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04:37 12 Novembre 2019
Il premier britannico Boris Johnson

Brexit di Boris: il parlamento britannico non si arrende

© REUTERS / UK PARLIAMENT/JESSICA TAYLOR
Politica
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Mancano due mesi prima del 31 ottobre, giorno in cui Londra dovrebbe uscire dall’Europa, ma tutte le carte da no deal, a elezioni anticipate e rinvio della Brexit sono ancora in gioco.

Mercoledì scorso la Camera dei Comuni ha approvato in ultima lettura la legge anti-no deal. A favore hanno votato 327 deputati, contro 299. Questo risultato, che suggella la sconfitta dal governo di Boris Johnson sul testo, è stato raggiunto grazie a 21 deputati “ribelli” del partito conservatore, che hanno deciso a fermare la linea di Johnson di portare a compimento una Brexit “a tutti i costi”, con o un accordo.

Il nuovo “schiaffo” a Johnson arriva venerdì, quando la Camera dei Lord si dice contraria a un'uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza nessun tipo di accordo. Lunedì prossimo la regina Elisabetta firmerà la legge approvata dalle due Camere e nello stesso giorno il premier britannico chiederà di andare alle elezioni anticipate.

E cosa succede ora? Quando e come la Brexit finalmente entrerà nel vigore? Quali conseguenze potrebbe avere questa “fight to death” per la Gran Bretagna e per i cittadini europei? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Francesco Galietti, capo della società di analisi strategica geopolitica Policy Sonar.

Dott. Galietti, con l’approvazione della legge contro l’uscita senza accordo il neopremier Boris Johnson ha perso la maggioranza assoluta nel parlamento britannico. Come mai tutto è di nuovo andato storto? Perché di giorno in giorno la Brexit sta diventando un disastro?

Boris Johnson, pur essendo un politico più attrezzato del ‘situazionista’ Matteo Salvini, incontra un problema simile: quello di dare corpo alla sensibilità più diffusa nel Paese nonostante le poderose spinte contrarie del Parlamento britannico. Il nodo non è banale. Basti pensare che in Italia il trionfatore delle elezioni europee, Salvini, è finito fuori da maggioranza e governo appena due mesi dopo le europee. Inoltre, il problema di Johnson è ancora più arduo di quello di Salvini. Infatti, il referendum di Brexit è ormai lontano nel tempo, e gli stessi tories sono sempre più ammaccati.

Il premier britannico Boris Johnson parla alla Camera dei comuni dei Regno Unito
© REUTERS / UK Parliament/Jessica Taylor
Il premier britannico Boris Johnson parla alla Camera dei comuni dei Regno Unito

La reazione di Boris Johnson all’introduzione di questa legge è stata immediata: il premier Tory ha proposto elezioni anticipate da tenersi il 15 ottobre, ribadendo che solo il voto può stabilire chi fra lui e il suo rivale, laburista Jeremy Corbyn debba negoziare la Brexit. Come valuta questa mossa di Johnson che in questo momento si sente sicuramente non solo sconfitto ma anche umiliato?

Johnson, dopo aver provato con stratagemmi legali a ‘congelare’ il Parlamento britannico, tenta il tutto per tutto. Non può fare altro. D’altra parte, Johnson è stato nuovamente sconfitto a Westminster: la Camera dei Comuni ha approvato in via definitiva, con 327 voti favorevoli 327 e 299 contrari, il disegno di legge Benn - la legge anti no-deal - che è stata appena approvata anche dalla Camera dei Lord.

La legge prevede che Londra chieda un'estensione della Brexit fino al 31 gennaio se entro il 19 ottobre non ci sarà un accordo con Bruxelles. BoJo è passato al contrattacco: "Questa legge è studiata per capovolgere il più grande voto democratico della nostra storia". O la va, o la spacca.

Fino a qualche giorno fa quasi nessuno aveva dubbi sul fatto che il 31 ottobre il Regno Unito sarà fuori dall’Ue con o senza accordo. Pensa che fra due mesi la Brexit potrebbe diventare una realtà o sono ancora possibili ulteriori rinvii? Oppure magari tutto può essere addirittura cancellato?

Non escludo ulteriori colpi di scena. Al contempo non sono certo che Brexit possa essere del tutto eliminata. Oltre ai volubili umori della popolazione, escludo che le élites siano tutte per il remain. Di certo lo sono le élites finanziarie, ma non quelle militari e lo stesso sancta sanctorum aristocratico è straordinariamente attento a non scoprire le proprie carte.

Quali conseguenze potrebbe avere il “no deal” per la Made in Italy, visto che dal 2012 al 2017, il mercato britannico ha rappresentato per l’export agrifood italiano una quota media annua del 7,8%?

Il principale problema per le imprese italiane è verrebbe meno una formidabile fonte di offerta di finanziamenti, in assenza della quale resterebbe insoddisfatta la domanda di finanziamenti delle PMI italiane.

A Suo avviso, quali lezioni potrebbe insegnare la Brexit a chi vuole lasciare l’Unione Europea? Il gioco davvero vale la candela?

L’intero negoziato è stato impostato (soprattutto dalla Francia) con l’intenzione di ‘dare una lezione esemplare’ al Regno Unito così da dissuadere altri soggetti dal valutare soluzioni simili. Ma proprio questa impostazione tocca corde profonde, dal momento che il Regno Unito non può permettersi di venire umiliata nella sua auto-coscienza di nazione ed ex Impero.

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Regno Unito, Boris Johnson, Brexit
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