14:09 20 Novembre 2018
Bandiera dell'Iran

L'Iran annuncia la strategia per salvarsi dalle sanzioni americane

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Politica
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Il vicepresidente iraniano Eshaq Jahangiri ha fatto sapere che il governo ha iniziato ad implementare una strategia di "abile resistenza economica", che mira a fronteggiare le conseguenze delle sanzioni statunitensi.

In un'intervista con Sputnik, Seyed Hossein Naghavi-Hosseini, presidente della commissione speciale sul piano d'azione globale comune per il programma nucleare e portavoce della commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera dell'Assemblea Consultiva Islamica (Parlamento dell'Iran) e Hoshayr Rostami, analista indipendente ed economista, direttore del dipartimento di Finanza della sede iraniana del Canadian Institute of Economics, hanno spiegato in cosa potrebbe essere innovativa ed "abile" la strategia rispetto agli altri progetti di Teheran.

Naghavi-Hosseini ha detto che uno dei punti della strategia economica della resistenza abile sarà la chiusura dello Stretto di Hormuz per le petroliere americane:

"L'Iran ha accesso al Golfo Persico, allo Stretto di Hormuz e al Golfo di Oman. Contraddice la logica secondo cui gli altri Paesi della regione possano vendere il petrolio e l'Iran no. La strategia dell'Iran consiste in questo: o tutti vendono petrolio, o nessuno. Gli americani sono consapevoli che l'Iran è in grado di fare questo passo."

Ha inoltre notato che l'Iran, grazie alle sue ricche riserve di petrolio e gas, può essere una "pedina forte" in grado di sviluppare una partnership con le più grandi economie del mondo. Secondo Naghavi-Hosseinii, ci sono molti altri partner economici nel mondo, come il sud-est asiatico, l'America Latina, l'India e l'Africa, con cui "l'Iran può facilmente collaborare."

Hoshayr Rostami crede che la posizione geostrategica dell'Iran disponga di vantaggi che gli permetteranno di resistere agli Stati Uniti. L'esperto vede due possibili modi di realizzare la strategia "Abile resistenza economica". Prima di tutto la leadership iraniana deve scommettere sulle entrate non derivanti dalle risorse energetiche, ovvero sul gettito fiscale di altri settori, dal momento che non rientra nelle sanzioni, "Dobbiamo concentrarci sul gettito fiscale, perché le sanzioni non lo colpisce. In primo luogo occorre trovare nuove fonti di profitto per realizzare il programma di resistenza economica, perché al momento l'economia iraniana dipende dal petrolio." Inoltre ha notato che nell'ultimo anno gli introiti derivanti dalle tasse di altre attività hanno superato i profitti del petrolio.

In secondo luogo occorre razionalizzare la spesa pubblica, afferma l'economista.

"I costi attuali e la spesa pubblica sono molto alti. Queste spese devono essere ristrutturate", spiega l'esperto.

In risposta alle corrispondenti dichiarazioni di Trump per ridurre a zero l'export petrolifero iraniano, Teheran potrebbe mettere pressione sulle grandi imprese che lavorano con gli Stati Uniti, afferma l'economista. Secondo lui, con queste dichiarazioni Trump sta cercando di portare in Iran il caos economico, ma non riuscirà ad annullare totalmente le esportazioni di petrolio iraniano:

"Facendo queste dichiarazioni, Trump cerca di esercitare pressione psicologica e creare il caos economico in Iran.

In passato ci sono stati casi in cui abbiamo scambiato il petrolio per il cibo in Iraq. Conformemente alle risoluzioni delle Nazioni Unite. Il fatto che gli Stati Uniti vogliano ridurre da soli le esportazioni di petrolio iraniano a zero è un compito molto difficile e pressochè impossibile. Occorre considerare la posizione geopolitica dell'Iran. Ad esempio le parole del presidente iraniano, secondo cui se non possiamo vendere il petrolio, allora gli altri Paesi incontreranno difficoltà, indicando lo Stretto di Hormuz. Tecnicamente è difficile per l'Iran. Ma se le sanzioni statunitensi ridurranno le nostre entrate, allora dovremmo compensare il danno causato dalle sanzioni sfruttando l'economia".

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Tags:
Politica Internazionale, Sanzioni, Petrolio, Geopolitica, Economia, Donald Trump, Paesi del Golfo, Stretto di Hormuz, USA, Iran
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