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04:47 23 Ottobre 2019
Banca Centrale iraniana

Gli Usa impongono sanzioni alla Banca Centrale iraniana

CC BY-SA 2.0 / Ensie & Matthias / Central Bank of Iran, Tehran
Politica
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Gli Stati Uniti impongono sanzioni contro la Banca Centrale iraniana mentre Usa ed Iran stanno attraversando un periodo di alta tensione dopo il recente attacco alle raffinerie saudite, delle quali Washington e i suoi alleati hanno accusato Teheran.

Gli Stati Uniti hanno introdotto sanzioni contro la Banca Centrale iraniana. Lo ha dichiarato oggi il presidente americano Donald Trump, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca.

Trump ha definito le nuove sanzioni come “le più rigide mai imposte al Paese”.

Il presidente degli Stati Uniti non ha ulteriormente approfondito i dettagli sulle restrizioni economiche contro il principale ente finanziario iraniano.

Alla domanda sulla possibilità di azioni militari contro Teheran, Trump ha risposto che “gli Usa sono sempre pronti”.

Ieri il presidente statunitense ha ammesso che la situazione con l'Iran potrebbe non essere risolta in maniera pacifica.

Il segretario del Tesoro americano Stephen Mnuchin, a sua volta, ha dichiarato che la Banca Centrale iraniana è stata "l'ultima fonte di finanziamento" per il governo iraniano.

L'attacco alle strutture Aramco

Nella notte tra venerdì e sabato dei droni hanno attaccato due strutture della società petrolifera saudita Aramco, facendo divampare un poderoso incendio all'interno delle raffinerie.

Dopo poche ore, l'azione è stata rivendicata dalle milizie sciite di Houthi, protagoniste nella guerra civile che in Yemen va avanti dal 2015.

A causa dell'attacco l'Arabia Saudita ha visto calare del 50% la propria produzione petrolifera, portando a pesantissimi rincari, a livello mondiale, sul prezzo del greggio.

Mercoledì scorso il portavoce del ministero della Difesa saudita Turki Maliki ha mostrato i resti di ciò che sarebbero le munizioni usate durante l'attacco agli impianti di Abqaiq e Khurais. Maliki ha ritenuto che i resti sarebbero la prova dell'utilizzo di armi che non possono essere in dotazione dell'esercito yemenita, ma che solo l'Iran può possedere.

Le tensioni tra USA e Iran circa il programma nucleare di Teheran

Teheran ha dichiarato la propria uscita dall'accordo sul nucleare il 7 luglio scorso, una volta scaduto l'ultimatum di 60 giorni dato all'UE, annunciando contestualmente un programma di progressivo arricchimento dell'uranio.

L'accordo era stato siglato nel 2015 tra l'Iran e il cosiddetto sestetto formato da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Cina, Russia e Germania.

Con tale intesa l'Iran aveva, di fatto, accettato di eliminare le sue riserve di uranio a medio arricchimento, di tagliare del 98% le riserve di uranio a basso arricchimento e di ridurre di due terzi le sue centrifughe a gas per tredici anni.

Per i successivi quindici anni l'Iran avrebbe potuto arricchire l'uranio solo al 3,67%. In cambio dell'accordo l'Iran ha ottenuto la cessazione delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, dall'Unione Europea e dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Nel 2018, tuttavia, gli USA avevano annunciato la propria uscita unilaterale dal trattato, ripristinando le sanzioni verso l'Iran e scatenando così le ire da parte di Teheran.

Negli ultimi due mesi l'Iran ha ripetuto più volte le condizioni per tornare a rispettare l'intesa, chiedendo passi più concreti dall'Europa nell'accordo sul nucleare, oltre all'intercessione da parte di Bruxelles per portare all'annullamento delle sanzioni imposte da Washington.

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Sanzioni, Donald Trump, Iran
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