04:51 15 Novembre 2019
Bandiera della Slovacchia

Rifiuto del Global Compact è protesta dei paesi europei su imposizioni

CC BY 2.0 / Thomas Quine / Slovak flag
Politica
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Sullo sfondo del passaggio della presidenza dell’OSCE dall’Italia alla Slovacchia, il ministro degli Esteri slovacco, non ha apprezzato la scelta del governo di boicottare il Global Compact, sacrificando però la sua posizione per la stabilità del governo. Sputnik ha intervistato sul tema Dušan Kerny, colonnista slovacco.

La Slovacchia ha preso il testimone dall'Italia pochi giorni fa per la presidenza dell'OSCE. Il capo della Diplomazia slovacca, Miroslav Lajčák, ha annunciato le principali priorità del suo paese come presidente dell'organizzazione che riunisce 57 paesi del mondo: la risoluzione e la prevenzione dei conflitti emergenti, un multilateralismo efficace e la garanzia del futuro del pianeta. Tali obiettivi ambiziosi, stranamente, non sono stati al centro dell'attenzione del pubblico e dei media slovacchi. Infatti l'opinione pubblica si è concentrata sulla collisione che si è verificata tra il ministro degli Affari esteri ed europei Miroslav Lajčák, il politico più popolare del paese che punta alla carica di prossimo presidente e il governo. Infatti Lajčák, uno degli ideatori del Global Compact, è fortemente in disaccordo con la decisione delle autorità slovacche di boicottare questo documento e aveva fatto anche la richiesta di dimissioni. Ma alla fine per preservare l'equilibrio politico nel paese, e per la presidenza dell'OSCE, ha ritirato la richiesta, creando una rigorosa separazione delle funzioni dei rami del governo. Secondo gli osservatori, in tal modo Lajčák si allontana dal l'influenza del capo del partito di governo (Slovenská Národná Strana) e allo stesso tempo dal presidente del Parlamento Andrej Danko, che dichiara apertamente fedeltà a Mosca.

Dušan Kerny, noto colonnista del Giornale nazionale slovacco ne ha parlato con Sputnik:

Kerny: Se teniamo conto che uno degli obiettivi dell'OSCE è quello di ripristinare la stabilità e la pace nelle zone di guerra, nonché rafforzare la sicurezza collettiva, e se poi guardiamo alle condizioni in cui si trova il continente e i principali circoli politici dei più forti stati europei, in particolare la Francia, e anche alla situazione negli Stati Uniti, troveremo una caratteristica, anche tipica, per la Slovacchia, nessuno degli obiettivi sopracitati è stato il tema principale delle discussioni politiche e dei media.

Il tema principale, al contrario, è stato uno degli eventi più fastidiosi della politica interna relativa al Ministero degli Esteri. Riflette chiaramente la profonda divisione all'interno della Slovacchia, l'immaturità della democrazia parlamentare locale e, soprattutto, all'incapacità della classe politica di uno stato giovane e piccolo di creare, in 25 anni di diffusione dei valori europei,  una civiltà culturale e un dibattito politico per raggiungere almeno un'armonia nazionale e una politica e sociale minima.

Perché è così categorico nei suoi giudizi?

Il risultato principale è stato quello che nessuno si aspettava, nessuno lo aveva previsto, le dimissioni del Ministro sono state un teatrino imbarazzante. Nel secondo atto di questa esibizione, il presidente ha accettato le dimissioni o oppure non le ha accettate, e il ministro le ha ritirate. Ciò ha costretto i media a fare riferimento alla Costituzione della Slovacchia, che non prevede tale burocrazia.

E qui il presidente chiede nuovamente al ministro una risposta sulle sue dimissioni per iscritto con una firma. Attiriamo anche l'attenzione sul fatto che tutto questo sta accadendo mentre Miroslav Lajčák è presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per un anno, e sta rappresentando la Repubblica Slovacca. Da questa posizione, come parte della rotazione, passerà alla presidenza dell'OSCE per un altro anno, e il problema principale della Slovacchia sarà la questione della legittimità del suo ministro: se le sue dimissioni saranno accettate per rinominarlo alla carica, e quindi se le norme costituzionali verranno osservate.

Ecco un cabaret politico in cui solo l'osservatore domestico è ben orientato con una buona dose di pazienza e resistenza.

Per la comunità internazionale, questa è tutta una tempesta in un bicchiere d'acqua…

Ovviamente, la Slovacchia assolverà pienamente al suo compito di presidenza dell'OSCE. Tuttavia, per la comunità internazionale, nel caso di rifiuto di aderire al Global Compact e le successive dimissioni del ministro non sono una tempesta in "bicchiere provinciale", ma viceversa.

Questo è un chiaro segnale del modo in cui stiamo entrando in una nuova era all'interno dell'Unione europea. È caratterizzata da una mancanza di fiducia nell'attuale politica "dall'alto", che pone gli interessi sovranazionali e globali al di sopra di quelli nazionali, ed è segnata dalla mancanza di fiducia che le dichiarazioni internazionali possano realmente portare a miglioramenti, e qui stiamo parlando del Global Compact, la ratifica del quale, oltre al parlamento slovacco, è stata rifiutato da altri dieci parlamenti di altri stati.

Il motivo del rifiuto da parte dei governi e del pubblico di adottare firmare questo contratto è dovuto al fatto che nessuno ha correttamente informato il pubblico su questo problema. Il documento è stato presentato all'ultimo momento nella versione definitiva, non c'è stata una discussione pubblica tempestiva sulla versione finale del testo e una traduzione in slovacco non è stata fornita in tempo.

L'ultima edizione del patto è stata presentata all'ONU durante la presidenza del ministro slovacco Lajčák, che, sotto la minaccia delle sue dimissioni, ha voluto almeno la partecipazione slovacca all'incontro di Marrakech, dove è stato adottato l'accordo che garantisce l'immigrazione controllata e il rispetto dei diritti dei migranti.

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Tags:
crisi, Trattato "Global Compact", Crisi politica, crisi diplomatica, crisi, UE, Andrej Danko, Miroslav Lajčák, Slovacchia
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