19:57 23 Ottobre 2018
Jair Bolsonaro

Presidenziali Brasile, candidato promette di chiudere Ambasciata palestinese

© REUTERS / Adriano Machado
Politica
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Questa settimana il deputato federale e candidato alla presidenza del Brasile dal Partito Social-Liberale (PSL) Jair Bolsonaro ha scatenato molte polemiche.

Ha dichiarato che, se verrà eletto presidente, chiuderà l'Ambasciata palestinese in Brasile, in quanto non considera la Palestina uno Stato nonostante le autorità brasiliane ne abbiano riconosciuto l'indipendenza nel 2010.

Secondo il politico, che ha più volte auspicato un riavvicinamento del Brasile con Israele, l'apertura dell'Ambasciata nella capitale brasiliana nel 2016 è frutto dei negoziati dell'ex presidente Dilma Rousseff con i terroristi.

"Dilma ha negoziato con la Palestina, non con la gente che vive lì. E' impossibile negoziare con i terroristi, quindi non c'è posto per questa Ambasciata di fronte al Planalto [palazzo del Planalto, la residenza ufficiale del capo di Stato del Brasile — ndr]", ha detto il deputato, citato dal quotidiano Estadao.

Scioccato e irritato dalle dichiarazioni del deputato e candidato alla presidenza brasiliana all'indirizzo del suo Paese d'origine, il presidente del Centro culturale arabo-brasiliano, l'imprenditore Ahmed Ramadan, in un'intervista con l'edizione brasiliana di Sputnik ha detto che la posizione del candidato sulla Palestina è stata palesemente modellata da Israele per scambio di interessi reciproci. L'interlocutore di Sputnik crede che tramite queste dichiarazioni forti, Bolsonaro dimostra una totale incomprensione di come i brasiliani abbiano stretti legami non solo con i palestinesi, ma anche con l'intera nazione araba e musulmana nel suo complesso.

"Il popolo arabo ama molto il Brasile. Ha strette relazioni con il Brasile nel campo del commercio, dello sport e della cultura. Inoltre la comunità araba in Brasile è molto forte. Mediamente tra il 20 e 30% dei brasiliani ha discendenti arabi [in realtà, secondo le statistiche ufficiali, solo il 0,48% dei brasiliani ha origini arabe — ndr]. Non c'è brasiliano che non ha buoni rapporti con gli arabi, d'amicizia o familiari", ha detto Ramadan, che accusa il deputato di voler chiudere le porte del Brasile ai Paesi arabi in cambio del sostegno di Israele, cosa che, a suo parere, danneggerebbe anche l'economia del Paese sudamericano.

Ramadan ha inoltre sostenuto che con questo comportamento Bolsonaro dimostra la sua impreparazione per esercitare le funzioni di capo di Stato.

"In realtà questo candidato è incolto, deve studiare. Ha bisogno di assistenti ben istruiti che capiscano le ragioni, i legami. Come presidente è molto debole da questo punto di vista."

Commentando il trasferimento dell'Ambasciata degli Stati Uniti in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, evento che ha acceso le proteste da parte della popolazione araba e musulmana in tutto il mondo, Ahmed Ramadan ha sottolineato che con questo passo Donald Trump ha notevolmente offuscato le relazioni di Washington con gli altri Stati arabi. Crede che Jair Bolsonaro possa ottenere lo stesso risultato se chiuderà l'Ambasciata.

"È la stessa cosa. Vuole distruggere i rapporti del Brasile con il mondo arabo e con i Paesi musulmani. Se trasferirà l'Ambasciata brasiliana a Gerusalemme, sarà un problema non solo per i palestinesi, nemmeno per il mondo arabo, ma per tutti i musulmani. Creerà grandi problemi al Brasile".

Secondo il politologo Samuel Feldberg, professore di Relazioni Internazionali dell'Università di San Paolo, con influenza nella comunità ebraica locale, dal punto di vista del diritto la posizione di Bolsonaro sulla Palestina ha qualche motivazione razionale, e come presidente potrebbe decidere di trasferire l'Ambasciata "senza interrompere i rapporti diplomatici con uno Stato che ancora non esiste".

"Nel 2011 la Palestina ha inviato una richiesta di adesione all'ONU come membro a pieno titolo. Dal momento che questa richiesta deve essere approvata sia dal Consiglio di Sicurezza sia dall'Assemblea Generale, sussiste la reale possibilità che gli Stati Uniti blocchino la richiesta al Consiglio di Sicurezza, non a caso il 29 novembre 2012, anniversario della spartizione della Palestina tra Stato arabo ed ebraico, l'Assemblea Generale ha conferito alla Palestina lo status di osservatore permanente all'ONU. Così, la Palestina partecipato alle sessioni dell'Assemblea Generale, ma non ha lo status di membro a pieno titolo, come gli altri membri", ha detto l'analista.

Feldberg ritiene che il governo che eventualmente formerà Jair Bolsonaro può decidere di trasferire l'Ambasciata brasiliana da Tel Aviv a Gerusalemme, città santa per ebrei, cristiani e musulmani, il cui status è contestato da israeliani e palestinesi. Ha aggiunto che, tutto sommato, oggi i rapporti tra Israele e Brasile molto migliori del solito, e se verrà eletto Bolsonaro avrà "poco da aggiungere" in questo senso.

"I rapporti tra Brasile e Israele non sono mai stati migliori dai tempi dell'amministrazione di Fernando Henrique Cardoso, presidente del Brasile dal 1995 al 2003. Sono volatili, ma i entrambi i Paesi hanno interesse comune per migliorare le relazioni commerciali e culturali, allo stesso tempo il candidato presidenziale Bolsonaro può contribuire con poco a migliorare queste relazioni".

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Politica Internazionale, politica interna, Ambasciata, elezioni presidenziali, Jair Bolsonaro, America Latina, Palestina, Israele, Medio Oriente, Brasile
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