15:36 16 Dicembre 2018
German Chancellor Angela Merkel, left, speaks with British Prime Minister Theresa May, right, as they walk with other EU leaders during an event at an EU summit in Valletta, Malta, on Friday, Feb. 3, 2017.

Nessuna pena per lo UK: ha voluto gabbare tutti, ma ha esagerato

© AP Photo / Rene Rossignaud
Politica
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In Gran Bretagna le principali notizie politiche sono nuovamente legate alla Brexit. Mercoledì è stato pubblicato il progetto di accordo di 585 pagine tra Londra e Bruxelles riguardo all’uscita della Gran Bretagna dall’UE. Il progetto è stato letto dai cittadini per giorni interi.

Ma ieri, mentre il primo ministro Theresa May spiegava dinanzi al parlamento che l'accordo prevede condizioni senza precedenti per la futura cooperazione con l'UE, due ministri, quelli del lavoro e per la Brexit, si sono dimessi poiché non erano d'accordo con il suddetto progetto. Il Ministro per la Brexit Dominic Raab, il cui mandato è durato solamente 4 mesi, nello spiegare la sua decisione ha scritto che non può "in tutta coscienza sostenere le condizioni proposte nell'accordo con l'UE".

Secondo i dati del Times nel partito di maggioranza sarebbero molti gli insoddisfatti riguardo all'accordo. Fra di loro vi sarebbe anche il Ministro degli esteri Jeremy Hunt, nonché la leader della Camera dei comuni Andrea Leadsom.

Anche l'opposizione ha espresso la sua. Il leader dei laburisti Jeremy Corbyn ha dichiarato che l'accordo "non difende gli interessi nazionali del Paese".

La reazione di Bruxelles è stata univoca: una soddisfazione incontenibile. In particolare, il negoziatore principale della Commissione europea, Michel Barnier, ha definito l'accordo "equo e bilanciato". Dietro a tali formulazioni diplomatiche si nasconde un'evidente soddisfazione maligna per il fatto che l'Europa continentale è riuscita a cacciare l'"isoletta" britannica nell'angolo e l'ha messa al tappeto proponendo un accordo per quest'ultima estremamente poco vantaggioso.

Gli esperti stanno studiando in dettaglio i cavilli dell'accordo. Uno degli elementi più scottanti per Londra è lo status sui generis dell'Irlanda del Nord che continuerà ad osservare i requisiti dell'UE per conservare una frontiera privilegiata con la Repubblica irlandese. Inoltre, altro punto dolente è il fatto che la Gran Bretagna continuerà ad essere obbligata a pagare delle quote nel bilancio dell'UE nonostante non potrà più formalmente prendere decisioni riguardo ad esso.

Tuttavia Londra non ha possibilità di fare marcia indietro e non è un caso che Teresa May abbia dichiarato di fronte al Parlamento di negare categoricamente un secondo referendum sulla Brexit. Questo potrebbe sembrare strano dato che il malcontento nella società britannica è elevato e che, secondo i sondaggi, al momento gli euro-ottimisti avrebbero molte più possibilità di vittoria.

Questo involontariamente riporta alle numerose e recenti previsioni secondo cui il partito al potere, che sosteneva l'adesione del Paese dell'UE, probabilmente ignorerà i risultati del referendum.

Perché gli eventi verificatesi attorno alla Brexit si stanno sviluppando in modo sempre più assurdo come se assistessimo a una cerimonia del tè del Cappellaio Matto?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare indietro quando tutto è cominciato.

Com'è ben noto, l'allora primo ministro David Cameron diede avvio all'iniziativa del referendum sulla Brexit per rafforzare le proprie posizioni all'interno del Paese. Era, infatti, convinto che la Gran Bretagna avrebbe votato contro l'uscita dall'UE. Il risultato fu uno shock per lui, per il Paese e per l'intero mondo.

Cameron diede le dimissioni ma al potere rimase un governo di conservatori guidato da Theresa May.

Proprio tale circostanza portò molti a pensare che non ci sarebbe stata una vera uscita del Paese dall'UE perché May, come la maggior parte degli altri membri del governo, era fortemente contro la Brexit.

Cosa successe dopo lo si può solo supporre. Le notizie ufficiali non forniscono risposte alle nostre domande. Ma si potrebbe avanzare l'ipotesi secondo cui Londra avrebbe deciso di utilizzare i risultati del referendum per contrattare con Bruxelles, non tanto sull'eventuale uscita, quando sul miglioramento della posizione di Londra nell'Unione. Tanto più che da parte britannica al tavolo delle trattative vi erano soprattutto sostenitori del "Remain".

Dunque, per Bruxelles tutte le concessioni richieste da Londra, che per tutti questi anni si è trovata in una situazione privilegiata, erano categoricamente inaccettabili. Infatti, questo avrebbe poi creato un cattivo precedente per gli altri Stati membri e si sarebbe aggiunto a problemi di altra natura. Dunque, invece di andare incontro ai colleghi britannici e di risolvere congiuntamente il problema creatosi, le autorità europee hanno lasciato che la situazione si aggravasse. Bruxelles ha mantenuto una posizione negoziale estremamente rigida e ha cominciato a imbrigliare Londra.

Di conseguenza, negli ultimi anni il mondo ha osservato con stupore come i ministri britannici contrari alla Brexit difendessero molto seriamente l'ipotesi dell'uscita dall'UE. Il fatto è che Bruxelles non ha lasciato loro altra scelta, li ha costretti a prendere una decisione.

Londra, dunque, ha perso perché costretta a scendere a un accordo di uscita per lei eccessivamente svantaggioso.

Ma perché allora non rifiutarlo in toto e lasciare tutto com'è stato per anni?

Il problema è che il tentativo di tornare ad un punto zero farebbe precipitare ancora di più la situazione e umilierebbe l'intera nazione. Sicuramente un tale passo verrebbe interpretato da Bruxelles come un tentativo di Londra di ritornare in ginocchio e verrebbe sfruttato per privare la Gran Bretagna dei numerosi privilegi che da sempre ha avuto all'interno dell'UE (ad esempio, costringerla a rinunciare alla sterlina e ad entrare nell'eurozona).

Probabilmente proprio qui risiede il busillis di tutte queste stranezze e paradossi a cui noi tutti abbiamo assistito in questi ultimi anni. Si tratta di un comportamento strano, illogico e spesso irrazionale che ogni volta peggiora sempre di più la situazione di Londra sia a livello di politica interna che estera.

La situazione viene complicata dal fatto che la Gran Bretagna per secoli è stata la forza più potente, enigmatica e talvolta eccentrica. Oggi quest'immagine e questo mito su cui è stata costruita stanno decadendo a causa di forze sia esterne (nel caso dell'accordo con l'UE), sia interne (lo scandalo del caso Skripal o il rifiuto di ridare l'oro al Venezuela).

Quindi sempre più persone al mondo seguono i fatti non più con stupore (cosa è successo alla nazione più strategica di tutte?), ma con un tono di scherno (il re, stavolta, è proprio nudo).

Nonostante gli antichi "meriti" della Gran Bretagna nella storia mondiale, oggi sono pochi coloro che hanno pena di essa e anzi è di gran lunga più semplice trovare qualcuno che voglia dare il colpo di grazia al leone britannico.

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Tags:
brexit, Theresa May, Irlanda, Inghilterra, Gran Bretagna, UE
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