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    Cittadino serbo protesta contro la missione KFOR: La NATO mi ha cacciato dal Kosovo

    L'esercito serbo ritorna in Kosovo?

    © REUTERS/ Stevo Vasiljevic
    Politica
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    Il tabloid di Belgrado “Večernje Novosti” ha riportato che il comando militare serbo ha avvertito la missione della NATO in Kosovo (KFOR): in caso di minaccia alla sicurezza della popolazione serba nel nord della regione, le forze armate del Paese non si limiteranno ad essere solo un "osservatore silenzioso".

    Le forze armate serbe comunicano regolarmente al contingente della NATO la loro volontà di difendere i cittadini serbi, ma il contesto politico è cambiato con l'uccisione del politico serbo-kosovaro Oliver Ivanovic e l'instabilità politica generale nella regione.

    Secondo la risoluzione №1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che contemplava la completa smilitarizzazione delle formazioni armate albanesi, il contingente KFOR è l'unica forza militare legittima in Kosovo. Ciononostante nella regione è attiva la formazione albanese "Corpo di Protezione del Kosovo" (TMK), erede dell'Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK), un'organizzazione che negli anni '90 attaccava e uccideva i civili non albanesi, pertanto considerata terroristica in Serbia.

    Una disposizione della risoluzione viene ricordata molto raramente: prevede la possibilità di far tornare nella regione fino a mille agenti di polizia e delle forze speciali serbe sotto la supervisione delle forze internazionali di sicurezza.

    Anche se la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite resta in vigore, è stata violata centinaia di volte dai Paesi che hanno riconosciuto l'indipendenza della "Repubblica del Kosovo", in quanto questo documento garantisce l'integrità territoriale dell'allora Jugoslavia, quindi della Serbia suo successore.

    Gli eventi recenti in Kosovo possono diventare il pretesto per la Serbia per chiedere il ritorno dei suoi militari nella regione?

    Il presidente del parlamento del Kosovo Kadri Veselji ha già dichiarato che se la Serbia prenderà questa strada, gli albanesi marceranno verso Nis (città della Serbia meridionale). Tuttavia l'esercito serbo ha più valore delle fantasiose minacce di Pristina per evitare il loro ritorno nella regione.

    Il politologo e professore nella facoltà di Scienze Politiche dell'università di Belgrado Stefan Surlic spiega:

    "È improbabile che Pristina e la missione dell'Unione Europea (EULEX) e della NATO (KFOR) lo consentano, dal momento che dall'adozione della risoluzione ad oggi non ha il controllo di questo territorio. Firmando l'accordo di Bruxelles del 2013 sulla normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina, la Serbia si è impegnata ad integrare il nord del Kosovo nel sistema istituzionale di Pristina. Pertanto la richiesta di una presenza militare sarebbe percepita come una violazione di questo accordo. La risoluzione №1244 prevede la presenza delle forze serbe sotto il controllo della KFOR, anche se solo per la tutela del patrimonio culturale serbo, ma nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite solo due Stati, Russia e Cina, sostengono questa risoluzione, l'Occidente la considera vecchia. Tutto questo significa che non dovremmo aspettarci una decisione positiva su questo punto della risoluzione."

    Secondo Surlic, l'omicidio di Oliver Ivanovic ha di nuovo attualizzato la questione del ruolo svolto dalle missioni internazionali in Kosovo. Ovviamente non hanno raggiunto il loro obiettivo:

    "Il compito delle missioni militari e civili in Kosovo è garantire lo Stato di diritto e la sicurezza per tutti gli abitanti, ma loro lavorano per rafforzare l'indipendenza del Kosovo".  

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    Geopolitica, Politica Internazionale, Difesa, Occidente, Sicurezza, KFOR, EULEX, Esercito, NATO, Balcani, Kosovo, Serbia
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