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21:54 23 Settembre 2019
Manlio Di Stefano

Manlio Di Stefano: invitiamo l'Occidente al dialogo pragmatico con la Russia

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Politica
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Un anno dopo l'insediamento dell'attuale governo, il punto annunciato del programma sulla revoca delle sanzioni antirusse resta una delle parti non concretizzate del "contratto" siglato dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega.

In che modo l'Italia intenda promuovere la ripresa del dialogo tra Russia ed Europa, di quali settori promettenti di cooperazione si possano aprire tra Mosca e Roma in futuro e come l'Italia vede la risoluzione alla crisi in Venezuela: di questi temi ha parlato con il corrispondente Alexandr Logunov dell'agenzia russa di stampa internazionale Rossiya Segodnya, di cui fa parte Sputnik Italia, il viceministro degli Esteri italiano Manlio Di Stefano, che si recherà in visita in Russia per partecipare al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo.

- Tra poco Lei parte per la Russia per partecipare al Foro economico di San Pietroburgo. Quali incontri sono già programmati durante questo vertice? Quali dossier internazionali ha intenzione di discutere con i colleghi dalla Russia e altri Paesi?

- Da sempre l’Italia assicura una nutrita e qualificata partecipazione al Forum economico di San Pietroburgo, una piattaforma sempre più importante e centrale per la promozione del dialogo fra le nostre imprese e le istituzioni in ambito economico, commerciale e finanziario.

Nel corso dei miei incontri intendo farmi portatore dell’impegno del Governo e delle Istituzioni italiane a promuovere e sviluppare ulteriormente il nostro partenariato, che presenta ancora oggi un potenziale non pienamente esplorato, nei settori consolidati (si pensi all’energia), così come nei diversi, nuovi ambiti di interesse.

Vedrò in particolare il Ministro del Commercio e dell’Industria, Manturov e il Ministro dei Trasporti, Dietrich.

I miei colloqui con membri del governo russo consentiranno una riflessione seria e approfondita sullo stato e le prospettive della collaborazione bilaterale, che malgrado un quadro internazionale assai problematico, continua a rimanere una priorità per entrambi i Paesi e continua a crescere e consolidarsi anno dopo anno.

- L’interscambio commerciale tra la Russia e Italia è tornato a crescere e sappiamo bene la reciproca importanza dei nostri mercati. Secondo Lei quali settori sono ancora da sviluppare, quali sono altre possibilità che i nostri paesi possono offrire l’uno all’altro? Le sanzioni antirusse che ormai esistono quale danno fanno all’industria e agricoltura italiane?

- La crisi del 2014, con il crollo del prezzo del petrolio e l’indebolimento del rublo, unita all’introduzione del regime di sanzioni e controsanzioni, ha portato a una drastica riduzione degli scambi commerciali fra la Russia e l’Italia. Tuttavia, l’interscambio è in ripresa da due anni, anche se le cifre sono ancora lontane da quelle record del 2013.  Ciò vale in particolare per i nostri settori di punta (alimentari, moda, arredamento, industria meccanica).

Al contempo, siamo consapevoli del programma di modernizzazione e differenziazione economica in atto in Russia, finalizzato anche a sviluppare la produzione agricola e dotarsi di un’efficiente rete di infrastrutture. In questo scenario, le opportunità per le nostre aziende sono moltissime: i russi apprezzano molto la competenza e il know-how delle industrie italiane, e il momento è quindi propizio per impegnarsi con investimenti produttivi e affiancare al Made in Italy il Made with Italy in Russia. Diverse aziende lo hanno capito e registriamo molte storie di successo.

Sono quindi convinto che si possa fare ancora di più negli anni a venire, anche in settori in sviluppo come la meccanica, l’agroindustria, il farmaceutico, nonché in ambiti meno esplorati (zootecnica, tecnologie per lo smaltimento dei rifiuti, startup e innovazione).

- La Sua visita in Russia accade poco dopo una certa crisi non solo nel governo e nella maggioranza italiani, ma anche nell’interno del Movimento Cinque Stelle a cui appartiene. Tutte queste contraddizioni possono impedire a completare il contratto del Vostro governo, uno dei punti del quale parla della necessità di abolire le sanzioni contro la Russia?

