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11:17 18 Agosto 2019
Scozia

Scozia: aspettiamo il momento giusto per staccarci dalla Gran Bretagna

© Sputnik . Igor Mikhalev
Politica
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In Scozia si è nuovamente cominciato a parlare di un'uscita dalla Gran Bretagna.

In realtà, in Scozia non si è mai smesso di parlare di quest'argomento, ma per via della crisi politica legata alla Brexit questi discorsi assumono di nuovo una dimensione pratica: i leader della regione hanno introdotto all'ordine del giorno la questione di un nuovo referendum sull'indipendenza. Resta da capire se sia fattibile in un prossimo futuro e se il popolo scozzese desideri intraprendere questo passo.

Le tensioni relative al referendum del 2014 se le ricordano ancora tutti. A dicembre 2013 il divario tra sostenitori e detrattori dell'uscita della Scozia era più del 20%, chiaramente a favore dei detrattori.

Proprio per via dei sondaggi che tranquillizzavano l'élite, Londra ebbe un atteggiamento condiscendente nei confronti del referendum. Tuttavia, un paio di settimane prima del referendum (18 settembre 2014) i sondaggi cominciarono a mostrare risultati sbalorditivi per gli inglesi. Il numero dei sostenitori e dei detrattori di fatto si eguagliò e, secondo alcuni sondaggi, i sostenitori dell'uscita della Scozia era persino di più.

Allora a Londra si scatenò il panico. Lanciarono un'enorme campagna di propaganda contro gli scozzesi. I leader di tutti i principali partiti britannici fecero fronte comune promettendo ai loro confratelli settentrionali importanti privilegi, anche finanziari (promessa che, tra l'altro, non fu mantenuta e della quale le autorità oggi preferiscono non parlare). Grazie ai grandi sforzi profusi negli ultimi giorni prima del referendum le autorità britanniche riuscirono a guadagnare il pugno di voti decisivo: il 55% degli scozzesi votò contro l'uscita dalla Gran Bretagna.

Questo referendum, tuttavia, fu sfruttato con successo dai separatisti locali, il Partito nazionale scozzese (Scottish National Party, SNP). Alle elezioni parlamentari nazionali questo partito vinse in quasi tutti i distretti elettorali ottenendo 56 seggi in Parlamento sui 59 disponibili (si confronti: negli scorsi 40 anni non hanno mai ottenuto più di 6 seggi).

In generale, i leader dei separatisti scozzesi raggiunsero il loro obiettivo, sfruttarono il referendum al massimo e si tranquillizzarono. Sembrava che questa fosse la tappa finale della lunga lotta per l'indipendenza scozzese. L'allora primo ministro britannico David Cameron dichiarò che un referendum simile si può tenere solo una volta a generazione e, forse, questo sarebbe stato per sempre. E più volte in seguito ribadì che la questione, se mai si fosse riaperta, non sarebbe stata affrontata nuovamente durante il suo mandato. In verità, allora lui ancora non sapeva che sarebbe presto diventato vittima del referendum sulla Brexit da lui stesso promosso.

La Brexit cambiò molto, se non tutto. Subito dopo il referendum tutti i sondaggi mostravano un brusco aumento del sentimento separatista in Scozia: per la prima volta dopo il 2015 il numero dei sostenitori dell'uscita scozzese superò quello dei suoi detrattori. Tuttavia, quello fu solo un evento isolato: dopo un paio di mesi gli scozzesi tornarono sulle loro posizioni originarie e in previsione delle parlamentari anticipate del 2017 alcuni sondaggi mostravano un vantaggio del 20% dei detrattori. Del resto, i risultati del SNP a quelle elezioni non furono tanto trionfali quanto due anni prima: ottennero 35 seggi invece di 56.

Tuttavia, si continuava a discutere l'idea per cui in caso di Brexit la questione scozzese si sarebbe imposta con più forza. Questo era legato al fatto che al referendum del 2016 una maggioranza schiacciante di scozzesi votò contro l'uscita dall'UE. Qui, tra l'altro, alcuni dati curiosi. Al referendum sulla Brexit il 62% degli scozzesi ha votato contro l'uscita dall'UE. Ma la maggioranza dei sondaggi prima e dopo il referendum mostravano che gli eurofili in Scozia fossero molti di più. La ragione? Durante la campagna sulla Brexit molti sostenitori del SNP, inclusi gli eurofili, inaspettatamente incitarono a votare a favore dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE proprio per contribuire al successivo aumento dei sentimenti separatisti in Scozia.

Ad esempio, Gordon Wilson, uno dei propulsori del movimento per l'indipendenza scozzese (fu leader del SNP ininterrottamente dal 1979 al 1990) dichiarò a Reuters che molti nazionalisti scozzesi sostenitori dell'UE erano pronti a votare a favore della Brexit. Giustificò questa affermazione col fatto che in quel caso la Scozia avrebbe avuto più possibilità di ottenere l'indipendenza. Il sondaggio della società TNS reso noto 9 giorni prima delle votazioni dimostrò che il 51% degli elettori SNP era intenzionato a votare a favore della Brexit.

Quindi ora i nazionalisti scozzesi stanno sfruttando il totale caos politico che regna in Gran Bretagna a causa della Brexit. La leader del SNP Nicola Sturgeon la scorsa settimana, subito dopo le votazioni fallimentari per Theresa May a Westminster, ha dichiarato che il suo partito è pronto a un secondo referendum per l'indipendenza della Scozia. È praticamente certo che ne indiranno uno subito dopo che verrà presa la decisione definitiva sul futuro della Brexit.

E stavolta i separatisti scozzesi hanno la possibilità di realizzare il proprio sogno. Non possiamo ancora dire cosa pensi la società all'indomani del fallimento di May. Probabilmente anche Sturgeon attende i risultati dei prossimi sondaggi. Tuttavia, il sondaggio più recente effettuato a dicembre in Scozia ha evidenziato un incremento dei sentimenti separatisti: il divario tra detrattori e sostenitori dell'uscita della Scozia si è ridotto di 6 punti percentuali (45% pro, 51% contro). Inoltre, il 59% degli scozzesi interpellati nel sondaggio ha dichiarato allora che preferirebbe l'indipendenza della regione dalla Gran Bretagna nel caso in cui Londra non abbia successo nei negoziati e uscisse dall'UE senza un accordo.

Non c'è motivo di dubitare che l'aumento dei sentimenti separatisti in Scozia continuerà visti gli sviluppi della crisi politica a Londra. Tuttavia, per ora i leader dei separatisti sono in attesa del momento propizio. "Indiremo un secondo referendum quando sapremo di poterlo vincere", spiega uno dei veterani e leader del SNP, nonché deputato del parlamento britannico Pete Wishart. E Londra ora con le sue quotidiane crisi non fa che accelerare questo processo.     

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Tags:
separatisti, Referendum, Brexit, David Cameron, Gran Bretagna, Scozia
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