22:20 21 Novembre 2019
Il treno su cui è arrivato in Russia il leader nord'coreano Kim Jong-un

Le sanzioni, gli operai e un ponte: cosa aspettarsi dall’incontro tra Putin e Kim Jong-un?

© AP Photo / Mark Schiefelbein
Politica
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La visita del leader nordcoreano in Russia è ufficialmente iniziata. Come diramato oggi dalla Korean Central News Agency, il presidente del Consiglio di Stato della Corea del Nord Kim Jong-un “a breve” si recherà in visita nella Federazione russa su invito del presidente Vladimir Putin.

Ieri circa il passaggio alla fase finale della preparazione della visita dei leader dei due Paesi si è espresso anche il portavoce del presidente russo. Sputnik vi parla di come sarà il primo viaggio di Kim Jong-un in Russia e di cosa possiamo aspettarci dalle sue trattative con Vladimir Putin.

Quando?

La preparazione della visita del leader nordcoreano viene condotta come sempre nel massimo rispetto delle misure di sicurezza. Dopo una serie di risposte evasive il Cremlino ha confermato lo scorso giovedì che la visita di Kim Jong-un si terrà nella “seconda metà di aprile” senza però indicare un luogo e una data precisi.

Tuttavia, i media sudcoreani prima di giovedì hanno fatto riferimento a fonti sicure del fatto che Vladimir Putin il 24 aprile si recherà nell’Estremo oriente russo per partecipare a un evento dell’ordine del giorno interno e che quello stesso giorno si potrebbe tenere l’incontro con Kim Jong-un. Poi quest’informazione è stata riportata anche da fonti anonime. Si ritiene che Kim Jong-un si recherà a Vladivostok il 24 aprile e vi rimarrà per 2 giorni per uno o due incontri con il presidente russo. Oggi è stato confermato che i due leader s'incontreranno il 25 aprile.

“Innanzitutto la futura visita di Kim Jong-un in Russia è una buona notizia. La sua visita doveva tenersi molto tempo fa. Da quando è salito al potere non vi sono stati incontri di alto livello tra Russia e Corea del Nord. L’anno scorso è stata sollevata la questione della visita, ma non vi erano dati certi”, ha spiegato a Sputnik Park Byong Hwan, ex ambasciatore sudcoreano in Russia.

“Se ci atteniamo ai fatti, una proposta ufficiale di visitare la Russia e tenere un incontro bilaterale è stata fatta lo scorso maggio quando il ministro degli Esteri Lavrov si è recato a Pyongyang. Ma la visita ha subito dei ritardi”, afferma Park Won Gon, docente della Handong Global University.

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Secondo lui il fattore decisivo per cui Kim Jong-un ora si reca in Russia è il fallimento del secondo vertice USA-Corea del Nord.

“Anche dopo che nel 2002 salì al potere il presidente americano Bush e dichiarò Iran e Corea del Nord i paladini del male, vi fu un incontro tra il leader nordcoreano e il presidente russo”, ha ricordato Park Won Gon. Questi ritiene che proprio come 15 anni fa alle trattative con la Russia seguirà un invito ai politici giapponesi di visitare Pyongyang per instaurare nuovi rapporti.

Del resto, se Abe si recherà o meno in Corea del Nord è una bella domanda, mentre la visita di Kim in Russia è una questione già risolta.

L’esperto ha ricordato che oltre per il Forum economico orientale il presidente russo almeno una volta l’anno visita diverse regioni dell’Estremo oriente russo, ma da quando la capitale del Distretto Federale dell'Estremo Oriente è stata spostata da Khabarovsk a Vladivostok alla fine dell’anno scorso il presidente non si è ancora recato nel Territorio del Litorale. A tal proposito, è probabile che passerà là più tempo, il che rappresenta una possibilità importante perché si tenga davvero l’incontro con Kim Jong-un.

