00:27 21 Agosto 2018
Sede Commissione europea

Chi c'è dietro gli attacchi della UE contro la Tunisia?

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Politica
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Il 7 febbraio la UE ha incluso la Tunisia nell'elenco dei Paesi potenziali sponsor del terrorismo.

Sputnik ha parlato dei probabili motivi dietro questa decisione con il rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri della Tunisia Bouraoui Limam, l'ex direttore della Banca Centrale di Tunisia Habib Sfar e l'autrice degli emendamenti respinti per togliere la Tunisia dalla blacklist, l'eurodeputata Marie Christine Vergiat.

Appena due settimane dopo l'esclusione della Tunisia dalla lista nera europea dei Paesi considerati come paradisi fiscali, la Tunisia appare tra i "riciclatori di denaro e sponsor del terrorismo."

Nelle conversazioni private i diplomatici tunisini caratterizzano questa decisione della UE come "un gesto stupido." Nel comunicato ufficiale del ministero degli Esteri ci sono valutazioni più contenute: si parla di "frustrazione", "sorpresa" ed "ennesima ingiustizia".

"Fa male l'automatismo con cui la Commissione Europea decide. Non solo non tiene conto del processo di collaborazione avviato dalla Tunisia con il GAFI (task force per le misure anti-riciclaggio) secondo il piano d'azione concordato, ma non tiene conto della valutazione positiva della situazione in Tunisia ", osserva Bouraoui Limam.

Il GAFI è un'organizzazione intergovernativa che effettua valutazioni nel campo della lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. La Commissione europea, in assenza dei propri metodi di valutazione a riguardo, "generalmente si allinea alle valutazioni del GAFI", basandosi sulle sue analisi, come riconosce lo stesso Parlamento europeo.

Nel 2014 la Tunisia ha intrapreso questa strada "volontariamente", sottolinea Bouraoui Limam: ricevere la valutazione del GAFI è un prerequisito per il supporto tecnico e logistico nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Alla fine del 2017 sono state identificate "lacune strategiche". Insieme alla Tunisia, è stato sviluppato un piano d'azione fino al 2018. Ciononostante il 13 dicembre 2017 la Tunisia è stata inclusa nell'elenco degli "Stati che riciclano il capitale e finanziano il terrorismo".

"Ma dopo l'incontro dell'11 gennaio a San Pietroburgo, il GAFI considera la Tunisia tra quei Paesi" pronti a collaborare sotto la supervisione del GAFI". Si tratta di un importante chiarimento tecnico, in quanto non richiede una maggiore vigilanza da parte della Tunisia", ha affermato Bouraoui Limam. Allo stesso tempo la Commissione Europea non ha voluto riconsiderare la propria decisione tenendo conto delle nuove circostanze.

Questa confusione diplomatica ha attirato l'attenzione degli "amici della Tunisia" nel Parlamento europeo, che hanno chiesto di annullare la decisione che relega la Tunisia alla blacklist. L'emendamento tuttavia non è stato approvato: per la maggioranza assoluta non sono bastati 20 voti. La Tunisia ha potuto contare sui voti della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (Gue/Ngl).

"Nel Partito Popolare Europeo, c'è stata una spaccatura. Alla fine i deputati socialdemocratici hanno votato in maggioranza l'emendamento. I liberali dell'Alde si sono opposti, ad eccezione dei deputati spagnoli e francesi che hanno sostenuto la Tunisia. Le raccomandazioni del commissario Jourová sono state ascoltate dai verdi guidati da Eva Joly", — racconta Marie Christine Vergiat, autore dell'emendamento per togliere la Tunisia dalla blacklist e rappresentante del gruppo Gue/Ngl.

Vera Jourová, il commissario europeo per la Giustizia, fino a poco tempo fa aveva fatto "grandi pressioni" sugli eurodeputati ed era persino intervenuta nelle sessioni plenarie, biasimando le critiche contro le decisioni della Commissione Europea. "Questo non accade molto spesso", rileva la Vergiat, notando "una pressione inaccettabile durante il voto". Secondo lei, la Commissione europea "non ha voluto rinunciare alla sua decisione "perché vuole fare pressioni sulla Tunisia affinché al più presto accetti le condizioni dell'Europa per istituire una zona di libero scambio.

"Dietro questa decisione non c'è tanto la reazione politica del Parlamento europeo o dei singoli Paesi, quanto piuttosto l'enorme pressione del governo europeo", ha rivelato un diplomatico tunisino a Bruxelles in condizioni di anonimato.

"Il commissario europeo fino all'ultimo ha esercitato pressioni sugli eurodeputati in modo che non venisse annullata la decisione della Commissione Europea, eppure questo Paese non è membro della UE!" — ha spiegato il diplomatico tunisino.

"Secondo la Vergiat, oltre al fatto che la decisione si basa solo su una parte delle conclusioni del GAFI e ignora tutte le sue altre valutazioni, non è giusta", dal momento che la blacklist dei Paesi che finanziano il terrorismo non include per esempio, la Libia ed i Paesi del Golfo, ma include la Tunisia, cosa che non può non sorprendere."

Poche ore dopo il tentativo fallito di impedire alla Tunisia di essere inserita nella lista nera, il capo del governo ha rimosso dal suo incarico il presidente della Banca centrale della Tunisia Chedly Ayari. Il premier tunisino ha quindi punito il cattivo lavoro della Commissione per l'Analisi Finanziaria (CTAF), guidata dal governatore della Banca Centrale, i cui compiti includono la collaborazione con il GAFI.

La lista nera e la rimozione del numero uno della Banca centrale della Tunisia sono spropositate, dal momento che il Paese entrerà nel mercato finanziario internazionale nelle prossime settimane. Per finanziare la spesa pubblica verranno emesse obbligazioni pari ad 1 miliardo di dollari. Qui la Banca centrale è "con le mani legate così come la reputazione del Paese è offuscata".

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Terrorismo, Geopolitica, Finanze, Politica Internazionale, Economia, Area di libero scambio SCO, Europarlamento, Commissione Europea, Unione Europea, Tunisia, UE
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