18:40 05 Dicembre 2019

Evo Morales: il mondo intero considera Trump il nemico numero uno dell’umanità

© REUTERS / Jose Lirauze/Courtesy of Bolivian Presidency
Politica
URL abbreviato
41617
Seguici su

Il presidente boliviano Evo Morales ha spiegato alla corrispondente di Sputnik Darya Stanislavets qual è il ruolo della Russia in America Latina, l’interesse verso le tecnologie militari russe, l’eventuale risoluzione della situazione in Venezuela e gli errori commessi dal presidente statunitense Donald Trump.

- Qual è il Suo ordine del giorno per il viaggio in Russia?

- La Bolivia e i boliviani hanno molta fiducia nel presidente russo e nei russi. Abbiamo punti di vista simili quanto al diritto internazionale e ai diritti umani. Vorrei tanto che la Russia avesse maggiore presenza in America Latina. Quest’incontro rappresenta un impegno preso da parte di nazioni, governi e presidenti nel tenere buoni negoziati dai quali entrambi i Paesi potrebbero trarre vantaggio. Ma in questa fase la Bolivia ha più bisogno della Russia di quanto la Russia abbia bisogno della Bolivia.

- Cosa ne pensa del ruolo della Russia nel mondo e in America Latina?

- I popoli del mondo si organizzano in movimenti comuni di indirizzo vario, mentre la Russia è il Paese che cerca equilibri tra nazioni a livello internazionale. La Russia evita di intervenire militarmente. La Russia, in quanto nazione e in quanto popolo, non viola mai il diritto internazionale. Per questo, i rapporti con la Russia sono così importanti non solo per la Bolivia, ma per tutti i cittadini del mondo.

- Secondo Lei, qual è la forza della Russia. Perché alcuni Paesi non apprezzano il presidente Putin e ciò che fa?

- Direi che si tratta dei governi dei Paesi. Infatti, i cittadini percepiscono che la presenza della Russia nella sfera politica contribuisce a bilanciare i rapporti tra governi e popoli.

La Russia è un’entità che permette di scongiurare l’intervento degli Stati Uniti in qualsiasi Stato del mondo. Siamo convinti che il modello e il sistema statunitensi non costituiscano una garanzia di benessere. Infatti, gli USA non lasciano spazio ad alcun tipo di concorrenza da parte degli altri Stati. La Russia condivide il proprio modello di gestione e, soprattutto, le proprie tecnologie. Negli USA, invece, non vi è alcuna politica che pensi all’umanità. E questa è una grande differenza. Ecco perché la Russia è così importante per il mondo.

- Cosa ne pensa delle prospettive della cooperazione militare russo-boliviana? La Bolivia è interessata all’acquisto di armi russe?

- Sì, stando alle dichiarazioni del Comando delle Forze dell’Aeronautica militare è grande l’interesse per l’acquisto di mezzi militari russi. Vi è una commissione congiunta al lavoro in tal senso e speriamo che la trasmissione di tecnologie porti buoni risultati.

L’anno scorso, ad esempio, abbiamo smesso di impiegare il velivolo americano da addestramento T-33 e ora la nostra Aeronautica militare ci chiede di sostituirlo con modelli russi. Molto dipende dalle componenti tecniche e di quelle russe ci fidiamo molto. In America Latina vi sono molti velivoli russi. Tutto dipende da ciò che farà la commissione incaricata.

- Parlerà di questo con Putin?

- Talvolta la trasmissione di questo genere di tecnologie dipende da decisioni politiche.

- Qual è il Suo ricordo più vivido della Russia?

- In occasione della mia prima visita fui impressionato dal modo in cui fui accolto e dall’organizzazione dell’evento. Quando partecipai al vertice delle nazioni esportatrici di gas, conversai amabilmente con il presidente Putin e durante la mia ultima visita, in occasione del Campionato mondiale di calcio, abbiamo trattato temi importanti in sede di trattative bilaterali. Al momento stiamo implementando quegli accordi.

- Passiamo al Venezuela. Secondo Lei, come evolverà la situazione?

- I problemi dei venezuelani devono essere risolti dai venezuelani stessi. Noi non accettiamo alcun tipo di intervento, l’intervento statunitense non ha avuto successo, il colpo di Stato è fallito.

Il Venezuela deve fare i conti con un assedio economico. Ammiro il popolo venezuelano che, nonostante i problemi economici e l’assedio, difende strenuamente Chavez nell’ambito della cosiddetta rivoluzione Bolivariana.

Il leader dell'opposizione venezuelana Juan Guaidó durante una manifestazione a Caracas
© Sputnik . Leo Alvaraz
La nomina di Juan Guaidó a presidente è come la nomina di un viceré ai tempi della colonizzazione. Non sono né l’OAS né l’impero statunitense a dover riconoscere Guaidó, ma il suo popolo. E gli altri popoli devono riconoscere Guaidó qualora (i suoi sostenitori) vogliano che le autorità di questi popoli li riconoscano. Ma, poiché non lo riconoscono, l’impero nordamericano non riesce a concludere niente. Dobbiamo augurarci che riparta il processo di lavoro congiunto perché il rifiuto di riconoscere il governo di Maduro non porta alcun beneficio ai venezuelani.