Il leader nord-coreano Kim Jong-un in Russia
© Sputnik . Agency Port Amur
Il leader nord-coreano Kim Jong-un in Russia

Soggiorno

Se Kim Jong-un sceglierà il percorso tradizionale per viaggiare in Russia (ovvero in treno attraverso il confine di 17 km del fiume Tumen), farà una prima sosta alla stazione di frontiera Khasan. Probabilmente, come avvenne anche per il padre, il leader nordcoreano verrà ufficialmente accolto dal rappresentante del presidente nell’Estremo oriente russo e dal governatore del Territorio del litorale con il quale avrà un incontro di un’ora nella Casa dell’amicizia coreano-sovietica (oggi russa) costruita per l’ultima visita di Kim Il-sung in Unione Sovietica nel 1986. E dopo si rimetterà in marcia.

Per arrivare a Vladivostok Kim Jong-un ci metterà solo alcune ore. Ma non sappiamo se vi si recherà direttamente. Durante il suo viaggio di 15 giorni nell’Estremo oriente russo 15 anni fa suo padre visitò dapprima la città di Komsomolsk sull’Amur, collocata a 900 km più a nord. Durante il viaggio di ritorno visitò Khabarovsk e solo dopo ritornò a Vladivostok dove si trattenne due giorni e incontrò Vladimir Putin.

Tuttavia il leader nordcoreano oggi non è in condizione di fare visite prolungate, secondo Park Byong Hwan. Per questo, molto probabilmente Kim Jong-un non viaggerà per l’Estremo oriente russo né tantomeno si recherà a Mosca per celebrare l’anniversario della vittoria della Grande guerra patriottica (a cui fu invitato già nel 2015).

“A mio avviso visiterà solamente Vladivostok. La visita a Mosca per il 9 maggio è un’altra questione. Le probabilità che visiti altre città nell’Estremo oriente russo sono basse poiché Kim Jong-un non si sente a suo agio adesso vista la situazione interna in Corea del Nord dopo il mancato accordo del Vertice di Hanoi”, sostiene l’ex diplomatico sudcoreano.

Cosa visiterà 

Ciò non significa che il viaggio di Kim si limiterà solamente all’incontro con il presidente russo. Come hanno dimostrato le visite di Kim Jong-un in Cina e in Vietnam, seguirà le orme dei suoi predecessori e visiterà palazzi e attrazioni nei pressi del luogo in cui si terranno i negoziati. Nella capitale del Territorio del litorale suo padre visitò il Porto commerciale di Vladivostok, il centro commerciale Ignat e lo stabilimento per la produzione di pane e dolciumi Vladkhleb. In altre città Kim Il-sung visitò anche cantieri navali e officine aeronautiche, colonie per bambini, case farmaceutiche, un’azienda specializzata nella produzione di cavi, una chiesa ortodossa e una base militare.

Per questo, è difficile prevedere cosa visiterà il nuovo leader nordcoreano. Tanto più che Kim Jong-un, secondo Park Byong Hwan, non si limiterà a visitare luoghi simbolici in cui si sono già recati i suoi predecessori. I media come soluzioni alternative propongono anche la Scena del Teatro Marinsky nel Territorio del litorale, il quartier generale della Flotta russa del Pacifico, un incontro con i suoi connazionali e una visita ad alcune attrazioni turistiche. E nei prossimi giorni il numero di queste alternative continuerà a crescere.

Quanto al luogo in cui si terrà il vertice, sarà molto probabilmente proprio l’Università federale dell’Estremo oriente russo in cui già da 4 anni si tiene con successo il Forum economico orientale che vede partecipare capi di Stato e governo di diverse nazioni e al quale è stato più volte invitato anche Kim Jong-un. Quanto invece al soggiorno del leader non vi sono ancora informazioni. Tenuto conto che Kim Il-sung a suo tempo soggiornò all’hotel Gavan, collocato di fatto al lato opposto della città rispetto al luogo degli incontri, le alternative potrebbero essere le più disparate.

Politica e relazioni

Nonostante il recente invio di telegrammi di auguri in occasione della rielezione di Kim Jong-un a presidente del Consiglio di Stato, nei quali i leader di Russia e Corea del Nord si sono detti pronti a collaborare per garantire “la pace e la sicurezza nella penisola coreana e nel mondo”, non vale la pena di aspettarsi grandi sviluppi in tal senso.

