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16:11 22 Settembre 2019
Jean-Claude Juncker

Romania-Ue: Juncker, non esportare in Europa i conflitti interni

© REUTERS / Remo Casilli
Politica
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Esiste la necessità di un consenso in Romania e i conflitti interni non devono essere esportati in Europa. Lo ha detto il presidente della Commussione europea, Jean Claude Juncker, durante una conferenza stampa congiunta con il presidente della Romania, Klaus Iohannis.

"Penso che la presidenza romena darà un contributo significativo per dimostrare che coloro che affermano che in Europa ci sono due blocchi, est e ovest, non hanno ragione, che l'Europa respira con questi due polmoni, che l'Europa può agire in modo organizzato. Sarebbe bene avere in Romania uno spirito di consenso che permetta a tutti e all'Europa di andare avanti. Non dobbiamo esportare conflitti interni in Europa e impegnarci in una polemica senza scopo", ha spiegato Juncker, secondo cui la Romania "deve essere utile all'Europa".

Il presidente della Commissione alcune settimane ha affermato che la Romania non sarebbe pronta ad assumere la presidenza di turno in quanto non esiste un consenso politico interno.

Juncker ha espresso dei "dubbi" sul fatto che la Romania sia pronta per la gestione della presidenza di turno del Consiglio dell'Unione europea, in un'intervista pubblicata lo scorso 29 dicembre dal quotidiano tedesco "Welt am Sonntag". Juncker ha detto allora che nonostante la Romania sia "tecnicamente ben preparata" il governo di Bucarest "non ha compreso appieno cosa significhi detenere la presidenza dei paesi dell'Ue". "L'azione prudente richiede disponibilità ad ascoltare gli altri e un forte desiderio di mettere da parte le proprie preoccupazioni", ha affermato Juncker, aggiungendo di dubitare che questo sia il caso della Romania. Juncker ha espresso "preoccupazione" per il fatto che l'instabilità politica del paese non rifletta un'immagine di un'entità unita sul palcoscenico europeo.

"È necessario un fronte unito per promuovere l'unità dell'Europa durante la presidenza del Consiglio", ha detto il capo dell'esecutivo comunitario.

"La coesione, un valore comune dell'Europa". Questo il motto scelto dalla Romania per la propria presidenza di turno del Consiglio dell'Unione europea che deterrà nell'arco del primo semestre del 2019. Quattro le parole chiave che connotano il primo pilastro del programma romeno, l'Europa della convergenza, che il paese balcanico intende portare avanti durante il suo primo mandato alla guida della presidenza di turno: crescita, coesione, competitività e connettività. Un impegno, quello preso dalle istituzioni romene, in occasione della simbolica ricorrenza del Centenario dell'Unione del paese, per un ritorno ai valori comuni e originari dell'Europa in un anno fondamentale per il futuro del progetto europeo. I principali dossier al tavolo della presidenza romena saranno in primo luogo la definizione e l'approvazione del Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027, che stabilisce i limiti dei bilanci generali annuali dell'Ue e gli importi che possono essere spesi in ogni esercizio. A seguire l'analisi dei risultati della strategia dell'Europa 2020, il programma dell'Ue per la crescita e l'occupazione per il decennio in corso, ma anche il termine ultimo per la conclusione dei negoziati tra Ue e Regno Unito per la Brexit: scadenza fissata il 29 marzo.

Negli ultimi mesi non sono mancati i richiami da parte delle istituzioni europee sul processo di riforma della giustizia portato avanti dal governo romeno, composto dalla principale forza di maggioranza, il Partito socialdemocratico (Psd) e dall'Alleanza liberaldemocratica (Alde). La discussa riforma del Codice penale e di procedura penale, insieme alle violenze emerse durante gli scontri in piazza a Bucarest ad agosto tra manifestanti e Gendarmeria, e il conflitto istituzionale tra esecutivo, da una parte, presidenza della Repubblica e magistratura dall'altra; tutti elementi che hanno alimentato un clima di preoccupazione nelle sedi europee sul paese balcanico. Senza dimenticare il discusso avvicendamento richiesto dal ministro della Giustizia, Tudorel Toader, alla guida del Dipartimento nazionale anticorruzione (Dna) al fine di rimuovere dall'incarico Laura Codruta Kovesi. Secondo il ministro, l'ex direttrice del Dna (professionista stimata a livello internazionale) avrebbe abusato del suo ruolo giudiziario scavalcando l'autorità del Parlamento in alcuni frangenti. Licenziamento annunciato dal presidente romeno, Klaus Iohannis, dopo un lungo scontro con lo stesso Toader, risolto poi solo tramite una sentenza della Corte costituzionale, che ha obbligato de facto il capo dello Stato a controfirmare il decreto di revoca dell'incarico.
Klaus Iohannis
© AFP 2019 / DANIEL MIHAILESCU
Klaus Iohannis

Azioni che hanno prodotto un botta e risposta tra il governo romeno e gli organi esecutivi e legislativi di Bruxelles, culminato il 13 novembre con l'approvazione dell'Europarlamento di Strasburgo della risoluzione sullo stato di diritto in Romania. Nel testo si è espressa "preoccupazione" sulla riforma giudiziaria e denunciato "l'intervento violento e sproporzionato delle forze dell'ordine" alle proteste del 10 agosto a Bucarest. Nella risoluzione sono state inoltre evidenziate preoccupazioni soprattutto sul livello d'indipendenza della giustizia, sulla capacità di contrastare efficacemente la corruzione e sul rischio d'indebolimento dello stato di diritto. Lotta alla corruzione promessa dal governo romeno, nonostante alcuni esponenti del principale partito di maggioranza, Psd, siano rimasti coinvolti in procedimenti giudiziari, spesso con l'accusa di abuso di ufficio o finanche di corruzione. Caso emblematico quello del leader socialdemocratico e presidente della Camera dei deputati di Bucarest, Liviu Dragnea, condannato in primo grado a tre anni e sei mesi di carcere per istigazione all'abuso d'ufficio.

Fonte: Agenzia Nova

Tags:
politica, Jean-Claude Juncker, UE, Romania, Europa
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