- L’abolizione delle sanzioni contro la Russia resta un obiettivo di lungo termine di questo governo ed è un tema sul quale l’Italia resta impegnata in seno all’Unione Europea e nel dialogo con i propri partner occidentali. Non possiamo negare che l’esacerbarsi delle tensioni, non solo in relazione alla crisi ucraina, rendono più problematico il perseguimento di tale obiettivo. In tale contesto, è fondamentale che da ogni parte, inclusa da parte russa, si compiano sforzi per ristabilire un clima di maggiore fiducia. La normalizzazione dei rapporti tra Russia e Occidente passa attraverso la tutela del diritto internazionale, nonché il riconoscimento delle ragioni e degli interessi di tutte le parti in causa.

- Come l’Italia intende di promuovere la strategia di collaborazione con la Russia dopo le elezioni europee? A Suo parere la vittoria delle forze considerate “pro-russe” in diversi paesi può contribuire a una svolta nella politica dell’EU nei confronti di Mosca?

- Le elezioni europee hanno comportato una significativa ridefinizione dell’arco e degli equilibri parlamentari, e non c’è dubbio che ciò avrà delle conseguenze sui principali dossier in discussione a Strasburgo. Va riconosciuto che sul tema del dialogo con la Russia l’UE continua a discutere ed anche tra i partiti vincitori delle elezioni non sussistono necessariamente posizioni comuni a riguardo.

Proprio per superare le resistenze di alcuni partner, siamo impegnati a far ripartire il dialogo fra UE e Russia da temi meno controversi, ma non per questo meno rilevanti. Mi riferisco in particolare alla promozione dei contatti fra società civili europea e russa, il rilancio del sostegno al tessuto della piccola imprenditoria della Federazione, l’intensificazione degli scambi e della collaborazione nel settore scientifico, tecnologico e accademico. Europa e Russia devono tornare ad essere partner strategici.

- Si parla sempre della solidarietà europea ma vediamo che la voce dell’Italia in favore della Russia è una delle più forti in tutta l’Europa. In che modo questa posizione può favorire al dialogo e magari fare sì che i paesi europei possano prendere esempio dall’Italia nel caso se l’Italia leva qualche parte delle sanzioni da sola?

- I rapporti tra la Russia e l’Italia sono storicamente solidi e proficui, proprio sulla base del riconoscimento delle differenze e delle specifiche sensibilità che animano i nostri Paesi. Questo approccio, se vogliamo pragmatico, ci ha permesso negli anni di creare un rapporto privilegiato e di fare del nostro partenariato un perno per mantenere vivo il dialogo fra l’Occidente e la Russia, anche nelle fasi di maggiore difficoltà.

Vorrei ricordare a questo proposito che ricorre proprio quest’anno il 50° anniversario della firma delle prime storiche intese fra ENI e Gazprom (ovvero le prime forniture di gas dall’URSS all’Italia), che fecero dell’Italia un Paese “apripista” nel dialogo con l’URSS, aprendo un primo importante varco nella “cortina di ferro”. In questo, il nostro ringraziamento va anche e soprattutto alle grandi e storiche imprese italiane – FIAT, ENI per citarne alcune – e alle controparti russe, che si sono fatte portatrici e costruttrici instancabili di questo clima di fiducia reciproca.

Forti di questa tradizione, incoraggiamo oggi i nostri partner occidentali a un dialogo costruttivo e pragmatico con la Federazione Russa, che riteniamo un interlocutore essenziale per la risoluzione delle principali crisi regionali e internazionali. Siamo impegnati, nei principali fora cui partecipiamo, ad evitare radicalizzazioni nei toni e nelle azioni reciproche. È interesse di tutte le parti evitare mosse e posture che rischino di alimentare una escalation ed un gioco a somma zero dannosi per tutti.

Da questo punto di vista, il nostro appello a gesti concreti e distensivi è rivolto sia ai Paesi partner occidentali, che a Mosca. È importante che da parte russa giungano dei segnali di impegno politico all’avanzamento del dialogo nei dossier più controversi.

