19:02 24 Settembre 2018
Donald Trump interviene all'inizio del vertice NATO al nuovo quartiere generale a Bruxelles, Belgio.

La cara NATO. Trump costringe l'Europa a tenere da conto i soldi americani

© REUTERS / Jonathan Ernst
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A Washington pesa sempre di più il fardello di sponsor della sicurezza europea. Donald Trump richiama gli alleati ad aumentare le loro spese militari. Ma invano: l'UE non si sta muovendo per investire nell'alleanza del Nord Atlantico. Sputnik vi spiega perché il Paese con il maggior budget per la difesa abbia cominciato a tenere da conto i soldi.

Protetti dall'America

Due settimane prima del vertice NATO che si terrà l'11 e il 12 luglio, i membri dell'alleanza che non si attengono agli impegni di formazione del budget per la difesa pari al 2% del PIL hanno ricevuto messaggi irritati dal presidente degli USA. "È sempre più difficile spiegare ai cittadini americani perché alcuni Stati non si attengano ai principi di sicurezza collettiva", — ha dichiarato senza reticenze.

Secondo i dati riportati dai media americani, gli USA sono stati particolarmente duri con la Germania. Inoltre Trump ha riservato a Berlino un'invettiva diretta. "La Germania contribuisce solo con l'1% del PIL alla NATO mentre noi paghiamo il 4% del nostro PIL che è di gran lunga maggiore. Qualcuno sa dirmi perché? Noi difendiаmo l'Europa (e questo va bene) investendo ingenti somme e a noi mettono i bastoni fra le ruote a livello commerciale. Sono in arrivo cambiamenti", — ha scritto Trump, sul suo account Twitter.

Non è la prima volta che Trump si permette di fare allusioni sarcastiche nei confronti di Angela Merkel e di chiamare la maggior parte degli alleati della NATO "parassiti". Ora si sono offesi. Il ministro della difesa norvegese Frank Bakke-Jensen ha dichiarato che in realtà il suo Paese spende per l'acquisto di equipaggiamento militare e, in particolare, di aerei americani, molto di più di quanto sarebbe previsto dalla NATO. Il premier belga Charles Michel dichiara di "non essere spaventato da queste affermazioni" perché il suo governo rispetta perfettamente i propri obblighi. Il ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrel ha ammesso che Madrid "spende meno di quanto richieda la NATO", ma che i soldi "vengono spesi bene". Per questo la Spagna non è intenzionata ad aumentare il proprio contributo finanziario.

I membri della NATO hanno convenuto che ognuno di loro avrebbe dovuto investire nella difesa almeno il 2% del PIL nel 2014. Tuttavia dei 29 Paesi della NATO solo gli USA, la Gran Bretagna, la Polonia, la Grecia e l'Estonia hanno adempiuto a questo impegno. Le maggiori spese militari sono state sostenute da Washington (circa il 3,5% del PIL). Anche la loro quota di investimento nella NATO è la maggiore (22% del budget dell'organizzazione").

Non è nemmeno troppo per gli USA: "solamente" mezzo miliardo di dollari. Ma ci sono anche spese indirette, come quelle per le operazioni militari e paramilitari della NATO, nonché per il mantenimento in Europa delle basi militari e del contingente bellico. Per rafforzare i confini orientali della NATO servono più missili, carri armati e soldati, ma i leader europei non vogliono sborsare soldi perché possono continuare ad usare quelli del potentissimo alleato oltreoceano. A Trump questo non va bene.

Una difesa insaziabile

Il budget per la difesa degli USA è raddoppiato in 16 anni. Solo negli ultimi due anni è aumentato di 100 miliardi di dollari raggiungendo la cifra record di 700 miliardi (considerate le spese per le operazioni militari all'estero). Per i prossimi 10 anni si prevede un aumento fino a 777 miliardi.

Quest'anno l'economia americana sta crescendo più velocemente rispetto alle previsioni e la disoccupazione sta diminuendo. Ma le spese militari impongono di tagliare su altre voci del bilancio pubblico. Nel 2019 il Pentagono riceverà un aumento del 13%. Verrà aumentato il finanziamento per il Ministero dei veterani, per il Ministero della sicurezza interna, per il Ministero del Commercio e per la NASA. Mentre gli altri ministeri si vedranno privati di molte risorse. Le riduzioni maggiori interesseranno l'Agenzia per la tutela dell'ambiente (-34%), il Dipartimento di Stato (-26%), il Ministero della Salute e il Ministero del Lavoro (-21% ciascuno).