Nel suo primo discorso programmatico dinanzi ai deputati della Suprema assemblea nazionale coreana dopo il Vertice di Hanoi, Kim Jong-un non ha rilasciato nessuna brusca dichiarazione, ha di fatto dato tempo a Trump fino alla fine dell’anno di provare a risolvere la questione nucleare tramite negoziati bilaterali e si è detto pronto a incontrare nuovamente il presidente americano. In tale contesto non si può parlare della Russia né come elemento di intermediazione né come ausiliario. E tra l’altro, meglio che sia così: nello stesso discorso Kim ha di fatto rimproverato i sudcoreani di aver tentato in maniera troppo ostinata di spingere Pyongyang e Washington ad avviare i negoziati e a raggiungere un accordo. Per questo, nonostante le dichiarazioni di sostegno reciproco nel processo di denuclearizzazione e gli sforzi per garantire la sicurezza regionale che vedranno la Russia protagonista, bisogna aspettare ancora un po’.

Inoltre, nonostante un rapporto generalmente amichevole con la Russia, i nordcoreani sono scontenti perché il sostegno ricevuto è insufficiente. La Corea del Nord da sempre si considera un avamposto di contenimento dell’influenza militare americana nella regione che difende, tra l’altro, anche gli interessi russi. E per questa protezione vorrebbe ricevere più aiuti non politici, ma soprattutto economici.

“Chiaramente per Kim Jong-un è importante estendere la rete di contatti ad alto livello e fare pressione su Trump. Ma desidera anche ricevere aiuti economici dalla Russia. In particolare perché i nordcoreani che lavorano in Russia (una delle fonti più importanti per ottenere valuta straniera) dovranno tornare in patria entro la fine dell’anno ai sensi delle decisioni prese dal Consiglio di sicurezza”, afferma Park Byong Hwan che in passato è stato anche console generale della Repubblica di Corea a Irkutsk.

La Russia sostiene la rimozione parziale delle sanzioni dalla Corea del Nord nei comparti dell’economia civile. Ma anche se Mosca spingesse in tal senso, tutto dipenderebbe comunque da Washington che ritiene necessario mantenere in essere tutte le misure restrittive fino alla completa e definitiva denuclearizzazione della zona.

“A proposito, di recente un alto funzionario americano si è recato a Mosca per incontrare un suo collega del Ministero russo degli Esteri [si tratta delle consultazioni del 18 aprile tra il viceministro Igor Morgulov e il rappresentante speciale degli USA per la Corea Stephen Biegun, NdR]. Per questo, a mio avviso, la Corea del Nord non otterrà con facilità ciò che vuole”, sostiene il diplomatico sudcoreano.

Gli operai e il ponte

Tuttavia, ciò non significa che le parti interessate non tenteranno di trovare un qualche escamotage: infatti, gli operai nordcoreani servono alla Russia tanto quanto alla Corea del Nord serve la valuta straniera.

“La Russia fino a questo momento ha osservato pedissequamente le sanzioni dell’ONU, ma, nel caso in cui se ne andasse tutta in un colpo la manodopera nordcoreana impegnata, fra gli altri, nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura e dell’edilizia, il danno economico sarebbe inevitabile. Per questo, è altamente probabile che si tenterà di trovare soluzioni alternative o di ritardare il rientro degli operai che hanno vissuto in Russia fino a oggi”, afferma Lee Sang Joon.

A tal proposito ad attirare l’attenzione su di sé  è la recente visita a Pyongyang della delegazione del Ministero russo degli Interni con il ministro Vladimir Kolokoltsev. L’incontro è stato di alto livello. Valentina Kazakova, funzionaria della Direzione generale per le questioni migratorie del Ministero russo degli Interni, è stata accolta dal ministro nordcoreano delle Relazioni economiche con l’estero con il quale ha discusso la situazione legata al “rigoroso adempimento da parte russa delle richieste della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che prevede il rimpatrio entro il 22 dicembre 2019 di tutti i cittadini nordcoreani al momento in territorio russo al fine di effettuare attività lavorative temporanee”.

