08:45 14 Novembre 2018
Il Papa Giovanni Paolo II sta scendendo da un aereo dell'Alitalia all'aeroporto di Vilnius

Papa Giovanni Paolo II fu davvero il secondo riformatore?

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Politica
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Il 16 ottobre 1978, il cardinale Karol Wojtyla fu eletto Papa e prese il nome di Giovanni Paolo II. Fu uno dei più giovani pontefici nella storia e il primo Papa di origine slava. Nella storia del papato, detiene il record assoluto sia nel numero di viaggi pastorali in tutto il mondo, 129 paesi, sia per il numero di attentati alla sua vita.

Il Papa inoltre aveva una grande libreria contenente migliaia di volumi di opere di letteratura, di sociologia, di filosofia e altre discipline umanitarie, che spesso leggeva in lingua originale. Dietro tutto questo sta il duro lavoro del pensiero di Giovanni Paolo II, come predicatore e pastore, che era convinto che la Chiesa dovesse costantemente aggiornarsi.

— Giovanni Paolo II era un riformatore? Secondo me, lo era, e non lo era, dice Alexey Yudin, direttore del Centro per lo studio delle religioni all'Università Umanitaria Russa (RSUH), esperto di storia del Vaticano.

— La natura della Chiesa è che, pur rimanendo eternamente giovane, ricorda la sua storia antica e conserva l'eredità del passato. Era allo stesso tempo un Papa del II Concilio Vaticano, ma anche il "Papa della speranza", come veniva chiamato da milioni di persone comuni in diverse parti del mondo. Nel suo libro "Varcare la soglia della speranza", Giovanni Paolo II cita le parole del filosofo russo Nikolay Berdyaev secondo cui la Chiesa è il segreto del superamento della solitudine e del senso e della pienezza della vita di una persona. Fu indubbiamente un uomo coraggioso, fu il primo fra gerarchi del Vaticano a mostrare il pentimento per i peccati dei cattolici nel corso della storia del mondo. In particolare, si è pentito per i crimini delle Crociate e la crudeltà dell'Inquisizione, ha riabilitato Galileo Galilei, Giordano Bruno e Jan Hus. Fu il primo Papa a stabilire contatti diretti con i gerarchi di altre religioni: con ebrei, musulmani e buddisti. Fu anche chiamato il Papa pacificatore, perché si oppose attivamente a qualsiasi aggressione, nel 1991 condannò la guerra nel Golfo Persico e nel 2003 espresse la sua indignazione nei confronti dell'invasione americana e britannica dell'Iraq. Giovanni Paolo II rimase una persona semplice anche in Vaticano, non indossò mai una tiara papale e amava ripetere che egli è "Servus Servorum Dei", cioè "schiavo degli schiavi di Dio".

— Secondo Lei perché Giovanni Paolo II non è riuscito ad ottenere un riavvicinamento tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa?

— Vedete, guardando dal punto di vista della storia, concentrandoci sulle attività riguardando gli affari ecumenici, Giovanni Paolo II non ha avuto grande successo. Sì, aveva speranze, supportate dal corso degli eventi. Infatti costruì un dialogo abbastanza riuscito negli anni '70 —'80 del ventesimo secolo tra cattolici e ortodossi, che avrebbe portato ad un incontro personale del Papa e dell'allora capo della Chiesa Ortodossa Russa, il Patriarca Alessio II. Ma non ha mai avuto luogo. Tuttavia, Giovanni Paolo II, rimpiangendo le occasioni mancate, ha scritto che nella vita, come sulla ferrovia, ci sono gli "scambi ferroviari", che lui chiamava così: "scambi della storia". Pare che sia necessario semplicemente tirare la leva, attivare lo scambio e la storia si svilupperebbe nella giusta direzione, e velocemente oltretutto. Ma se gli "scambi della storia" per qualche motivo non avvengono, allora forse questa è una specie di segno dall'alto? Nel libro "Varcare la soglia della speranza", Giovanni Paolo II osserva che potrebbe esserci un modo diverso di riavvicinare cattolici e ortodossi, ma che sarebbero state necessarie altre condizioni e  altri tempi. E effettivamente è successo.

In un modo o nell'altro, il sogno di vecchia data di Giovanni Paolo II si è avverato dopo la sua morte, quando un nuovo capo della Chiesa Ortodossa Russa è arrivato in Polonia nell'agosto 2012 per la prima volta. Quindi, insieme al più alto gerarca della Chiesa cattolica polacca, l'arcivescovo Jozef Michalik, ha firmato a Varsavia un messaggio di conciliazione di polacchi e russi, in cui sono state scritte le parole principali: "Perdoniamo e chiediamo perdono reciproco". Da molti polacchi e russi questo messaggio fu stato percepito come un ordine di Giovanni Paolo II, che aveva detto più volte che il perdono guarisce le ferite inflitte in epoche passate.

E il primo incontro del capo della Chiesa Ortodossa Russa, tra il Patriarca Cirillo e Papa Francesco, si è svolto più tardi, il 12 febbraio 2016 a Cuba. E fu anche percepito come una sorta di messaggio di Giovanni Paolo II, che cercò di riunire tutti i rami del cristianesimo. Noi in Russia lo ricordiamo come una persona saggia e brillante che ha lasciato un buon ricordo di se stesso. Al suo monumento a Mosca, nell'atrio della Biblioteca Russa per la letteratura straniera, vengono sempre lasciati fiori freschi. 

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Religione, religione, rappresentanti religiosi, Chiesa Cattolica, Chiesa Ortodossa, Papa Giovanni Paolo II, Vaticano
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