17:23 15 Dicembre 2018
Esercitazioni USA-Lituania

“Era glaciale” sul Baltico: la Bundeswehr rimane in Lituania fino al 2025

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Politica
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Malte Heidorn e Jan Marose del Partito di Sinistra tedesco su invito del Ministero tedesco della Difesa hanno visitato insieme ad altri giornalisti la base dei soldati tedeschi in Lituania alla vigilia dei più importanti addestramenti della NATO dai tempi della Guerra fredda, i Trident Juncture.

I deputati nel materiale riportato raccontano della paura irrazionale dei Paesi baltici che potrebbe portare a gravi problemi.

Nelle prossime settimane in Norvegia prenderanno avvio le operazioni più grandi della NATO dai tempi della Guerra fredda, i Trident Juncture. All'operazione prenderanno parte circa 10.000 soldati del Bundeswehr. I Paesi della NATO già da molti anni stanno sviluppando i loro armamenti e, chiaramente, devono allenare il loro esercito. Nel frattempo nessun altro ha stretto un'alleanza così forte e così ben armata per allontanare i nemici. Il nemico principale è proprio la Russia.

Presenza militare a lungo termine

Operazioni come quelle che si terranno in Norvegia hanno carattere politico e sollevano molte questioni. Danno un segnale sbagliato, quello del confronto, considerato il momento in cui si terranno le operazioni. Ma la NATO non si ferma qui: l'alleanza punta alla Enhanced Forward Presence e, per farlo, ha dispiegato i suoi militari nei Paesi baltici e in Polonia per "contenere la Russia". Dunque, si tratta di un contingente militare dispiegato a lungo termine. Infatti, la Bundeswehr rimarrà in Lituania almeno fino al 2025.

Molti abitanti dei Paesi baltici percepiscono la Russia come una minaccia. Tuttavia, se si osserva con più attenzione l'espansione della NATO verso Est, la riduzione dell'influenza russa e il divario tra le spese militari russe e quelle dell'alleanza (il budget militare russo è meno del 10% delle spese totali della NATO), non sarà difficile capire che non si tratta di un concreto scenario futuro, ma semplicemente di una irrazionale paura.

Ritorno alla Guerra fredda?

Chiaramente i politici europei devono tenere in considerazione la necessità del tutto legittima e comprensibile di sicurezza manifestata da estoni, lettoni, lituani e polacchi. Ma si potrebbe affermare che un ritorno alla Guerra fredda contribuirà davvero alla sicurezza di questi Paesi? E la Nato e l'UE (in particolare la Germania e la Francia) devono orientarsi esclusivamente verso i Paesi baltici e la Polonia?

Nel 2014 la NATO ha modificato la propria strategia. La "rimozione" della Crimea dall'Ucraina e gli eventi verificatisi ad Est del Paese vengono considerati prove della "minaccia russa", contro la quale i Paesi della NATO si dimostrano solidali l'uno con l'altro. Per 30 anni dopo la caduta della cortina di ferro, l'alleanza ha giustificato la propria esistenza con la "tesi" della minaccia russa. Nel 2016 è stata approvata la decisione di trasferire in Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania i cosiddetti "gruppi di combattimento" in cui rientrano militari di diversi Paesi i quali in caso di attacco russo devono contrastarlo fino a che non arrivino i rinforzi dell'alleanza.

Un esercito parlamentare incontrollabile

Gli USA sono a capo dell'operazione NATO in Polonia, la Gran Bretagna a capo di quella in Estonia, il Canada in Lettonia e la Germania in Lituania. Circa 1200 soldati, di cui 550 tedeschi, sono dispiegati nella cittadina lituana di Rukla. Qui vi sono inoltre soldati da vari Paesi tra cui l'Olanda, la Repubblica Ceca, la Norvegia e la Croazia. Questo gruppo è sottoposto agli ordini della brigata lituana "Lupi di Ferro".

Considerato che i politici lituani danno la precedenza alla loro irrazionale e in parte isterica paura, questa è una notizia preoccupante. Per questa operazione non serve nemmeno il consenso del Bundestag, perché nell'ambito della NATO gli Stati-membri hanno uguali doveri quanto alla partecipazione a simili operazioni. Il fatto che sezioni della Bundeswehr possano essere inviate in una simile operazione senza il benché minimo dibattito parlamentare o pubblico rappresenta un grande problema.