È bene che i venezuelani abbiano un preciso ordine del giorno a livello politico, democratico, sociale ed economico.

Percepisco che queste provocazioni provenienti dall’impero nordamericano stanno volgendo al termine. Non possono prevalere altrove se non, forse, in Libia. Sono destinate al fallimento negli altri continenti.

Probabilmente gli USA desiderano riprendersi l’America Latina. Ma, nonostante i governi di destra, l’America Latina ha dichiarato che non accetterà alcun intervento esterno in America Latina. E questo è un altro fallimento. I venezuelani devono risolvere da soli i propri problemi.

- Come si potrebbe risolvere la situazione?

- Credo con il dialogo.

- Secondo Lei, gli USA decideranno di intervenire militarmente in Venezuela?

- Ci hanno provato e hanno fallito. Se ci fosse un intervento militare in Venezuela, non otterrebbe il supporto dell’America Latina. Tutti i sudamericani e tutti i latinoamericani sono concordi nel rifiutare qualsiasi tipo di aggressione.

- L’incontro bilaterale tra Maduro e Trump potrebbe risolvere la situazione in Venezuela?

- Chiaramente, dev’esserci una certa volontà politica. Ho sentito che Maduro voleva un incontro, ma Trump ha declinato. Qualunque elezione con la partecipazione di Maduro potrebbe risolvere il problema. Gli USA chiedono, però, che si tengano votazioni senza la partecipazione di Maduro. E questo non è affatto democratico.

- Parlerà del Venezuela nel Suo incontro con Putin?

- A porte chiuse tocchiamo sempre questioni importanti relative alla congiuntura mondiale. È meglio parlare di tutto, non solo di quello che riguarda il Venezuela. La Bolivia condividerà sempre le grandi proposte che avanza il presidente Vladimir Putin e siamo molto interessati a discutere queste questioni politiche.

- L’anno scorso ha detto che Trump è nemico di tutto il mondo, di tutta l’umanità. Ha cambiato idea?

- Vista la politica che implementa è ovvio che tutti lo identifichino come nemico numero uno dell’umanità.

- C’è la possibilità che Lei incontri Trump?

- Non ho mai pensato che sia un incontro auspicabile, ma potrei ricredermi.

- In cosa sbagliano gli USA? Intendo, qui in America Latina?

- Non è il popolo statunitense a sbagliare, ma il suo presidente e la sua politica. Trump pensa che gli USA siano i padroni del mondo, ma questo è un errore. Pensa che potranno dare ordini al mondo, ma è un errore. Considera tutti i Paesi del mondo come una colonia degli USA e si sbaglia di grosso. Devono riflettere molto sulla situazione politica e sociale nel mondo.

- Cosa ne pensa del muro che stanno costruendo gli USA?

- Noi non avremmo mai accettato una cosa simile. Noi ci impegniamo per una cittadinanza universale, abbiamo tutti diritto a vivere ovunque nel mondo nel rispetto dei requisiti e degli impegni di lavoro.

- Cosa consiglierebbe a Trump?

- Di imparare a rispettare i popoli del mondo e le relazioni bilaterali fondate sul rispetto reciproco e la ricerca di un beneficio comune.

- In Giappone si sono conclusi i lavori per il vertice del G20, i leader hanno discusso temi come l’economia mondiale, le guerre commerciali, le sanzioni, le migrazioni. Cosa ne pensa degli sviluppi futuri dell’economia mondiale? Vi saranno peggioramenti della situazione dal punto di vista di guerre commerciali e sanzioni?

- I popoli del mondo stanno vivendo una crisi del sistema capitalista. E purtroppo alcune nazioni non stanno rispettando i loro impegni. Come possiamo avere fiducia degli USA se questi non ratificano alcun trattato sull’ambiente? Come possiamo credere agli USA se non ratificano nemmeno un trattato sui diritti umani?

Se dovessi consigliare qualcosa a Trump, allora gli direi di essere più umano verso i popoli del mondo e consiglierei al suo governo di ratificare tutti i trattati sui diritti umani e sull’ambiente come il Trattato di Parigi. Ci siamo scontrati con un governo che vuole dominare il mondo.

- La Bolivia ha ridotto sensibilmente il livello di povertà nel Paese. Come ci siete riusciti?

- Innanzitutto ricostruendo la politica del Paese. Abbiamo nazionalizzato parte dell’economia e rafforzato le nostre risorse naturali per società strategiche trasformando l’acqua, l’energia e le telecomunicazioni in elementi a favore dei diritti umani e non delle società private.

Questa politica, nonché appositi progetti e programmi, ci hanno permesso di ridurre i livelli di povertà dal 38,2% nel 2005 al 15% nel 2019. Di questo siamo entusiasti e ora abbiamo un piano per il 2025. Desideriamo ridurre questa soglia al 5%.

- La Bolivia è l’unico Paese dell’America Latina a registrare una stabile crescita economica. Come vede l’economia della Bolivia tra 5 anni?

