terroristica.

Il presidente ha sottolineato che, da parte turca, i lavori stanno continuando nei modi e nei tempi concordati con Washington, e che Ankara ha già portato a t ermine i lavori di preparazione dell'area di sicurezza lungo il proprio confine.

"Con un'attenta pianificazione, potremo ricollocarci fino a 1-2 milioni di siriani. Vogliamo che queste persone finalmente escano dalle tende e dai prefabbricati dove vivono ora, vogliamo costruirgli nuovi edifici tra i 150 e i 400 mq che siano realizzati con lo stile architettonico locale", ha detto Erdogan.

L'idea di stabilire una safe-zone in Siria è stata proposta dal presidente americano Donald Trump durante lo scorso mese di gennaio.

Nelle ultime settimane il presidente turco ha minacciato un'azione unilaterale in caso di mancato adempimento alla creazione della loro parte di safe-zone da parte degli Stati Uniti d'America.

Il caso degli F-35 non è ancora risolto

Per quanto riguarda la questione della partecipazione della Turchia al progetto internazionale F-35, Erdogan ha chiarito che il caso non è ancora risolto, aggiungendo che Ankara ha proposto all'amministrazione Trump di accettare l'acquisto di batterie Patriot americane solo nel caso in cui l'offerta di Washington avrebbe pareggiato quella della Russia, che a sua volta offre alla Turchia i suoi sistemi di difesa anti-aerea S-400.

"Non si può dire che la questione degli F-35 sia completamente risolta. Io ho fatto la mia offerta. Ho detto, 'oltre agli S-400 russi, possiamo prendere dei Patriot da voi'. L'ho detto al presidente Trump personalmente. Mi hanno risposto: 'se è una proposta seria, lavoriamoci'. Gli ho risposto che l'offerta è seria e che se riusciranno a fare approvare l'affare al Congresso, possiamo andare avanti", ha raccontato Erdogan.

Mosca e Ankara hanno firmato un accordo per la fornitura di quattro batterie S-400 russe del valore di 2,5 miliardi di dollari nel dicembre 2017.

Gli Stati Uniti hanno ripetutamente obiettato che se la Turchia avesse comprato gli S-400, il Paese sarebbe stato escluso dal programma F-35 per l'incompatibilità dei sistemi di difesa anti-aerea russi con gli standard NATO.

A luglio Washington ha ufficializzato la sospensione temporanea della Turchia al programma internazionale F-35, precisando che essa diventerà definitiva nel marzo 2020, a meno che Ankara non faccia un passo indietro sugli S-400.

A fine agosto 2019, il capo di stato turco Recep Erdogan ha affermato che il suo governo è in trattativa con la Russia per l'acquisizione di caccia Su-57 russi, in luogo degli F-35 americani.

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