Inoltre, la Enhanced Forward Presence (e la presenza tedesca) va contro l'Atto istitutivo NATO-Russia del 1997 secondo il quale la presenza permanente di forze in un territorio è vietata. Anche se queste forze vengono sostituite ogni 6 mesi per il principio della rotazione e al momento la base tedesca di Rukla ospita prevalentemente container, si prevede che quest'operazione sarà permanente (prova di questo è il consenso alla presenza a lungo termine delle truppe tedesche). Secondo i loro piani si prevede la presenza di truppe nel territorio in questione non solo fino al 2025, ma anche nei 10-15 anni successivi.

La presenza militare dovrà rimanere significativa anche in futuro, una volta che l'obiettivo prefissato (trattenere la Russia) sarà raggiunto. Ma l'Atto istitutivo NATO-Russia doveva contrastare casi simili. E se si verificasse ciò che desidera il governo lituano, in Lituania già da tempo sarebbero stati dispiegati molti più soldati e carri armati della NATO.

Una "era glaciale" per la politica estera

Non solo nei Paesi baltici ma anche alla dirigenza della NATO e in Germania molti ritengono che distensione, dialogo e sicurezza siano possibili grazie a una presenza militare permanente. Invece di riconoscere che la Guerra fredda è stata un esempio lampante della mancanza di sicurezza, queste forze affermano che è possibile garantire la sicurezza grazie all'attuale "era glaciale 2.0" della politica estera.

Dunque, sorge spontaneo chiedersi: sono in grado le forze della NATO di razionalizzare questa paura irrazionale dei lituani? Dopotutto la minaccia che percepiscono dev'essere reale se la NATO invia i propri soldati a difenderli!

Militarizzazione della società lituana

Inoltre, questa presenza militare rafforza anche la tendenza alla militarizzazione della società. Infatti, il budget lituano per la difesa dal 2011 è quadruplicato (raggiunto il valore definito dalla NATO del 2% del PIL, la cifra ora si avvicina al 2,5%). I bambini di età compresa tra 10 e 12 anni frequentano un corso di addestramento militare nelle scuole. Migliaia di lituani hanno servito la Guardia nazionale e hanno diritto a tenere in casa un'arma da fuoco. E questa tendenza della società lituana non cambierà finché nel Paese ci saranno militari stranieri.

La Lituania comunque ha una serie di altri problemi legati alla politica interna e non alle sue relazioni con la Russia. La Lituania deve raccogliere importanti sfide sociali ed economiche: dal 1990 ha lasciato il Paese più di un milione di persone e questa cifra continua ad aumentare perché queste persone non hanno alcuna prospettiva in patria dove gli stipendi sono molto bassi. Al contempo le spese continuano ad aumentare, il sistema pensionistico porterà il Paese verso il fallimento. Per molti cittadini la povertà è qualcosa di molto più concreto di una minaccia astratta.

Ma invece di affrontare attivamente questi problemi, i politici preferiscono insistere sul confronto con la Russia. I politici tedeschi non reagiscono in tal senso. Preferiscono inviare militari in Russia invece di assumersi il ruolo di mediatore e contribuire a ripristinare la fiducia tra Paesi baltici e Russia. La Germania non ha alcun piano su come uscire da questa spirale né nei rapporti tra Lituania e Russia né fra quelli tra Germania e Russia.

Un'operazione senza "strategia d'uscita"

Ma all'interno della logica militaristica non si possono migliorare i rapporti tra Russia e Paesi baltici. La presenza militare della NATO nella regione non prevede qualche processo politico in contemporanea. Quando il governo tedesco promette alla Lituania che i suoi militari rimarranno lì fino al 2025, ciò significa che queste promesse sono del tutto avulse da qualsiasi sviluppo politico dei rapporti con la Russia. Dunque, è come se il futuro comportamento della Russia non abbia alcuna importanza.

Questo fa sorgere subito due problemi. Da un lato, le operazioni della Bundeswehr non hanno alcuna "strategia d'uscita". Dall'altro lato, la società lituana avrà determinate aspettative che i suoi partner in futuro probabilmente disattenderanno. Dopotutto chi avrà il coraggio di dire ai lituani che la presenza militare della NATO sul loro territorio prima o poi finirà? Chi invia militari per effettuare un'operazione sulla base di paure irrazionali rischia di finire in un vicolo cieco dal quale farà fatica ad uscire.

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