21:39 28 Marzo 2017
    Manifestanti contro le basi militari USA ad Okinawa

    La Cina può legarsi ai separatisti di Okinawa in chiave anti-USA?

    © AFP 2017/ Toru YAMANAKA
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    Alla fine dello scorso dicembre Bloomberg, riferendosi all'agenzia giapponese per l'analisi della sicurezza pubblica, ha comunicato che la Cina attraverso le università ed i centri di ricerca ha legami con i gruppi che rivendicano la secessione dell'isola di Okinawa dal Giappone. Il ministero degli Esteri cinese non ha commentato questa notizia.

    Il movimento per l'indipendenza di Okinawa, il cui obiettivo è la secessione dell'isola dal Giappone, è nato nel 1945. I suoi membri più attivi sono favorevoli al ritorno del Regno delle Ryūkyū, al potere dal lontano 1429 e che solo nel 1879 cessò di esistere con l'annessione al Giappone. Secondo alcune fonti, sarebbe favorevole all'indipendenza dell'isola almeno un abitante su tre (33% circa).

    Ma queste cifre non sono confermate, tuttavia la maggioranza degli abitanti di Okinawa sostengono il movimento che chiede la chiusura delle basi militari statunitensi: è un dato di fatto inconfutabile.

    Secondo l'analista russo Dmitry Verkhoturov, l'instaurazione di contatti non ufficiali tra lo Stato cinese e le forze separatiste di Okinawa è del tutto possibile:

    "Circa il 17% del territorio dell'isola di Okinawa è occupato dalle basi militari degli Stati Uniti, che in realtà bloccano l'accesso della Marina cinese dal Mar Giallo al vasto Oceano Pacifico. Qualsiasi movimento delle forze navali cinesi nell'Oceano Pacifico, compresa la recente traversata della portaerei "Liaoning" nel Mar Cinese Meridionale, è tenuto sotto tiro dall'Aviazione militare americana. Anche se le forze navali cinesi conducessero delle esercitazioni navali in questa zona nell'ambito del rafforzamento e della modernizzazione della Marina, i militari americani di stanza ad Okinawa insieme alle forze di sicurezza giapponesi risulterebbero un deterrente per questo tipo di azioni."

    Tuttavia, a differenza della Corea del Nord, la Cina è meno propensa ad avviare un'escalation militare, preferendo metodi più rigorosi per tutelare i propri interessi nazionali. In questo senso i contatti con i separatisti di Okinawa sono di valore per la Cina.

    In primo luogo alla Cina conviene sostenere un movimento contro il dispiegamento delle basi militari americane ad Okinawa, un sentimento che è ben noto e evidente nell'isola. Ad esempio nel trasferimento della base aerea dei marines a Futenma nel distretto di Henoko di Nago, nella cui baia che si prevede la costruzione di un'isola artificiale per le piste d'atterraggio. Il governatore di Okinawa Takeshi Onaga ha tentato di bloccare il trasferimento della base, ma lo scorso dicembre il suo veto è stato revocato dalla Corte Suprema del Giappone. Nel frattempo continuano le proteste ed il governatore non si è dato per vinto. Per questo attivismo non è nulla la probabilità che ad un certo punto il movimento contro le basi americane raggiunga i propri obiettivi, almeno in parte.

    In secondo luogo, sfruttando i separatisti di Okinawa, i servizi segreti cinesi potrebbero più facilmente tessere una rete di ricognizione per la raccolta di informazioni. In caso di escalation possono occuparsi di sabotaggio e di azioni sovversive gli stessi separatisti (già nel 2013 era stata segnalata la loro disponibilità a compiere attacchi terroristici, anche di guerriglia). In caso di aggravamento della situazione potrebbero sbarcare nell'isola più facilmente con l'aiuto dei separatisti le forze speciali cinesi con mezzi subacquei. Pertanto per neutralizzare o distruggere le basi militari americane ad Okinawa in caso di conflitto o di guerra è utile l'appoggio dei separatisti.

    Tuttavia se i separatisti di Okinawa vogliono ottenere l'indipendenza dell'isola con l'aiuto della Cina, hanno bisogno di capire cosa aspettarsi. In primo luogo Okinawa da sola non è in grado di creare un esercito autosufficiente, così come l'aviazione e la marina. Allo stesso tempo né il Giappone né gli Stati Uniti accetterebbero la perdita dell'isola. Serve una solida base militare che può essere assicurata dalle truppe cinesi, che in seguito potrebbero usufruire delle stesse infrastrutture americane.

    Secondo: l'economia di Okinawa è fragile e dipendente dall'importazione dei prodotti più importanti, in primo luogo dall'energia. Per sopravvivere senza il Giappone deve immolarsi economicamente alla Cina, senza la possibilità di sbarazzarsi di essa.

    Terzo: se ipoteticamente assumiamo che la Cina otterrà il pieno controllo militare ed economico dell'isola, non vi è dubbio che l'indipendenza politica di Okinawa presto sarà così limitata che non molto sarà diversa da una regione autonoma della Repubblica Popolare Cinese. Pertanto diventerebbe un protettorato cinese. Sopra le basi militari, al posto della bandiera a stelle e strisce sventolerà la bandiera rossa con le cinque stelle. Sarà la fine dei separatisti di Okinawa.

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    Indipendenza, Geopolitica, Politica Internazionale, Difesa, Sicurezza, esercito USA, marina USA, Marina cinese, Okinawa, Mar Cinese Meridionale, Oceano Pacifico, Giappone, USA, Cina
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