00:02 06 Dicembre 2019
Migranti

Paesi della UE potranno comprarsi il diritto di non accogliere i migranti?

© REUTERS / Michael Dalder
Politica
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I membri della UE che si rifiutano di accogliere i profughi devono compensare versando contributi al bilancio comunitario o investire nei progetti africani.

Secondo la Reuters, Francia e Germania hanno presentato la corrispondente risoluzione a Bruxelles ai ministri degli Interni dei Paesi della UE. Sputnik ha discusso questa proposta con Anna Triandafyllidou, professoressa di governance globale presso l'Istituto universitario europeo di Firenze.

Cosa pensa della proposta di Francia e Germania per i migranti, che consente ai Paesi della UE di pagare per la loro mancata accoglienza?

— Mi sembra che questi due governi, ovviamente con grande influenza sugli altri Stati della UE, stiano cercando di superare l'impasse scaturito a seguito delle azioni dei Paesi dell'Europa centrale, a cui ora si è aggiunta l'Italia. Vale per la distribuzione dei migranti o dei profughi che hanno messo piede sul suolo europeo nel territorio di qualsiasi Stato membro della UE situato al confine dello spazio comunitario. Credo che forse sia un passo in avanti. Questa misura è stata presa in vista delle prossime elezioni europee nel luglio 2019. Mi sembra che ci sia il timore che il Parlamento europeo che si formerà a margine di queste elezioni sia orientato troppo a destra. Quindi è molto meglio trovare, forse non la migliore, ma una buona soluzione che funzioni piuttosto che restare con le spalle al muro quando sarà eletta la nuova Commissione Europea e il nuovo Parlamento europeo. Da una parte si può dire che è essenzialmente sbagliato pagare per i profughi, ma ad esempio se costringi questi Paesi ad elargire assistenza finanziaria, come finanziamenti per lo sviluppo e investimenti diretti in Africa o contributi al bilancio della UE, otterranno benefici anche i Paesi che ospitano i rifugiati. Dobbiamo ancora scoprire quanto pagheranno, dal momento che discorsi del genere erano stati respinti in precedenza per l'impossibilità di Slovacchia ed Ungheria, non così economicamente ricche.

Secondo lei, i media del mainstream parlano giustamente di questa proposta come un alleggerimento delle richieste della UE?

— Non direi che si tratta di un alleggerimento. Direi che la politica sta diventando più pragmatica, occorre agire sotto pressione e direi che è diventata più concreta. Non direi che è un alleggerimento. Queste proposte per ripagarsi l'integrazione dei rifugiati erano state presentate anche prima, forse è giunto il momento di prendere una decisione. D'altra parte non bisognerebbe ignorare i problemi di molti altri Paesi del nord, come le azioni informali minori. E' l'altra faccia della medaglia. Ovviamente non è rilevante per gli Stati Baltici, la Slovacchia, o la Polonia, ma è significativo ad esempio per l'Olanda, la Danimarca e il Regno Unito. Non so quante persone siano consapevoli del fatto che la Polonia, che si oppone così veementemente ai migranti e ai rifugiati, non si sia fatta carico di una sola persona. Lo stesso vale per la Slovacchia ed i Paesi baltici. Si parla di circa duecento persone. Questo è ciò che chiamiamo islamofobia senza musulmani e fobia dei migranti senza migranti. Pertanto dico che questa questione politica è molto importante, tuttavia ora è importante ottenere un accordo e non aspettare quello che succederà dopo l'estate.

Un altro problema è che tutti i Paesi potrebbero scegliere di pagare anziché ricevere i rifugiati. Quanto è probabile uno scenario del genere?

— Non penso che sia uno scenario probabile, specialmente da un punto di vista politico. Mi sembra che la questione sia calmare alcuni Paesi particolarmente caldi. Si mostrano perseveranti per ottenere voti all'interno del Paese, ma impediscono allo stesso tempo certe politiche della UE. Mi sembra che stiano calmando alcuni Paesi, anzichè finire in un vicolo cieco e cercare lo scontro. Da questo punto di vista, la UE ed i suoi membri più importanti stanno facendo la cosa giusta per non entrare in conflitto, perché, ad esempio, la Polonia e l'Ungheria hanno provocato la comunità europea o hanno commesso azioni opposte ed altre questioni cruciali legate alla democrazia nei loro Paesi. Si tratta del loro governo, dell'indipendenza dei magistrati, dei diritti umani, di aborto e problematiche delle donne. In Ungheria sono state attaccate le Ong, di conseguenza la società civile di cui fanno parte. Pertanto credo che per la UE sia ora più importante tenerli a distanza e cercare di avere un impatto positivo su questi paesi, piuttosto che puntare sul confronto rompendo i rapporti.

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Migranti, profughi, Immigrazione, Finanze, Politica Internazionale, Crisi dei migranti, Unione Europea, Europa orientale, Germania, UE, Francia
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