14:53 10 Dicembre 2018
La bandiera greca davanti alla borsa di Atene

Grecia, cosa pensano i parlamentari dell’uscita dal piano di aiuti

© AP Photo / Petros Giannakouris
Politica
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L’Eurogruppo ha deciso l’uscita della Grecia dal piano di aiuti. Sputnik ne ha parlato con i parlamentari greci.

Il 21 giugno l'Eurogruppo ha deciso la fine del programma di aiuti finanziari alla Grecia. Il coordinamento delle condizioni per il ritiro della Grecia dal programma ha diviso i politici greci in due fazioni. Mentre i rappresentanti del partito al governo parlano di una "decisione storica", l'opposizione richiama l'attenzione sulle severe misure di austerità che devono essere osservate per molti anni ancora.

"La decisione dell'Eurogruppo non ha alleviato l'onere del debito della Grecia. La società deve ancora prenderlo con un sorriso ironico. Le azioni di Tsipras sono diametralmente opposte a quelle che in precedenza aveva promesso ai greci. Nei prossimi due anni verranno introdotte ulteriori misure di risparmio. 

Atene rimarrà strettamente controllata dai creditori, mentre la Grecia dovrebbe mantenere un avanzo primario del 3,5% del PIL fino al 2022. Tutto ciò non aggiunge in alcun modo ottimismo al futuro dell'economia greca. Sottoscrivendo questa decisione, il governo non farà altro che infliggere un colpo ancora maggiore all'economia greca: non si riprenderà, non ci sarà nessuna crescita degli affari e degli investimenti.

 L'ottimismo del governo non è altro che un tentativo di giustificare la sua decisione e lo stato in cui ci troviamo ora. Al centro, l'accordo è il quarto memorandum per la Grecia, con un controllo rigoroso e senza finanziamenti", ha detto Costas Tsiaras, segretario generale di Nea Demokratia.

"La decisione dell'Eurogruppo di alleviare l'onere del debito per la Grecia è storica. Questo è l'inizio di una nuova era più favorevole per il paese. La Grecia sta passando dal problema alla sua soluzione. Saranno necessari lavori seri per ripristinare l'economia e, passo dopo passo, la vita quotidiana dei cittadini", pensa Dimitris Papadimulis, membro del Parlamento europeo del partito SYRIZA.

"L'accordo di ieri è un prerequisito per nuove misure impopolari: tagli alle pensioni e ai benefici sociali. L'introduzione di queste misure è inevitabile a causa dell'aumentata supervisione da parte dei creditori e dell'UE. Pertanto, bisognerà mantenere stretta la cintura ancora per molti anni. L'accordo serve agli interessi dell'UE, del FMI e della NATO, ma non alla semplice classe operaia. I greci rimarranno sotto attacco come durante la crisi", crede Nikos Karafanasopoulos del Partito Comunista.

"Questo è un giorno felice per la Grecia e per i greci. Oggi inizia una nuova era promettente per il paese. Saremo finalmente in grado di pianificare il nostro futuro da soli… Panos Kammenos (leader dell'ANEL, ndr) guiderà il paese verso la stabilità. Il piano dell'opposizione per cambiare il governo non ha funzionato", ha osservato Todoros Tosunidis, deputato di ANEL.

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finanziamenti, Aiuti, Crisi, Grecia
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