16:47 20 Luglio 2018
Bandiere di USA e Russia

“I russi provano solo delusione per l'amore non corrisposto degli Stati Uniti”

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Politica
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Dopo il crollo dell'Urss, i russi amavano l'America ed avevano un'opinione molto positiva su di lei, scrive Christian Science Monitor. Tuttavia per i problemi economici degli anni '90 e l'avventurismo dei Paesi occidentali nei Balcani e in Medio Oriente, la fede nell'amicizia con gli USA è scomparsa ed ha lasciato posto solo alla delusione.

Venti anni fa i russi amavano gli Stati Uniti, scrive il giornalista di Christian Science Monitor Fred Weir. Ma quando è andato tutto storto?

Subito dopo il crollo dell'Unione Sovietica, i russi apprezzavano gli Stati Uniti, persino l'intervento dei consulenti politici americani nella rielezione di Boris Eltsin nel 1996 non aveva suscitato tra i russi una reazione negativa particolare. Ma sullo sfondo dei problemi economici del Paese e per l'avventurismo dell'Occidente nei Balcani ed in Medio Oriente, il rapporto con l'America è cominciato a cambiare.

Mentre l'amministrazione di Bill Clinton, a quanto pare, assicurava un supporto incondizionato a Eltsin, anche se era evidente la crescita del malcontento di milioni di russi per le riforme che venivano condotte, queste venivano sempre identificate con la democrazia occidentale.

Bill Clinton e Boris Eltsin nel 1988
© Sputnik .
Bill Clinton e Boris Eltsin nel 1998

Quando alla fine degli anni '90 il collasso economico e sociale in Russia aveva raggiunto il suo culmine, quello che accadeva veniva chiaramente associato con Eltsin e con quello che i russi consideravano "l'ingenua fiducia nell'amicizia con gli Stati Uniti."

"Ora si ha la sensazione che gli anni '90 sono stati il periodo in cui è andata perduta la grandezza dei nostri rapporti e la battura d'arresto sia avvenuta per le azioni degli Stati Uniti. La gente pensa che ci hanno ingannato," — l'articolo riporta le parole del politologo russo Nikolay Petrov.

Persino l'ultimo leader sovietico Mikhail Gorbaciov, che ha messo fine alla guerra fredda scommettendo su un nuovo ordine mondiale basato sulla cooperazione con l'Occidente, alla fine è rimasto profondamente deluso.

Secondo il suo interprete personale Pavel Palazhchenko, Gorbaciov aveva accettato volontariamente di sciogliere il Patto di Varsavia, guidato dall'Unione Sovietica e di riconoscere la riunificazione della Germania, nella convinzione che nella nuova struttura della sicurezza europea la Russia sarebbe stata inclusa come un partner alla pari.

Tuttavia, successivamente, quando Gorbaciov non era più al potere, con amarezza egli stesso non potè far altro che osservare come l'Occidente stesse ampliando la NATO, invitando Paesi che avevano fatto parte della sfera di influenza sovietica, mentre, unilateralmente provvedette con successo alla disgregazione della Jugoslavia.

"C'era molta buona volontà, ma si è scoperto che erano solo illusioni — l'articolo riporta le parole di Palazhchenko. — C'era qualcosa di stupido. La gente pensava che gli Stati Uniti fossero una sorta di paradiso, una potenza nata per portare al mondo il bene. Questo pendolo era destinato a tornare indietro…"

La netta divergenza tra le autorità americane e russe ha iniziato a prendere forma nel 1999, quando la NATO iniziò una guerra durata 78 giorni contro un alleato di Mosca, la Jugoslavia (Serbia). Dopo aver appreso l'inizio dei bombardamenti, l'allora primo ministro russo Evgeny Primakov, che si stava recando negli Stati Uniti per una visita ufficiale, aveva fatto invertire la rotta all'aereo sopra l'oceano per tornare in Russia.

"Noi tutti ci rifiutavamo di riconoscere il punto di vista della propaganda sovietica, secondo cui gli Stati Uniti sono un Paese aggressore, ma tutto era esattamente come sembrava, — ha dichiarato il vice direttore del Centro per le tecnologie politiche Alexey Makarkin. — Nonostante per gli Stati Uniti si trattasse di un'operazione umanitaria, l'opinione pubblica russa la considerava un'aggressione contro i fratelli serbi".

Quando Vladimir Putin è salito al potere, sostenendo una Russia più forte e intraprendente, l'idea di collaborazione tra la Russia e gli Stati Uniti era già di fatto in declino. Tuttavia Putin ha intrapreso un tentativo per entrare in contatto con Washington. Così, dopo gli attacchi dell'11 settembre, aveva proposto la formazione di un'alleanza tra la Russia e gli Stati Uniti per combattere il terrorismo.

Allora Mosca conduceva l'offensiva contro la repubblica separatista della Cecenia, i cui vertici professavano il fondamentalismo islamico. Ma molti negli Stati Uniti si erano rifiutati di riconoscere eventuali parallelismi in parte per "la crudeltà con cui le forze russe operavano in Cecenia", si afferma nell'articolo.

"La Russia avrebbe voluto avere una collaborazione militare con gli Stati Uniti ed era pronta a collaborare, — ha dichiarato Gleb Pavlovsky, che in quei giorni era il consigliere di Putin. — Non ha incontrato la giusta risposta dagli americani e l'occasione è andata persa. Poi gli americani hanno invaso l'Iraq, dopodichè la fiducia si è consumata".

Alla fine l'articolo di Christian Science Monitor cita le parole del conduttore Vladimir Pozner, che aveva affermato che Putin esprime la delusione generale che i russi provano per gli Stati Uniti per quello che fa l'America.

"Questa storia d'amore non è mai stata corrisposta, ed ora è sicuramente arrivata la fine," — ha sottolineato Pozner.

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URSS, Cooperazione, Geopolitica, Politica Internazionale, Società, Occidente, NATO, Boris Eltsin, Michail Gorbaciov, Bill Clinton, Vladimir Putin, Jugoslavia, Kosovo, Serbia, USA, Russia
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