16:08 13 Novembre 2019
Le bandiere dell'UE e della Grecia

Grecia: elezioni politiche, vantaggio Nuova democrazia potrebbe non bastare per governo monocolore

© REUTERS / Yannis Behrakis
Politica
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Il programma di Nuova democrazia (Nd), in caso di vittoria alle prossime elezioni anticipate in Grecia, è incentrato sul rilancio dell’economia nazionale tramite politiche di alleggerimento fiscale e su misure per attrarre investimenti dall’estero.

Queste sono state le promesse più volte ribadite dal leader dell’opposizione e capo del partito, Kyriakos Mitsotakis, insieme agli attacchi al governo e al primo ministro, Alexis Tsipras, che hanno scandito la sua campagna elettorale, fatta di botta e risposta tra le due parti, senza quasi un momento di tregua. Se in politica interna Mitsotakis ha sempre voluto rimarcare la sua posizione critica nei confronti delle scelte dell’esecutivo, tranne che per il voto in Parlamento a favore delle misure anti-austerità, sul piano della politica estera non ha potuto che seguire il solco in cui si avvicendano tutti i governi di Atene rispetto ai rapporti con la Turchia e le annose questioni territoriali tra i due paesi, oltra a quella di Cipro. Sull’accordo di Prespa, Mitsotakis ha invece puntato molto nel raccogliere il malcontento di una fetta dell’opinione pubblica più vicina a istanza nazionaliste e identitarie, a difesa del “patrimonio storico-culturale macedone”. Mossa che ha aiutato l’affermazione di Nd alle ultime elezioni europee di maggio, quando ha raccolto oltre il 33 per cento dei consensi, distaccando Syriza con ben nove punti di vantaggio.

Sul voto di domenica resta, invece, l’incognita se Nd riuscirà con i voti ricevuti ad ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento. Scenario che diversi analisti considerano poco probabile, dal momento che il sistema elettorale greco prevede l’assegnazione di cinquanta seggi come premio di maggioranza al partito con più preferenze, mentre per il resto delle forze in lizza ci si basa su un proporzionale puro con soglia di sbarramento al 3 per cento. Sarà dunque fondamentale per gli equilibri parlamentari quanti partiti, cosiddetti piccoli, riusciranno a fare parte della composizione del prossimo emiciclo. Quella che appare come la soluzione più pratica per il partito conservatore sembra dunque essere un accordo con la forza centrista del Movimento per il cambiamento (Kinal). Nata a marzo del 2018 dalla fusione di un pezzo del Movimento socialista panellenico (Pasok), dal Movimento dei socialisti democratici (Kidiso), da To Potami (Il fiume) e dalla Sinistra democratica (Dimar), Kinal ha raggiunto un insperato sette per cento alle ultime elezioni europee. Adesso del cartello politico sono rimaste solo le prime due componenti, dal momento che To Potami e Dimar hanno lasciato la coalizione in tempi diversi.

Non è un caso che Mitsotakis stia rivolgendo all’elettorato greco un costante appello al voto utile e quindi a “non disperdere il proprio voto”, presentandosi come unica alternativa credibile a Tsipras. Un modo per convogliare su di sé e su Nuova democrazia lo storico bacino elettorale di centro-destra, assorbendo di fatto quelli che erano i voti dell’ormai ridotto ai minimi consensi, partito dei Greci indipendenti (Anel), ma anche di un pezzo dell’estrema destra, dopo avere cavalcato la lotta all’accordo di Prespa per il nuovo nome del vicino macedone. Se però da una parte il leader di Nuova democrazia continua a ribadire la sua intenzione di volere andare a nuove elezioni, nel caso in cui il suo partito non riuscirà ad ottenere la maggioranza dei seggi al prossimo Parlamento, dall’altra il richiamo ad un certo pragmatismo insieme alla volontà di andare al governo dovrebbero condurre poi ad un più mite accordo tra lo stesso Mitsotakis e la leader di Kinal, la socialista Fofi Gennimata.

"Se non è possibile formare un governo, il paese sarà condotto direttamente a (nuove) elezioni", ha detto ieri Mitsotakis in un'intervista televisiva, ribadendo, a parole, che nessuno degli altri partiti oggi all'opposizione avrebbe espresso l’interesse a formare una coalizione con Nd.

Rispetto all’eredità lasciata dal governo Tsipras, il leader di Nd ha sempre chiarito che intende mantenere alcune delle misure sociali adottate favore della popolazione, come la tredicesima sulle pensioni, a condizione che l’ambizioso obiettivo di crescita del 4 per cento venga realizzato. Il centro della narrazione elettorale di Mitsotakis è stato quello della rottura del cosiddetto "triangolo della stagnazione”, grazie a nuove riforme, come quella del sistema previdenziale, che potrebbe prevedere contributi volontari verso istituti privati, sino al ritoccare il sistema universitario e a tagli alle tasse come quello del 30 per cento sull’imposta unica sulla proprietà immobiliare (Enfia). Il primo obiettivo di Nd, come più volte sottolineato anche da altri esponenti di partito, dovrebbe essere un maxi piano di investimenti per attirare 100 miliardi di euro in un periodo compreso tra cinque e dieci anni, ma di cui ancora non sono del tutto chiari i contorni. Di sicuro il nuovo esecutivo, a guida Nd, punterà su ritocchi alla spesa pubblica e sull’introduzione di “partenariati pubblico-privati” per cercare di fare casse e finanziare le misure fiscali. Le misure che il nuovo governo adopererà dovranno per forza di cosa essere sottoposte al vaglio da parte delle istituzioni europee, in linea con il periodo di sorveglianza al termine del terzo piano di salvataggio conclusosi nell’agosto dello scorso anno.

In politica estera, l’orientamento euro-atlantico e i piani di cooperazione energetica e di sicurezza con partner regionali, come Cipro, Israele e Libano, non potranno che proseguire anche con il prossimo esecutivo. Del resto, la Grecia è l’unico Stato membro dell’Unione europea ad avere dei problemi di sicurezza ai suoi confini, per via delle questioni territoriali con la Turchia. In questo contesto, lo scontro aperto voluto da Mitsotakis con Tispras sull’accordo di Prespa, non dovrebbe portare a reali conseguenze nel caso in cui l’attuale leader dell’opposizione diventi il nuovo primo ministro. Nonostante le minacce di volere ostacolare l’ingresso della Macedonia del Nord nella Nato, a causa di un accordo definito da lui “dannoso” per gli interessi nazionali, sia da Bruxelles che da Washington ci si aspetta il rispetto dell’intesa, raggiunta dai governi di Atene e Skopje nel giungo dello scorso anno, anche perché considerata come un punto di partenza per l’avvio dei negoziati di adesione del paese macedone all’Ue e un modello vincente di pacificazione da esportare nei Balcani, oltre che come pilastro per la stabilità regionale.

Fonte: Agenzia Nova

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Elezioni, Grecia
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