- In gennaio Lei è stato uno dei primi esponenti del governo italiano a dire che l'Italia non riconosce Guaidò come il presidente di Venezuela. Ci potrebbe spiegare qual è la posizione attuale d’Italia sulla situazione in Venezuela? In che modo il Suo paese contribuisce alla risoluzione di questa crisi. Quali vie d’uscita Lei vede adesso?

- L’Italia condivide pienamente la posizione dell’UE riguardo alle elezioni presidenziali del maggio 2018 in Venezuela, che - come espresso nella Dichiarazione dei 28 Stati membri successiva a tale consultazione - ritiene siano state invalidate nella loro correttezza, legalità ed equità e, dunque, non sufficienti ad attribuire legittimità democratica a chi ne sarebbe risultato vincitore, Nicolás Maduro.

In linea con l’UE, il Governo sostiene la piena legittimità costituzionale dell’Assemblea Nazionale venezuelana, eletta democraticamente nel dicembre 2015, e ritiene che per uscire dalla crisi pacificamente e democraticamente occorra ridare la parola al popolo venezuelano attraverso nuove e credibili elezioni. L’unica differenza della posizione italiana rispetto a quella di altri Governi europei consiste nel fatto che l’Italia non è giunta a riconoscere formalmente Guaidò come Presidente ad interim. Ci siamo conseguentemente attivati su vari fronti, a partire da quello internazionale, promuovendo l’avvio di un pacifico dialogo politico finalizzato allo svolgimento di libere elezioni presidenziali.

In ambito europeo, l'Italia è particolarmente impegnata all'interno del Gruppo di Contatto Internazionale, il cui fine principale è quello di facilitare il raggiungimento di una soluzione pacifica attraverso l'organizzazione - il più presto possibile - di elezioni libere, democratiche e monitorate a livello internazionale. Quale unico interlocutore riconosciuto da entrambe le parti, riteniamo importante che il Gruppo Internazionale di Contatto - anche attraverso il suo neo-nominato Inviato Speciale dell’UE per il Venezuela, Enrique Iglesias - prosegua il dialogo con i vari partner regionali ed internazionali, in particolare con i Paesi che hanno un peso rilevante quali Russia e USA, con il Gruppo di Lima, e con la Norvegia che sta tentando una mediazione. Crediamo sia importante sostenere i risultati sinora raggiunti dal Gruppo di Contatto, tra cui la consegna degli aiuti umanitari attraverso i canali internazionali delle Nazioni Unite e della Croce Rossa.

- Quest’estate aspettiamo la visita in Italia del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. Lei è informato delle preparazioni di questo viaggio e dei suoi termini e programma? Quali sono le Sue aspettative di questo viaggio? Cosa ne pensa delle conseguenze per i rapporti italo-russi dopo questa visita?

- La visita del Presidente Putin in Italia rappresenterà un momento particolarmente qualificante del nostro partenariato, al culmine di una fase intensa del dialogo politico bilaterale (ricordo, a questo proposito, la visita del Presidente Mattarella a Mosca, ad aprile 2017, la missione a Mosca del Presidente del Consiglio Conte, lo scorso ottobre, nonché le numerose occasioni di incontro fra i Ministri degli Esteri dei nostri due Paesi lo scorso autunno).

Incontri di questo tipo sono essenziali per definire le direttrici di sviluppo del nostro partenariato bilaterale per gli anni a venire, in tutti i settori di interesse (economico-commerciale, energetico, culturale), nonché per suggellare e portare a compimento l’intenso lavoro svolto negli ultimi mesi. Sono certo che entrambi questi obiettivi saranno ampiamente raggiunti nell’imminente visita del Presidente Putin.

Da rappresentante politico e da Sottosegretario agli Esteri, seguo i profili organizzativi e la programmazione della visita con estrema attenzione. Il nostro coordinamento con la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio dei Ministri è costante, non soltanto sul piano protocollare, ma anche e soprattutto nella definizione dell’agenda e dei contenuti della visita. Di certo, per parte nostra i colloqui serviranno anche a discutere e del ruolo costruttivo che Mosca può giocare su molti scacchieri internazionali e su alcuni dossier regionali critici.

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ENI, Petrolio, Economia, Forum economico di San Pietroburgo, Sanzioni alla Russia, Situazione in Venezuela, Venezuela, Manlio Di Stefano, Russia, Italia
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