Uno dei modi possibili per continuare a collaborare in questo settore è impiegare i suddetti operai per la costruzione di un ponte automobilistico sul fiume di confine Tumen. Nonostante la considerevole portata della collaborazione ai tempi dell’Unione Sovietica, la Russia è sempre stata collegata con la Corea del Nord solo tramite una linea ferroviaria, mentre tra Cina e Russia sono attivi più di 10 tratti, perlopiù automobilistici. Della necessità di una struttura simile si parla già da almeno 5 anni, ma la realizzazione del progetto è lontana per la mancanza di fondi e per l’insufficienza di flussi mercantili che contribuirebbero ad ammortizzare l’opera. Ma in seguito all’incontro tra Putin e Kim Jong-un potrebbe essere avviata la costruzione del ponte.

“I vantaggi strategici ed economici di questo progetto sono evidenti a tutti. Per questo, sarà una delle questioni principali da affrontare al presente vertice e probabilmente il progetto sarà realizzato sotto forma di joint venture. La costruzione del ponte automobilistico non implica ingenti investimenti e forse la Russia si assumerà la sovvenzione dei costi di costruzione, mentre la Corea del Nord potrebbe investire in manodopera e materiali di costruzione”, afferma Park Johngho, presidente del Consiglio imprenditoriale Corea-Russia.

La difficoltà è che la merce principale che può essere esportata dalla regione transfrontaliera nordcoreana del Rason verso l’Estremo oriente russo e la zona cinese di Hunchun (attraverso il passo di Kraskino, dislocato a un’ora e mezza di distanza dalla stazione di Khasan) sono prodotti ittici che al momento sono sottoposti a sanzioni.

“Per questo al momento sarebbe difficile ricevere grandi quantità di merce. Ma in futuro il ponte chiaramente permetterà di sfruttare numerosi vantaggi in quanto sarà un importante tragitto di trasporto e un’infrastruttura per il turismo”, secondo Park.

Commercio e investimenti

A rafforzare la collaborazione economica in futuro potrebbe essere l’avvio del commercio. Stando ai risultati del 2017 la Russia è stata il secondo partner commerciale della Corea del Nord, ma la sua quota era solamente dell’1,4%, mentre quella della Cina del 94,8%. Inoltre, una parte considerevole del fatturato era legata al carbone di transito che passava dal porto nordcoreano di Rajin fino alle province cinesi meridionali. Tuttavia, per via delle sanzioni lo scorso anno anche il carbone non è più stato venduto. Il commercio Russia-Corea del Nord si è più che dimezzato totalizzando la cifra irrisoria per gli standard mondiali di 34,1 milioni di dollari. Si confronti: l’anno scorso il fatturato russo-sudcoreano si è attestato a 24,8 miliardi.

Comunque le merci russe beneficiano di una buona domanda sul mercato nordcoreano. Oltre all’immagine positiva di cui godono dai tempi dell’URSS decine di migliaia di nordcoreani hanno lavorato per diversi anni in Russia e hanno avuto la possibilità di conoscere i prodotti alimentari e i farmaci locali. La Corea del Nord, a sua volta, sta tentando da tempo di creare una propria trading house nel Territorio del litorale e sta conducendo negoziati sui pagamenti in rubli. Cinque anni fa si è anche posta l’obiettivo ambizioso di incrementare il volume del fatturato bilaterale a 1 miliardo di dollari entro il 2020, ma le sanzioni lo hanno reso irrealizzabile.

“Per via delle sanzioni di fatto è stato congelato il sistema finanziario, indispensabile per effettuare operazioni commerciali internazionali. Per questo, sarà piuttosto difficile migliorare la situazione del commercio bilaterale. Durante la scorsa seduta della commissione intergovernativa per la cooperazione economico-commerciale tenutasi a marzo le parti hanno convenuto di elaborare meccanismi di pagamento in rubli, ma per via del sistema nordcoreano chiuso l’effetto di questa misura non darà i suoi massimi frutti”, sostiene il presidente del Consiglio coreano-russo dell’imprenditoria.

