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07:48 13 Novembre 2019
Vaticano

Perché il Vaticano non riconosce il Kosovo?

© Sputnik . Natalia Seliverstova
Politica
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La Santa Sede non è soddisfatta della situazione in cui versano i cattolici in Kosovo. Questa l’ipotesi espressa dal diplomatico serbo Zoran Milivojevic in un’intervista rilasciata a Sputnik. Probabilmente questa è una delle ragioni per cui il Vaticano non riconosce l’indipendenza di questa regione.

L’incontro tenutosi il 12 settembre in Vaticano tra Papa Francesco e il presidente serbo Aleksandr Vucic conferma che la Santa Sede non intende modificare la propria posizione circa l’indipendenza autoproclamata del Kosovo. Quest’opinione è stata espressa dall’ex diplomatico serbo Zoran Milivojevic in un’intervista rilasciata a Sputnik Serbia.

In Vaticano il presidente Vucic ha espresso la propria riconoscenza al Papa per la ferma posizione della Santa Sede sulla questione kosovara e per il supporto dimostrato sul tema dell’integrazione europea della Serbia.

Vaticano vs Islam

Zoran Milivojevic riflette sull’importanza di questo evento da un punto di vista politico, considerata l’influenza del Vaticano nel mondo. Secondo l’esperto, questo sarebbe particolarmente importante in questo momento in cui la questione kosovara è al centro dell’attenzione mondiale e, in particolare, di Washington.

“Mi pare che la posizione del Vaticano sia legata innanzitutto a obiettivi geopolitici della Chiesa cattolica romana. In particolare, va osservato che il Vaticano non è soddisfatto della condizione in cui versano i cattolici in Kosovo e Metochia e nemmeno dell’espansione dell’estremismo islamico. Per il Vaticano non è in alcun modo vantaggiosa una diffusione dell’Islam in quella regione”, sostiene Milivojevic.

Nel dicembre del 2018 l’archiepiscopo di Belgrado Stanislav Hocevar ha rilasciato un’intervista alla rivista serba Vecernje Novosti in cui ha dichiarato che i cattolici albanesi in Kosovo stanno affrontando moltissimi problemi e, per questo, stanno abbandonando la regione.

Si noti che molti membri influenti dell’élite kosovara sono cattolici. Ad esempio, l’ex premier kosovaro Ramush Haradinaj. Cattolico era anche il primo presidente del Kosovo, Ibrahim Rugova, che fu al potere dal 1992 al 2006.

Ricordiamo che nel settembre del 2017 Papa Francesco ha ricevuto il presidente kosovaro, Hashim Thaçi, di fede musulmana.

“I veri albanesi non mangiano il maiale”

Miroljub Jevtic, esperto serbo di Islam, in un recente articolo per la rivista Politika ha riportato dei comunicati risalenti alla guerra kosovara del 1999 quando i cattolici albanesi del luogo si lamentavano perché (cit.) “i nostri connazionali musulmani all’inizio uccidevano tutti i nostri maiali e a colpi di pistola bucavano le botti dov’erano contenuti vino e rakja. Dicevano che i veri albanesi non bevono rakja e non mangiano il maiale”.

Stando a quanto scrive Jevtic, l’episcopo della cittadina kosovara di Prizren, Mark Sopi, venuto a mancare nel 2006, disse in un’intervista che dal Kosovo, incapaci di sostenere il clima di tensione, se n’erano andati i due terzi della comunità cattolica, ovvero 60.000 persone, e che dopo quest’emigrazione la popolazione cattolica si attestava a poco più dell’1% della popolazione totale del Paese. Invece, sul sito dell’amministrazione apostolica di Prizren si indica che nel 2017 i cattolici rappresentavano il 3,2% della popolazione (ovvero 58.000 persone su 1.800.000).

I problemi della comunità cattolica sono stati riconosciuti anche a livello internazionale. Il quotidiano serbo Danas, ad esempio, ha riportato il rapporto OSCE del dicembre del 1999 nel quale si legge che dopo la smobilitazione delle forze serbe dal Kosovo gli albanesi, che avevano combattuto tra le fila dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, avevano un cattivo rapporto con i cattolici albanesi per via del loro insufficiente attaccamento agli ideali di quel gruppo.

Il quotidiano Danas ha, inoltre, osservato che nel marzo del 2004, quando in Kosovo cominciarono le sommosse antiserbe e furono danneggiate o distrutte decine di chiese ortodosse, la popolazione cattolica locale condannò queste attività. Il giornale serbo riporta le parole di un albanese che subito dopo gli eventi di marzo si era trasferito in Montenegro: “Dopo l’accaduto ho provato vergogna. Eravamo sottoposti a una pressione costante”.

Ad ogni modo, negli ultimi anni non si è fatta menzione di alcun conflitto tra la popolazione musulmana e quella cattolica. Anzi, nel 2017 a Pristina è stata consacrata la cattedrale cattolica intitolata a Madre Teresa la cui costruzione fu avviata già da Ibrahim Rugova. L’agenzia AgenSIR ha osservato che si tratta già della seconda chiesa cattolica di Pristina, città in cui vivono circa 3000 cattolici.

Miroljub Jevtic nell’articolo di Politika menzionato più sopra ha riportato le citazioni di un intervento dell’ex imam di Pristina, Sefket Krasnici, che parlando di Madre Teresa disse che il suo posto è all’inferno perché lei non credeva in Allah. Il luogo e il momento in cui fu rilasciata questa dichiarazione non sono precisati.

Va detto che nel 2014 Krasnici fu fermato dalla polizia kosovara per presunto arruolamento di albanesi da inviare successivamente a combattere in Iraq e Siria tra le fila dell’ISIS.

Campione di terrorismo

Non vi sono dati esatti circa il numero di albanesi che partirono a combattere per l’ISIS. Il quotidiano britannico The Times nel 2019, riferendosi a dati diramati dalle autorità kosovare, ha parlato di 348 arruolati.

A sua volta, il New York Times nel 2016 ha scritto che nei due anni precedenti gli arruolati erano 315, il che faceva del Kosovo il “leader” europeo per numero di membri dell’ISIS pro capite.

Secondo l’ex diplomatico Zoran Milivojevic, Papa Francesco sta accogliendo con favore il dialogo strategico con la Chiesa ortodossa per “difendere la cristianità in quanto tale”.

Milivojevic ritiene che questo approccio potrebbe aiutare la Serbia nella difesa dei propri interessi statali e culturali, nonché di quelli della Chiesa ortodossa serba in Kosovo e Metochia.

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