11:21 24 Ottobre 2020
Politica
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"Mosca ha accusato la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) di essere diventata uno "strumento della politica estera occidentale", dopo che la direzione di questo istituto di credito, che opera nella parte d'Europa una volta comunista, ha sostenuto la sospensione di nuovi prestiti alla Russia per tre anni".

Lo scrive Neil Buckley sul Financial Times.

"Maxim Oreshkin, il ministro dell'Economia della Russia, ha detto che il divieto di prestiti al proprio Paese, dove in precedenza si erano registrate le più grandi operazioni della BERS, danneggia le prospettive finanziarie dell'istituto ed ha aggiunto di dubitare del rating AAA assegnato dalle agenzie internazionali," — si legge nell'articolo.

"La BERS ha negato queste accuse, annunciando record negli investimenti annuali degli ultimi 3 anni (fino a 9,4 miliardi di euro nel 2016) e la crescita dei profitti dello scorso anno al 25% (1 miliardo di euro). Tutto questo mostra che la banca è in buona salute, nonostante il blocco dei prestiti alla Russia. La direzione della banca ha sostenuto che alcuni dei dati messi in evidenzia da Mosca, compreso il vertiginoso aumento dei costi della banca, si riferiscono al campo di "fattori alternativi", — scrive Buckley.

"La querelle è iniziata dopo che la direzione della banca in occasione della riunione annuale a Cipro ha respinto a maggioranza la richiesta della Russia di riprendere l'erogazione dei prestiti con il pretesto che l'imposizione del divieto viola le regole interne della banca", — si afferma nell'articolo.

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Tags:
Geopolitica, Finanze, Politica Internazionale, Diplomazia Internazionale, Occidente, Banca europea per la ricostuzione e lo sviluppo (BERS), Maxim Oreshkin, Russia
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