Inoltre, l’ottenimento di valuta da parte della Corea del Nord è legato all’introduzione delle sanzioni. I nordcoreani fanno affari in contanti, effettuano bonifici tramite terzi e impiegano anche altri metodi per aggirare le restrizioni. Per questo è difficile che il sistema di pagamento in rubli possa incrementare davvero il fatturato. E, nonostante i tentativi di rafforzare il commercio nei settori non interessati dalle sanzioni, non è ancora possibile contare sulla comparsa di nuovi progetti.

Stando ai risultati dell’ultima visita di Kim Il-sung in Russia nel 2011 le parti riuscirono a risolvere la questione stornando il debito nordcoreano di 11 miliardi che si era accumulato sin dai tempi dell’Unione Sovietica e aveva ostacolato la possibilità di favorire la cooperazione economica. La Corea del Nord, a sua volta, ha creato condizioni favorevoli per gli investitori russi, semplificando il rilascio di visti multipli e garantendo maggiori collegamenti. Tuttavia, questi stimoli sono ancora pochi per sbloccare la situazione ed è poco probabile che questo vertice cambi radicalmente la situazione.

“Per avviare gli investimenti in Corea del Nord servono partecipazioni di società private, ma le società e gli imprenditori russi non hanno di fatto alcun interesse a investire. Gli investimenti cinesi non sono legati alle relazioni politiche e diplomatiche, ma vengono effettuati in maniera aggressiva e irresponsabile. In Russia, invece, il vero interesse per questi investimenti si osserva a livello di politica governativa, come nel caso di Rasonkontrans [joint venture russo-nordcoreana che sta realizzando il progetto Khasan-Rajin, NdR]”, sostiene Park.

Ma con le sanzioni attuali e per via della complessa situazione politica interna, la realizzazione di questi progetti multilaterali è di fatto impossibile. E anche se si risolvesse la questione nucleare, gli investimenti russi in Corea del Nord sarebbero indirizzati verso mega-progetti governativi per la costruzione di gasdotti e il collegamento delle ferrovie e della rete elettrica, sostiene l’esperto sudcoreano. Coinvolgere società private russe sarà molto difficile.

“Se anche il settore turistico, ad esempio, fosse promettente, adesso non si troverebbe nemmeno una società statale, un developer o una start-up pronti in queste condizioni economiche di chiusura in Corea del Nord a sobbarcarsi i rischi e gli investimenti. Anche nel caso in cui rimuovessero le sanzioni contro la Corea del Nord, questa opportunità sarà colta da società cinesi, sudcoreane, singaporiane o taiwanesi”.

Progetti trilaterali

Così come la denuclearizzazione della penisola coreana fu un tema preannunciato già da Kim Il-sung, anche il collegamento delle ferrovie, la posa di un gasdotto e della rete elettrica sono obiettivi posti già dall’ex leader della Corea del Nord. Dunque, devono essere raggiunti ad ogni costo. Kim Jong-un probabilmente parlerà dell’attaccamento a questi progetti anche durante i negoziati con Putin. Ma ad oggi le prospettive della loro realizzazione non sono più rosee di quanto lo fossero in passato.

Storicamente il primo grande progetto di cooperazione russo-nordcoreana, la cui realizzazione è stata discussa nel dettaglio dai leader dei due Paesi già durante i primi vertici all’inizio degli anni 2000, è l’ammodernamento delle ferrovie nordcoreane al fine di un successivo loro collegamento con quelle sudcoreane e dell’organizzazione dei trasporti mercantili e civili dalla penisola coreana in Europa e viceversa. Nord e Sud hanno formalmente unito le loro ferrovie già nel 2007. Nel 2013 la Russia ha effettuato un ammodernamento del tratto lungo 54 km che arriva fino al porto di Rajin dove è stato allestito il capolinea dei trasporti mercantili e della movimentazione del carbone. Tuttavia, la partecipazione della Corea del Sud al progetto fu bloccata fino al 2016 per via degli ennesimi test nucleari e missilistici di Pyongyang.

