23:12 13 Novembre 2019

Ancora Di Maio su Arata: la lotta continua

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Politica
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Sembra una storia senza fine il botta e risposta tra Lega e M5S su Arata. Neanche oggi la polemica sembra placarsi, con Di Maio che non le manda a dire sui social.

Si lacera sempre di più la coalizione di governo, con una spaccatura che non riguarda solo le due forze di coalizione, ma anche Viminale e Palazzo Chigi. Se sulla Tav e sui cantieri è scontro aperto Salvini e Toninelli, che si rivolgono scambievoli critiche sulla condotta dei relativi ministeri, a Di Maio non va affatto giù il caso Arata, e i presunti tentativi di ingerenza nella scelta dei ministeri. 

E anche oggi Di Maio rilancia la debacle: "questa storia di Arata che è inquietante. Diceva che siamo dei "rompic***" mentre parlava con la mafia. Un’altra medaglia al valore per il MoVimento 5 Stelle".

Il vicepremier avverte sull'importanza della legalità: "Badate bene, la legalità non è uno slogan, abbiamo un Paese corrotto da nord a sud, nessuno investe più da noi. Se da fuori ci vedono ancora come “spaghetti e mafia” è perché i partiti ancora si imbarcano questa gente".

Secondo le intercettazioni della DIA di Trapani, depositate dai PM di Roma, sarebbe stato proprio l'imprenditore a volere Armando Siri dentro il Governo, per poter gestire i finanziamenti all'eolico.

"Se ci va Armando gli faccio mettere l’emendamento dentro lì...", diceva Arata al figlio, "Se entra nel decreto gli do 30 mila euro, ne ho parlato con il direttore generale, il capo gabinetto è d’accordo, la Lega è d’accordo... me lo porta la Lega...".

I piani per gli incentivi al mini-eolico falliscono e, da quanto emerge nelle intercettazioni, secondo Arata sono stati proprio i Cinque Stelle a fermare l'emendamento. "Questi rompono sempre i cogl***“ avrebbe detto a Vito Nicastro, il re dell'eolico siciliano. 

Di Maio ieri aveva rincarato la dose. Secondo il ministro dello Sviluppo “c’è stato un momento in cui, mentre si formava il Governo, qualcuno come Arata ha dichiarato di volermi controllare nominando un sottosegretario agli Esteri, dove si pensava andassi - spiega in una diretta su Facebook - È un fatto gravissimo. Se qualcuno, esterno al Governo, ha provato a manipolare le scelte di governo mi aspetto, chiederò alla magistratura la massima chiarezza. Se qualcuno ha provato a controllare o sabotare l’azione del M5S al Governo pretendiamo la massima chiarezza”.

Il caso Siri era scoppiato la scorsa primavera, creando le prime tensioni interne al governo. Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti della Lega e consigliere economico di Matteo Salvini, era stato indagato ad aprile per corruzione. Su di lui pendeva l'accusa di una tangente pagata da Arata in cambio di una modifica del Def 2018 sugli incentivi al mini-eolico. Successivamente, il 2 maggio, il primo ministro Conte aveva annunciato la revoca dell'incarico di sottosegretario, avvenuta pochi giorni dopo. 

Tuttavia è proprio Armando Siri che il ministro dell'Interno porta con sé all'incontro con le parti sociali, per presentare il progetto della Flat Tax. Questa circostanza ha provocato lo strappo tra il Viminale e Palazzo Chigi.

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M5S, Luigi Di Maio, Italia
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