14:24 19 Settembre 2018
Recep Tayyip Erdogan

Crisi turca, “Trump ha lanciato una pietra che ha provocato una valanga”

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Politica
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Il crollo della lira turca potrebbe avere conseguenze negative per le economie dei Paesi della UE se la Turchia non riuscirà a ripagare i suoi debiti. Funzionerà la regola dei "tre giorni"?

Il direttore del dipartimento analitico della società d'investimento "Region" Valery Weisberg ha definito in un'intervista con Sputnik l'aumento dei dazi sull'alluminio (20%) e sull'acciaio turco (50%) annunciato dal presidente Trump come l'ultima pietra che ha provocato la valanga della crisi in Turchia ed in altri Paesi.

"La Turchia ha una debole bilancia dei pagamenti. Un aggravante è il fatto che la Turchia non riuscirà ad esportare acciaio ed alluminio negli Stati Uniti (USA sono uno dei più grandi acquirenti dei prodotti siderurgici turchi — ndr): questo fatto gioca a sfavore della bilancia dei pagamenti. E' una situazione molto delicata per la moneta turca. La Turchia ha un livello di riserve valutarie piuttosto scarso. Tutto questo insieme ha portato al fatto che le esposizioni esterni dei settori pubblico e privato sono cresciuti in modo drammatico. Di per sé la decisione di Trump è l'ultima pietra che ha provocato questa valanga."

La situazione ha un impatto negativo non solo su Turchia e Russia ed i mercati emergenti in generale, ma anche sull'Europa, ha aggiunto Weisberg. A sua volta in un'intervista con Sputnik l'analista economico indipendente e autore del progetto All economics Anton Shabanov non ha escluso che il crollo della lira turca potrebbe trascinare l'euro:

"La lira turca è direttamente legata al dollaro. Cala bruscamente, mentre a suo tempo i turchi hanno contratto molti prestiti dall'Unione Europea. Se la Turchia non continuerà a ripagare i suoi debiti (c'è un debito equivalente a 140 miliardi di dollari), allora la UE avrà problemi. Conseguentemente l'euro avrà problemi. La coppia principale nel mercato valutario è l'euro-dollaro. Se una moneta cresce, l'altra cade. Per quello che sta accadendo in Turchia, il dollaro sta crescendo".

Shabanov ha ricordato che nell'economia c'è la regola dei "tre giorni", ovvero la fase principale di ogni crisi acuta dura tre giorni. Così è successo in Russia. La settimana scorsa ci sono stati forti movimenti negativi, il rublo è scivolato. Ma gradualmente la situazione sta tornando alla calma e gli investitori prendono decisioni più razionali. C'è la speranza che il rublo si stabilizzi se i turchi riusciranno a normalizzare la situazione nel loro Paese. Ma questo richiede una soluzione politica, afferma Weisberg.

"Secondo varie stime, la soglia di 7/7,5 lire turche per un dollaro è il tasso di cambio limite che porterà all'insolvenza delle banche. La Banca Centrale rilascia assegni che consentono di aumentare il capitale sociale. Ma le misure che il mercato si aspetta, vale a dire un forte aumento del costo del denaro ed i possibili negoziati con il FMI, non vengono valutate. Gli investitori non credono nella capacità del regolatore di invertire la situazione. E mentre prosegue tutto questo, il mercato piomberà nel panico. Tutto il potere è legato al presidente Erdogan, il processo decisionale dipende da lui, così come l'ulteriore situazione sul mercato".

Allo stesso tempo il presidente turco ha detto che la crisi economica che la Turchia sta vivendo è conseguenza di una cospirazione straniera, la responsabilità per il crollo della lira grava interamente sull'America.

Erdogan è disposto a rinunciare al dollaro nelle transazioni con i maggiori partner commerciali della Turchia: Cina, Russia, Iran ed Ucraina. Lo ha dichiarato lunedì ad Ankara. La Russia sostiene la proposta del presidente della Turchia di condurre scambi commerciali monetizzando con le valute nazionali. Come affermato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, Mosca da tempo vuole usare il rublo al posto dei dollari nelle transazioni con i suoi partner.

Il fatto che il dollaro sta diventando un inaffidabile strumento nelle transazioni internazionali petrolifere lo ha dichiarato lo scorso fine settimana il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov. Il dollaro, considerato la valuta mondiale principale, sta diventando uno strumento di rischio per le transazioni, ha detto il ministro, aggiungendo che Mosca ha ridotto significativamente gli investimenti nei buoni del Tesoro USA.

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Borsa&Mercati, Geopolitica, Politica Internazionale, Economia, Lira turca, dazi, euro, dollaro, Donald Trump, Recep Erdogan, Iran, Turchia, UE, USA, Cina, Russia
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