02:57 22 Settembre 2018
James Mattis

Сosa vuole il capo del Pentagono dal Brasile?

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Politica
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Lunedì scorso il numero uno del Pentagono James Mattis ha incontrato i ministri della Difesa e degli Esteri del Brasile per discutere argomenti legati alle relazioni bilaterali e le questioni regionali.

Come si spiega l'interesse americano così improvviso per il Brasile, emerso un mese e mezzo fa dopo la visita del vicepresidente Mike Pence nel Paese sudamericano?

"Il 13 agosto il segretario della Difesa statunitense James Mattis ha incontrato il ministro degli Esteri del Brasile Aloysio Nunes nel palazzo Itamaraty (sede del dicastero diplomatico brasiliano — ndr), per confermare l'impegno per lo sviluppo delle relazioni bilaterali di lungo termine tra gli Stati Uniti e il Brasile", ha affermato la portavoce del Pentagono Dana White.

E' una delle poche dichiarazioni che sono seguite alla visita di Mattis a Brasilia.

"I ministri hanno convenuto che per le due Americhe i nostri valori e principi comuni di rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto e della pace sono una solida base per una cooperazione strategica di lungo termine", ha aggiunto la White.

Tra gli argomenti che si riflettono nel programma ufficiale della visita Mattis figurano la discussione dei progetti alternativi per lo sviluppo della cooperazione in campo tecnologico, scientifico, politico-militare e industrial-militare, in particolare il possibile utilizzo degli Stati Uniti del centro di lancio di Alcantara, nello stato di Maranhão. Tuttavia, secondo alcuni esperti, questa visita può nascondere qualcos'altro.

L'edizione brasiliana di Sputnik ha discusso la questione con il dottore di Scienze Politiche e docente del corso di relazioni internazionali dell'Università Federale Fluminense (Universidade Federal Fluminense, UFF) Thomas Ferdinand Heye. Secondo l'esperto, mentre negli Stati Uniti ci sono ancora quelli che vogliono costruire muri con l'America Latina ed imporre dazi commerciali sulle importazioni, non si tirano indietro quelli che cercano di rafforzare le relazioni di Washington con i Paesi della regione per nuove alleanze e sostegno secondo la concezione di lunga data del "cortile americano".

Secondo Heye, ad oggi c'è un chiaro interesse di questi gruppi di annunciare la loro presenza in Brasile o in altri Paesi dell'America meridionale principalmente per contrastare la crescente influenza cinese.

"In alcuni Paesi della regione, la presenza della Cina è enorme. Non dimentichiamoci, ad esempio, la relazione della Inter-American Development Bank, che ha rivelato che la Cina ha investito in un decennio nel settore delle infrastrutture un capitale maggiore rispetto agli Stati Uniti in mezzo secolo", ha detto l'esperto. "Così ora, negli ultimi anni, l'influenza della Cina in America Latina sta crescendo rapidamente. E' una novità per la regione".

Secondo l'esperto, prima gli Stati Uniti erano un importante partner politico e commerciale per la maggior parte dei Paesi della regione; tuttavia, dopo la fine della guerra fredda, Washington ed i Paesi dell'America Latina hanno iniziato gradualmente ad allontanarsi l'uno dall'altro.

Oggi l'esperto parla di un'agenda più interessante, soprattutto per la parte brasiliana: in particolare, sullo sfondo delle voci della vendita dell'azienda brasiliana costruttrice di aeromobili Embraer, il Paese deve poter accedere ai beni intermedi utilizzati nella produzione di armi e alle tecnologie statunitensi.

"Quindi anche dalla nostra parte c'è qualcosa da offrire", afferma Heye.

Per quanto riguarda il Venezuela, l'esperto non crede l'attuale crisi a Caracas sia uno dei motivi che hanno spinto il segretario alla Difesa degli Stati Uniti a recarsi in Brasile ed in altri Paesi sudamericani. Il fatto che, a suo avviso, se gli Stati Uniti sceglieranno uno scenario militare per la questione venezuelana, sarà una mossa unilaterale senza ottenere il sostegno dei suoi vicini.

"Gli Stati Uniti non hanno bisogno del gruppo di Lima o di qualsiasi altra alleanza di Paesi nel caso in cui vogliano prendere una decisione unilaterale. Ora non lo faranno, perché gli americani dovrebbero pagare un prezzo politico folle", ha concluso Heye.

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Tags:
Geopolitica, Politica Internazionale, Pentagono, James Mattis, Mike Pence, America Latina, Brasile, USA, Cina
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