E ci sono delle ragioni per tirare la cinghia. Fino a poco tempo fa i problemi di bilancio venivano risolti da Washington in modo semplice: la Federal Reserve ricominciava ad emettere moneta mentre il Congresso e il Presidente convenivano sull'introduzione dell'ennesimo aumento del tetto di bilancio. Ma la situazione sta cambiando. Sempre più Paesi cercano di evitare la dipendenza dal dollaro: la Cina sta già commerciando con una serie di Paesi africani in yuan, le autorità venezuelane hanno dichiarato di voler vendere petrolio nella valuta nazionale cinese, la Banca centrale russa e la Reserve Bank indiana stanno pensando all'introduzione di un sistema di calcolo reciproco in rubli e rupie.

Allo stesso tempo i maggiori creditori cercano di evitare i titoli americani: la Cina, il Giappone e l'Arabia Saudita hanno diminuito le quote di questi titoli nei loro portafogli. Non incoraggiano la situazione nemmeno le guerre commerciali scoppiate dopo l'introduzione da parte di Trump dell'aumento dei dazi sull'importazione dei metalli.

Ciononostante il debito pubblico americano continua ad aumentare e oggi ha superato i 21 trilioni di dollari. Questo numero spaventoso incombe sul sistema finanziario del Paese e richiede che venga gestito al più presto. Secondo le previsioni degli economisti nei prossimi 10 anni le spese triplicheranno: per ripagare le obbligazioni saranno spesi più di 850 miliardi di dollari l'anno, cioè più di quanto ora si spende per la difesa.

Male e a caro prezzo

Donald Trump ha tutte le ragioni per essere scontento della difesa: capita sempre più spesso che i nuovi modelli di armi americane non soddisfino le aspettative. Il programma pluriennale per la creazione del cacciatorpediniere Zumwalt, che è costato decine di miliardi di dollari, è stato un flop: le navi si sono rivelate eccessivamente care (ognuna circa 5 miliardi di dollari) e con caratteristiche belliche e nautiche non soddisfacenti.

Un altro progetto, quello dell'aereo con impianto laser Boeing YAL-1, è venuto a costare, secondo le stime, tra i 7 e i 13 miliardi di dollari, ma alla fine è stato archiviato. L'insuccesso ha caratterizzato anche il progetto per l'aereo da caccia F-35. Il Governement Accountability Office (GAO) ha rilevato negli F-35 circa 1000 irregolarità.

Un uomo d'affari di successo e con esperienza come Donald Trump non può non capire che un'inefficienza così eclatante delle spese potrebbe essere legata alla corruzione. Una conferma indiretta potrebbe essere forse il fatto che i maggiori contratti per la difesa negli USA vengono appaltati sempre alle stesse potenti aziende private: Lockheed Martin, Boeing, Raytheon, General Dynamics e Northrop Grumman, che in tal modo ricevono decine e, a volte, centinaia di miliardi di dollari.

Soldi estremamente necessari

Ma l'amministrazione americana non può ridurre le spese per la difesa. Il comparto dell'industria militare statunitense è il maggiore datore di lavoro al mondo con all'attivo 3,5 milioni di posti di lavoro. Inoltre funge da stimolo per lo sviluppo di molti altri settori economici: l'industria elettronica, l'industria spaziale, la ricerca scientifica, il settore bancario. L'industria bellica influisce direttamente sui parametri macroeconomici: gli investimenti sono molto maggiori rispetto alle altre aziende più grandi e, di norma, i profitti sono elevati.

Dollari con l'immagine di Donald Trump
© Sputnik . Waldimir Astapkowitsch
I conflitti armati in varie località del mondo hanno permesso di sviluppare l'esportazione di armi e di introdurre in Paesi poveri e distrutti dalla guerra il dollaro. La loro partecipazione trionfante agli scontri armati ha aiutato la diffusione dello status di incrollabile impero. Ma questo ha generato un problema ora. Il Vicino Oriente, distrutto dalla "beneficienza" americana, ha risposto con una inaudita ondata di terrorismo, mentre le sistematiche operazioni di successo russe in Siria hanno dimostrato che gli USA non sono l'unica nazione in grado di riportare l'ordine sul pianeta.

Ora a Donald Trump, che rimane un uomo d'affari anche in politica, si prefigura come soluzione l'ottimizzazione delle spese militari oltre i confini americani, laddove cioè non può farle sostenere ad altri. E non a caso la non povera Europa, la cui sicurezza oggi non è particolarmente minacciata, rappresenta per lui il luogo ideale. La domanda è: ci riuscirà?

Il divario tra Vecchio e Nuovo Mondo si è sensibilmente allargato e a questo hanno contribuito anche le divergenze dovute all'accordo sul nucleare con l'Iran, l'uscita degli USA dall'Accordo di Parigi sul clima, il fallimento del TTIP e la "guerra dei dazi". Non è escluso che nella questione dei finanziamenti alla NATO i Paesi europei si opporranno alle pressioni di Washington.

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Difesa, PIL, Pentagono, NASA, NATO, Charles Michel, Frank Bakke-Jensen, Donald Trump, USA, UE
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