15:08 24 Giugno 2018
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

Bloomberg: Israele cerca di mettere in conflitto la Russia e l'Iran in Siria

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Politica
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A giudicare da alcune dichiarazioni sentite ultimamente da Mosca, tra la Russia e l'Iran, alleate di Damasco nel conflitto siriano, si osserva discordia, scrive l'editorialista di Bloomberg Eli Lake.

Secondo il giornalista, una delle ragioni è l'influenza d'Israele, che cerca di impedire a Teheran di consolidare la sua presenza nel territorio siriano.

L'Iran e la Russia rappresentano "l'alleanza diabolica" che ha permesso di "salvare il regime siriano" dalla rivolta; a quanto pare l'alleanza scricchiola, scrive l'editorialista di Bloomberg Eli Lake.

Come sottolineato da Lake, in particolare le divergenze tra Mosca e Teheran trovano riscontro nella posizione espressa il mese scorso dal presidente russo Vladimir Putin, che ha promesso che le forze straniere lasceranno il territorio siriano dopo l'inizio del processo politico per la normalizzazione del conflitto, così come le recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri Sergey Lavrov, che la settimana scorsa ha osservato che tutte le forze straniere devono immediatamente ritirarsi dalla zona al confine con Israele nella provincia siriana di Daraa. Infine "uno dei principali giornali arabi" ha affermato venerdì che Israele e la Russia hanno recentemente raggiunto un accordo sul ritiro delle truppe straniere dalla provincia, osserva Lake.

Tutto questo è importante per diverse ragioni, sostiene il giornalista. In primo luogo, il ritiro imposto delle forze iraniane dalla Siria sarà un duro colpo per il prestigio di Teheran, proprio nel momento in cui il Paese si sta preparando ad affrontare le dure sanzioni economiche degli Stati Uniti a seguito dell'uscita dall'accordo nucleare di Washington. In secondo luogo, questo ritiro pregiudicherà i piani iraniani per un corridoio di terra a sud del Libano, attraverso cui dovevano realizzarsi le forniture di armi ad Hezbollah, il movimento satellite più importante di Teheran in Medio Oriente, ritiene il giornalista.

Come ricorda Lake, evitare la presenza iraniana permanente in Siria è da 2 anni è una delle priorità del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. L'anno scorso il premier israeliano aveva cercato di spingere gli Stati Uniti a gettare una "sfida contro le forze iraniane in Siria," ma non era riuscito nei suoi intenti, per questo è andato a Mosca, scrive l'autore dell'articolo.

Dal 2017 Netanyahu ha concentrato gli sforzi diplomatici per "dimostrare a Mosca che per la Russia è svantaggioso permettere all'Iran di trasformare la Siria in uno stato satellite come il Libano e, a giudicare dalla reazione dei funzionari israeliani, questi sforzi hanno avuto un certo successo, sottolinea Lake. In particolare, Mosca, avendo l'opportunità di difendere le forze iraniane dagli attacchi aerei israeliani con la sua contraerea, ha scelto di non intervenire contro Israele.

Allo stesso tempo le autorità israeliane consolidano la loro diplomazia con l'uso della forza in Siria: negli ultimi due mesi gli aerei israeliani hanno cominciato a colpire obiettivi iraniani e volare sempre più in profondità nel territorio siriano rispetto al passato. Ad aprile hanno colpito una base siriana da cui i comandanti iraniani coordinavano le operazioni delle forze armate, mentre il 10 maggio durante il botta e risposta con l'Iran hanno colpito importanti obiettivi delle infrastrutture iraniane all'interno della Siria, ricorda Lake.

E' interessante che i raid del 10 maggio non sono stati condannati da nessun funzionario russo e il giorno prima Netanyahu era stato in visita a Mosca dove aveva avuto un incontro con Vladimir Putin, sottolinea l'editorialista di Bloomberg.

Sebbene sia presto per dire che la diplomazia israeliana sia riuscita ad ottenere dalla Russia la "completa eliminazione delle forze iraniane e loro alleate dalla Siria", è già chiaro che Netanyahu ha ottenuto un successo diplomatico dove hanno fallito Barack Obama e Donald Trump, riassume l'autore dell'articolo.

"Il primo ministro israeliano capisce quello che gli americani hanno dimenticato, vale a dire che la diplomazia è efficace solo se l'altra parte non dubita della disponibilità ad usare la forza in caso di fallimento," — scrive Lake.

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Geopolitica, Politica Internazionale, Diplomazia Internazionale, Hezbollah, Bloomberg, Benjamin Netanyahu, Vladimir Putin, Medio Oriente, Israele, Iran, Siria, USA, Russia
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