17:22 22 Novembre 2019
Camera dei deputati

"Entro la metà di ottobre taglio parlamentari" - ministro Rapporti con il Parlamento D'Incà

CC BY 2.0 / Simone Ramella / Palazzo Montecitorio
Politica
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Questa mattina il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, ha dichiarato che il tanto atteso taglio dei parlamentari potrebbe diventare realtà entro la prima metà di ottobre.

"Oggi abbiamo la Capigruppo della Camera, credo che nella prima settimana o al massimo nella seconda di ottobre avremo finalmente il taglio dei parlamentari". Con queste parole Federico D'Incà, intervistato da Rtl 102.5, ha fatto chiarezza sull'iter legislativo di una delle misure più invocate dagli italiani e che è stata il vero e proprio cavallo di battaglia del M5S sin dalla sua fondazione.

Il ministro ha poi provato a misurare l'impatto che il decreto avrà sul bilancio pubblico, parlando di "un risparmio di 500 milioni in una legislatura", sottolineando come la sua attuazione porterà "efficientamento e [maggiore ndr] efficacia dei lavori parlamentari".

Per D'Incà la diminuzione del numero dei parlamentari non porterà infatti a nessuna "perdita di democrazia nel nostro Paese" permettendo al contrario di "lavorare meglio". 

"È una promessa che abbiamo fatto come Movimento 5 Stelle, all'interno dell'accordo di programma, e in questo momento lo vogliamo portare a termine e c'è un'ampia convergenza all'interno e soprattutto nella maggioranza che vede in questa possibilità uno dei punti principali per iniziare a dare dei risultati alle persone che stanno credendo in questo governo".

Cosa cambia con il taglio dei parlamentari?

Il ddl che sarà discusso ad ottobre modificherebbe gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione italiana, prevedendo la riduzione del numero delle poltrone da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato.

Esso non avrebbe impatto sull'attuale parlamento, divenendo effettivo a partire dalle prossime elezioni politiche, attualmente previste per il 2023.

A luglio il decreto era già stato approvato in prima lettura sia dalla Camera e che dal Senato, ma non si era arrivati alla ratificazione definitiva per via della crisi di governo agostana.

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