- Siamo un Paese grande e vogliamo molto di più. Vogliamo essere di più. Per fortuna, la nuova politica economica ha generato crescita.

Dopo la nazionalizzazione siamo passati all’industrializzazione. Per la prima volta il governo sta fornendo servizi e investendo nelle nazioni vicine. Ad esempio, approvvigioniamo di energia elettrica l’Argentina e stiamo per vendere gas ai cittadini del Perù meridionale. Prevediamo di costruire un gasdotto in Paraguay e in Perù, di vendere GNL in Paesi oltreoceano come la Cina e l’India. Per fortuna abbiamo buoni rapporti con questi Paesi. Per questo, la Bolivia ha un grande futuro.

- Al processo di industrializzazione partecipano anche investitori stranieri?

- Fino ad ora ci sono stati investitori statali, abbiamo già partner stranieri sia di società private sia statali interessati all’industrializzazione delle nostre risorse naturali e del nostro settore agricolo.

- A quali condizioni lavorano questi partner?

- Si tratta, come sempre, di investitori minoritari, ma la nostra Costituzione garantisce qualsiasi tipologia di investimenti stranieri.

- Quali sono i Suoi obiettivi principali?

- Innanzitutto estendere la produzione. Come farlo? Con grandi investimenti nel settore energetico per supportare le esportazioni di energia. In secondo luogo, industrializzando le risorse naturali. Abbiamo già cominciato a lavorare in questo settore. Al momento abbiamo già partenariati attivi nel processo di estensione della produzione. In terzo luogo, dobbiamo puntare sugli idrocarburi e sugli stabilimenti petrolchimici. Abbiamo già cominciato a lavorare in tal senso.

In passato esportavamo solo gas naturale e importavamo GNL. Ora esportiamo in Perù e in Brasile. Stiamo approvvigionando quasi il 90% del mercato paraguaiano. Abbiamo cominciato a esportare GNL, esportiamo urea in Brasile. Il mio obiettivo principale è continuare a ridurre la povertà.

- La Russia e la Bolivia stanno discutendo l’accordo sul litio. Siamo vicini alla sua sottoscrizione o vi sono dei problemi?

- Abbiamo fatti grandi progressi in tal senso. Dobbiamo concretizzare questi avanzamenti perché la Russia diventi un partner della Bolivia in questo settore.

- Al momento la Bolivia ha già partenariati strategici sul litio con altri Paesi?

- Su giacimenti singoli abbiamo accordi solamente con Germania e Cina.

- Di cosa va fiero?

- Innanzitutto del fatto che ci siamo lasciati alle spalle il passato, abbiamo seppellito l’esperienza coloniale. Oggi abbiamo uno Stato multietnico. Il nostro è un popolo sovrano con un’identità propria. Vado fiero della nostra crescita economica. Da quando sono al governo (13 anni) è la prima volta che in America Latina si registra una crescita economica così prolungata, 6 anni. Sono dati delle organizzazioni internazionali. Questa è la nostra battaglia.

Mai prima la Bolivia era stata prima in qualcosa. E se anche fosse stata prima in America Latina, lo era per livelli di povertà e corruzione. In passato la Bolivia era al secondo posto al mondo per corruzione.

Lottiamo perché ci sia tolleranza zero contro la corruzione. Tutti questi traguardi hanno permesso alla Bolivia di essere meglio di prima.

- Che crescita economica prevede per l’anno prossimo?

- Vogliamo arrivare al 4%, ma speriamo che sarà molto maggiore.

- Comincia a lavorare alle 5 del mattino e finisce molto tardi la sera. Riesce a dormire?

- Non dormo anche se il riposo è importante. Penso che essere un presidente eletto sia un servizio fondato sul sacrificio. Sono in pochi quelli che vengono eletti presidente. E capisco bene che il tempo che possiamo spendere in queste vesti dev’essere usato per fare gli interessi del popolo.

- Cos’è la felicità per Lei?

- Per me la felicità è vivere bene e sono contento del fatto che più di 2 milioni di boliviani appartengano alla classe media. Questi sono i risultati del nostro lavoro. Questo ci ispira a seguitare con i nostri programmi sociali.

- Lei ha un sogno? C’è qualcosa che vorrebbe fare, ma non è ancora riuscito a fare?

- I sogni… Sono quasi sicuro che fra 15-20 anni la Bolivia sarà una forte nazione dal punto di vista economico. Dunque, vorrei che il nostro popolo, la nostra imprenditoria privata boliviana si comportasse come si comporta uno Stato, ovvero investisse nel Paese e condividesse quel poco che ha per fare del bene.

Correlati:

Trump promette carri armati per la parata del 4 luglio
Evo Morales: le azioni degli USA sono contro l'umanità
Putin e Morales d’accordo su prevenzione corsa agli armamenti nello spazio
Trump potrebbe riconoscere Corea Nord come potenza nucleare se promette di non produrre nuove bombe
Attentato Maduro, presidente boliviano Morales accusa “USA e suoi servi”
Tags:
Vladimir Putin, Donald Trump, Evo Morales, Russia, USA, Bolivia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik