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05:33 23 Luglio 2019
 Kim Hyok-chol, inviato speciale nordcoreano sugli USA (foto d'archivio)

"Summit letale": cosa c'è dietro le fucilazioni dei diplomatici nordcoreani ad Hanoi

© REUTERS / Athit Perawongmetha
Politica
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Poco dopo il fallimento del summit di Hanoi con gli Stati Uniti, il regime nordcoreano avrebbe fatto giustiziare l’inviato speciale per i negoziati sul nucleare e organizzatore del vertice Kim Hyok Chol insieme a 4 diplomatici. Dopo l'interrogatorio i funzionari sarebbero stati portati all'aeroporto Mirim vicino Pyongyang e fucilati.

Kim Yong-chol, un altro diplomatico di alto rango che aveva parlato con Trump durante il vertice vietnamita sarebbe stato mandato in un campo di rieducazione nel nord del Paese e persino l'interprete personale di Kim Jong-un sarebbe stata rinchiusa in un carcere per detenuti politici per aver tradotto male le parole del suo leader.

La notizia, che non poteva lasciare indifferenti i media internazionali per la brutalità del regime nordcoreano, è stata data dal quotidiano sudcoreano conservatore Chosun Ilbo, che ha fatto riferimento ad una non meglio identificata fonte nordcoreana.

La cosa sorprendente è che nè i servizi segreti sudcoreani, nè la Casa Bianca nè il segretario di Stato americano Mike Pompeo sembrano sapere nulla.

L'amministrazione del presidente sudcoreano Moon Jae-in sembra essere un po' più franca, avendo affermato di considerare "le affrettate conclusioni e dichiarazioni" del giornale inappropriate.

Secondo il portavoce dell'amministrazione presidenziale, a Seul non sono al corrente delle nuove purghe della Corea del Nord ed "è importante capire come sono state verificate le informazioni contenute nell'articolo".

La conclusione è una sola: molto probabilmente dietro le condanne a morte dei diplomatici ci sono solo voci e la voglia di accettare come realtà le cose che si desiderano. Il fumo senza fuoco ovviamente non esiste, tuttavia non impedisce a nessuno di dissertare nella nebbia.

"L'articolo pubblicato sul giornale nordcoreano Rodong Sinmun il 30 maggio con il titolo "La consapevolezza è un criterio che definisce il carattere morale di una persona" contiene passaggi che suggeriscono punizioni disciplinari o purghe.

In particolare, le righe secondo cui "il doppio gioco, quando in faccia rendono onore al leader, ma alle spalle si lasciando andare a sogni d'oro, è un atto antipartitico e antirivoluzionario di lealtà morale verso il leader. Queste persone non possono sfuggire al severo tribunale della rivoluzione", ha dichiarato a Sputnik il professore dell'università nazionale di Gyeongsang Park Jong Chol.

Tuttavia a suo parere le condanne per azioni simili non sono così dure, come affermato nell'articolo di Chosun Ilbo. Si tratta di periodo di detenzione in "campi di rieducazione" per il fallimento del vertice di Hanoi e per altre sconfitte politiche che, molto probabilmente si tramutano in sollevamenti dall'incarico o reprimende.

"Kim Yong-chol e gli altri funzionari molto probabilmente torneranno dopo aver subito misure rivoluzionare", - ha sostenuto Cheong Seong-Chang, vicepresidente della pianificazione delle ricerche all'Istituto Sejong. - Il mantenimento degli incarichi si accorda male con i lavori forzati e l'esecuzione a marzo di alcuni funzionari. Ovviamente verrà chiesto loro di ammettere le colpe e saranno retrocessi. Ma la purga non è una misura adeguata," ha sottolineato l'esperto.

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Tags:
Penisola coreana, Condanna a morte, USA, Corea del Nord, Kim Jong-un
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