Il nuovo governo di Moon Jae-in sta dimostrando un certo interesse verso il progetto ferroviario: infatti, lo ritiene prioritario non solo per instaurare un’interazione a livello economico, ma anche per gettare le basi per la pace nella penisola coreana. Tuttavia, la cooperazione in tal senso non sta registrando grandi successi e questi non si prevedono nemmeno in futuro.

Dopo gli accordi raggiunti da Nord e Sud circa il collegamento e l’ammodernamento delle ferrovie e delle autostrade lungo la costa orientale e occidentale della penisola coreana, come sancito dalla Dichiarazione congiunta di Panmunjom sottoscritta a conclusione del vertice del 27 aprile, l’anno scorso è stato condotto uno studio congiunto delle ferrovie e in seguito si è tenuta una cerimonia per il loro rinnovato collegamento. Ma la Corea del Nord senza dare spiegazioni si è rifiutata di partecipare alla 34a sessione della Conferenza dei direttori generali dell’Organizzazione per la cooperazione delle ferrovie tenutasi a Seul l’11 aprile.

“Inoltre, stando ai risultati ottenuti dalla stima congiunta gli esperti sudcoreani hanno concluso che il grado di usura delle ferrovie nordcoreane è molto elevato. Per questo, considerato che la Corea del Sud per via delle sanzioni non può partecipare al progetto Rajin-Khasan, la questione di stime congiunte russo-nordcoreane non verrà sollevata oggi”, sostiene il presidente del Consiglio russo-coreano dell’imprenditoria.

Dunque, Putin e Kim eviteranno di soffermarsi sul progetto Khasan-Rajin, inattivo per timore che vengano imposte sanzioni sulle società russe da parte degli USA, sebbene le esportazioni di carbone lungo questo corridoio siano state ufficialmente rimosse dalla lista delle sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Infatti, sanno che non ci sono possibilità che la situazione cambi al momento.

“Sfortunatamente a causa delle sanzioni, per quanto i leader si sforzino, è difficile trovare soluzioni alternative. In futuro la Russia temporeggerà, dato che non può tirarsi indietro dal progetto, mentre la Corea del Nord non potrà che fornire sostegno passivo concedendo sconti sulle locazioni e sulle tasse. Il mercato dei consumi di carbone che attraversa la Corea del Nord è crollato per via delle sanzioni. A mio avviso, la Corea del Sud potrà cominciare a discutere di un’eventuale sua partecipazione al progetto solamente dopo la rimozione delle sanzioni”, ha affermato l’esperto sudcoreano.

Nonostante il “fallimento” del Vertice di Hanoi, USA e Corea del Nord desiderano ancora risolvere la questione nucleare mediante trattative e si dicono interessati a tenere un altro vertice. Dunque, vi sono ancora prospettive in tal senso e questo incontro tra Putin e Kim Jong-un rinnova l’ottimismo che tutto questo si possa davvero realizzare.

“In realtà sono convinto che nel caso in cui i negoziati sulla denuclearizzazione USA-Corea del Nord vadano a buon fine e raggiungano anche solo un parziale allentamento delle sanzioni, si comincerà presto a discutere di progetti di cooperazione economica trilaterale tra Russia, Corea del Nord e Corea del Sud. Questo, se non altro, durante la presidenza di Moon Jae-in. E fra questi uno sviluppo considerevole lo subiranno quei progetti di cooperazione economica nell’Estremo oriente russo che impiegheranno manodopera a basso costo della Corea del Nord. Grazie agli operai nordcoreani, alle terre e al sostegno amministrativo russo, nonché grazie al capitale e alle tecnologie sudcoreani, saremo in grado di creare una seconda Regione industriale di Kaesŏng. Se riusciremo in quest’intento, molte società sudcoreane saranno pronte a investire in questi territori. Spero davvero che questo giorno arriverà”.

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Incontro, Russia, Vladimir Putin, Kim Jong-un, Corea del Nord
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