18:07 18 Agosto 2018
Statua del presidente USA Bill Clinton a Pristina, capitale del Kosovo

La disintegrazione dei balcani: il Kosovo verrà suddiviso ulteriormente?

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Politica
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Il professor Daniel Serwer dell'Università John Hopkins ha affermato che non ci sono piani per dividere il Kosovo in una parte serba e una albanese come dichiarano i media locali. Washington non ha piani del genere. Tali speculazioni non destano interesse in USA e sarebbe imprudente aprire questo "vaso di Pandora" nei Balcani occidentali.

Lo specialista americano nella gestione delle crisi ha osservato che se la Serbia e il Kosovo vorranno essere stati democratici e membri dell'UE, dovrebbero lasciare le loro minoranze nazionali entro i confini esistenti.

Il politologo serbo e pubblicista Zeljko Cvijanovic in un'intervista con Sputnik si chiede come Daniel Serwer riesca a preoccuparsi dei confini illegalmente proclamati nell'indipendenza della provincia serba e contemporaneamente ad essere completamente indifferente riguardo l'inviolabilità delle frontiere della Serbia violate dalla secessione illegale di Kosovo:

"Questo è un classico esempio di una doppia moralità: secondo Washington, ci sono "collassi positivi, come la disgregazione della Jugoslavia e della Serbia, e negativi, come ad esempio la possibile disintegrazione della Macedonia. L'intera politica estera degli Stati Uniti è basata su questa logica, e Daniel Serwer è un suo adepto: "quello che è bene per noi è anche un bene per l'umanità, quello che per noi è un male è un male per tutti".

Cvijanovic afferma che come si parla della ripartizione malavitosa del Kosovo, Trump non è in grado di affermare la notizia ufficialmente. Secondo lui, Serwer comprende che le forze politiche che controllano la Jugoslavia da 25 anni non hanno abbastanza peso per sostenere questo corso politico. "E a cosa esattamente porterà e se porterà alla divisione del Kosovo, non lo sappiamo ancora", ha detto.

Tuttavia, riguardo ai pericoli nascosti nel "vaso di Pandora" dei Balcani, Cvijanovic concorda con il professore americano. Sostiene che la separazione del Kosovo creerebbe un precedente che comporterebbe gravi conseguenze, specialmente in Bosnia-Erzegovina e in Macedonia. Il Parlamento della Repubblica Srpska, un'entità a popolazione serba, che fa parte della Bosnia-Erzegovina con dei diritti di ampia autonomia, ha adottato una risoluzione sul diritto al riconoscimento del suo status indipendente nel caso del Kosovo verrà accettato alle Nazioni Unite, come più volte ha affermato il presidente della Repubblica Srpska Milorad Dodik. In Macedonia c'è una forte posizione delle grandi minoranze albanesi, pari a più di un quarto della popolazione, che porta a crisi politiche regolari e disordini. I macedoni albanesi condividono l'idea della Grande Albania, predominano sentimenti separatisti tra di loro.

Kosovo
© Sputnik . Natalya Grebenyuk

Il Professore presso la Northeastern University di Boston Denis, specializzato in questioni mediorientali, in un'intervista con Sputnik afferma che un ulteriore separazione della Serbia sarebbe pericolosa come potenziale ripartizione della Siria. Secondo lui, i Balcani e il Medio Oriente hanno un potenziale esplosivo comparabile.

"Un altro problema che accomuna i Balcani e il Medio Oriente sono i rifugiati che hanno scelto la rotta balcanica per raggiungere l'Europa Centrale e, in definitiva, la Germania", ha affermato.

Sulla questione se aspettarsi dalla nuova iniziativa di Washington la divisione del Kosovo, alla luce del fatto che in una sola volta, l'America ha sostenuto prima disintegrazione della Jugoslavia, e poi della Serbia, Sullivan afferma che la disgregazione della Jugoslavia non rientrava nei piani originari degli Stati Uniti, perché nei primi anni '90 "loro stessi non capivano cosa significasse tutto questo". Secondo il professore di Boston, negli eventi jugoslavi "è più probabile il coinvolgimento della Germania", che per primo ha sostenuto il collasso del paese.

"Sento costantemente riferimenti al fatto che Trump e Putin hanno concordato una nuova partizione del Kosovo. Potrebbe riguardare le aree settentrionali del Kosovo e la città di Mitrovica. Ma non ho idea se effettivamente i confini in Serbia e Kosovo o della Repubblica Srpska verranno cambiati", ha detto.

Commentando la politica degli Stati Uniti nei Balcani dopo l'arrivo di Trump, Sullivan osserva che in questo ambito ci sono pochi cambiamenti perché Trump è probabile che "non sa nemmeno cosa siano i Balcani, ad eccezione della patria di sua moglie, la Slovenia".

"Penso che la politica americana non sia cambiata. Le persone al Dipartimento di Stato mi dicono che si tratta di una questione di status quo, in modo che essi continuano la loro politica balcanica tradizionale "con il pilota automatico", perché Trump fino a che non è riuscito a capire qual'è il potenziale beneficio per l'America. Per i Balcani stessi questo è sia un bene che un male. Anche se non guarda in questa direzione, non bisogna attirare l'attenzione su di sé, perché chissà cosa deciderebbe se si ricordasse di questa regione. Questa decisione può essere sia nei vostri interessi, e viceversa. La Serbia, in quanto piccolo paese, deve, prima di tutto, assicurarsi di avere il maggior numero possibile di amici nel mondo", l'esperto americano consiglia a Belgrado.

"Questo è uno degli importanti risultati del governo Vucic: la Serbia è diventata amica degli arabi, dei turchi, dei russi, degli Stati Uniti e dell'Unione Europea. È importante che Belgrado continui a costruire relazioni di partenariato con diversi paesi del mondo, a formare un'economia forte, a lavorare sull'occupazione dei giovani. Non deve cercare di provare a giocare sempre e solo una carta", conclude Sullivan.

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Geopolitica, geopolitica, Nazioni Unite, Università, NATO, Donald Trump, Balcani, Kosovo, Serbia
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